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giovedì 8 agosto 2013

In difesa della verità storica, della memoria e della giustizia!

 
E’ sicuramente giusto che Milano onori la memoria dei 15 partigiani fucilati, in Piazzale Loreto, il 10 agosto del 1944. Ma lo sarebbe altrettanto, ricordare che questi “resistenti” sono stati giustiziati, per rappresaglia, dopo un vile attentato esplosivo dei terroristi gappisti che, solo 48 ore prima (8 agosto), in Viale Abruzzi, colpendo un camion tedesco che distribuiva viveri alla popolazione, fece strage di 5 soldati tedeschi e di ben 13 innocenti civili italiani, da tutti dimenticati:
BARBIGLI GIANFRANCO, 13 anni
BELTRAMINI ANTONIO, 55 anni,
BERLESE AMELIA, 59 anni
BRAMBILLA Ettore, 46 anni
BRIOSCHI PRIMO, 12 anni
GIUDICI GIUSEPPE, 59 anni
MAGGIOLI GIOVANNI, 16 anni
MANICOTTI GIUSEPPE, 27 anni
MASNATA ENRICO, 21 anni
MORO GIANFRANCO, 21 anni
RE FINO, 32 anni
ZANINI EDOARDO, 30 anni
ZATTI GIANSTEFANO, 5 anni
Ai morti vanno aggiunti anche 13 feriti gravi che subiranno menomazioni e danni fisici permanenti ed una ventina di feriti lievi, oltre ai danni materiali. La documentazione storica prova, in maniera assolutamente inequivocabile, che le autorità fasciste della Repubblica Sociale Italiana e Benito Mussolini tentarono di fermare la rappresaglia ma che il comando tedesco fu inflessibile e, soprattutto, che nessuno degli “eroici” attentatori comunisti e dei loro capi (poi medaglie d’oro e deputati) si presentò per salvare i propri compagni partigiani, a differenza di quanto eroicamente fece il Carabiniere Salvo D’Acquisto. Piazzale Loreto, come le Fosse Ardeatine (dopo via Rasella) a Roma, furono tremende, quanto legittime, risposte militari alla precisa strategia terroristica dei comunisti (allora al servizio di Stalin) che volevano  creare un clima di violenza e repressione, sia per erodere il residuale consenso delle autorità fasciste, sia per eliminare la fastidiosa concorrenza degli odiati partigiani anti-comunisti (cattolici, liberali e monarchici), col i fine ultimo di dare agli Italiani, non la libertà o la democrazia ma una dittatura di tipo sovietico. Questa è la verità su quella che è stata, come giustamente rilevato da Gianpaolo Pansa, non un lotta di liberazione ma una tremenda e sanguinosa guerra fratricida.
Roberto Jonghi Lavarini - Destra per Milano
NB
Accompagnato da due ex Combattenti della Repubblica Sociale Italiana, da due famigliari delle vittime dell’attentato di Viale Abruzzi (8 agosto 1944) e da alcuni consiglieri di zona del centro-destra, questa mattina, ho depositato un fiore in memoria di questi ultimi dimenticati, un altro sul monumento ai partigiani e, l’ultimo, nel luogo simbolo della ferocia fratricida, ovvero dove vennero appessi e vilipesi i corpi di Benito Mussolini e dei suoi ultimi fedelissimi.

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