CCP

giovedì 20 gennaio 2011

"Toghe rosse e lenzuola pulite"







Francesco Filippo Marotta nel Consiglio Nazionale del Centro Studi Patria e Libertà



Organigramma Aggiornato (gennaio 2011)
Centro Studi Storici e Politici Internazionali
PATRIA E LIBERTA'

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Presidente Nazionale:

Crociani Baglioni Conte Cav.Gran Croce Prof. Fernando

Direttivo Nazionale:

Cacciola Gr.Uff. Prof. Biagio
Capece Minutolo di Canosa Principessa Dott. Donna Irma
Jonghi Lavarini Nob. Comm. Dott. Roberto dei Baroni di Urnavas
Manusardi Comm. Dott. Renato
Nazzaro Azzolino Nob. Dama di Comm. Dott. Francesca
Roli Gr.Uff. Dott. Arch. Prof. Ernesto

Consiglio Nazionale:

Antonelli Comm.Giuseppe
Arduini Cav.Uff. Sergio
Bianchi Crema Nob. Prof. Massimiliano
Bresolini d’Eibenstein N.H. Pierfrancesco
Capra Rev. Don Ettore
Ciotti Cav.Uff. Emiliano
Colloredo Mels Conte Prof. Pierluigi
Comneno d’Otranto di Biasanzio Principessa Donna Silvia
Dabusti Prof. Maria Grazia
D’Aloisio Comm. Avv. Roberto
Ehrler Comm. Biagio
Feo Filangeri Principessa Donna Beatrice
Ghezzi Dama di Comm. Antonella
Gigli Dama Roberta
Gigli Gr.Uff. Dott. Roberto
Giglio Dama di Comm. Prof. Maria Rita
Giubilei N.D. Dott. Katiuscia
Landolfi Gr.Uff. Avv. Pasquale
Lembo Avv. Maria Sabina
Marchetti Comm. Giuliano
Marotta Cav. Francesco Filippo
Narodetzki Dott. Aleksandra
Paduano Comm. Luciano
Pavesi Rev.do Don Vilmar
Petrungaro Ten.Col Gr.Uff. Dott. Angelo
Pulvano Guelfi Nob. Prof. Massimiliano
Quilici Cav. Dott. Lorenzo
Ruggierro Comm. Maurizio
Santagostino Angelo
Tripcovich Hollemaier de Banfield Barone Annibale

venerdì 14 gennaio 2011

La Destra: Storace a Milano



Con la presente, mi pregio di invitarVi a partecipare all'incontro pubblico che LA DESTRA ha organizzato domenica 16 gennaio 2011 alle ore 10.00 presso Hotel dei Cavalieri in piazza Missori 1 a Milano con la presenza del Sen. Francesco Storace sul tema LA DESTRA NEL CENTRO DESTRA.
Confidando nella Vostra presenza, porgo cordiali saluti.

LA DESTRA
Coordinatore Regionale Lombardia
Eliana Farina
Cell. 338.2983208

Circolo Letterario Ritter



Circolo Letterario RITTER Milano
Nasce il Circolo Letterario Ritter.


Ecco la novità del prossimo anno. Abbiamo voluto crearlo per dare un’opportunità in più a quanti credono nel valore della cultura. Quella caratterizzata dagli autori, dai libri e dal materiale “non conforme” che difficilmente si trova nelle librerie commerciali. Quella arricchita dai nostri valori da diffondere con gli strumenti che in via Maiocchi, 28 abbiamo a disposizione ormai da anni. Adesso cerchiamo di migliorarci. Con il Circolo Letterario Ritter, che mettiamo a disposizione soprattutto dei giovani interessati ai valori prima citati. Il Circolo Letterario Ritter deve essere la naturale prosecuzione del lavoro svolto fino adesso come libreria. Aperto a tutti, senza distinzione di sigle partitiche o movimenti della nostra area, ma con maggiore criterio. Con il Circolo Letterario Ritter vogliamo continuare ad organizzare conferenze, ma vorremmo anche intestarci concorsi per le scuole. Con il Circolo Letterario Ritter vorremmo promuovere mostre di diverso tipo coinvolgendo anche le istituzioni. Con il Circolo Letterario Ritter insomma vorremmo fare un salto di qualità culturale coinvolgendo tutti quelli che la pensano come noi. Ecco perché con questa mail ci permettiamo di chiederti se ti interessa iscriverti al Circolo Letterario Ritter e darci una mano a farlo crescere. La tessera non avrà la valenza che può avere in un partito o movimento politico, ma servirà semplicemente a costituire quell’ambiente umano che si riconosce nel nostro progetto. Un ambiente umano che potrà usufruire dei locali, come il secondo piano, che stiamo adibendo anche per la consultazione dei libri. Un ambiente umano che potrà usufruire di agevolazioni che di volta in volta offriremo. Anche perché da noi, Circolo Letterario Ritter, non si faranno congressi, comitati elettorali o tutto quello che serve per l’organizzazione di un partito o di un gruppo politico. Se ti vorrai tesserare come socio, faccelo sapere. Contribuirai alla creazione di uno strumento che così come nello spirito della Libreria sarà dedicato soprattutto alle nuove generazioni. Quelle che hanno anche bisogno di sapere, di leggere, di divertirsi…..

Spazio Ritter - Milano
http://www.ritteredizioni.com
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mercoledì 12 gennaio 2011

Italia - Berlusconi Presidente



La Compagnia dell'Anello a Milano



Skoll: nuovo album di musica alternativa



L’esordio musicale di Skoll avviene tra il 2000 e il 2001 con le prime esibizioni dal vivo e con la partecipazione alla compilation “Exordia”. Sempre nel 2001 Skoll completa la sua prima produzione, il minialbum “Cosmo o microcosmo”. Un anno più tardi, dà vita ad un nuovo lavoro chiamato “Evita” che ha come scopo quello di raccogliere fondi per le fasce deboli della popolazione dell’Argentina, colpita da una grave crisi economica. Ampio risalto al cd, e al suo scopo benefico, è dato da alcuni organi di informazione locale e nazionale. In particolare, il quotidiano “Il Giornale”, domenica 7 Aprile 2002 pubblica un ampio articolo con una foto di Skoll e una didascalia: “Il cantante di un mito. A Evita è dedicato il cd di Skoll venduto pro “cacerolados” dell’Argentina”.
Il 26 Giugno dello stesso anno si esibisce nel prestigioso teatro “Dal Verme” di Milano, davanti a più di mille persone ottenendo un grandissimo successo e, dopo solo quattro giorni, suona insieme al noto cantautore Gatto Panceri nella piazza centrale di Follonica davanti a tantissima gente (oltre 5.000 presenze). Skoll è finalista al 4 Festival nazionale di etichette indipendenti (Biella): dopo aver superato le selezioni estive per l’ammissione, supera anche la semifinale, prendendo così parte alla serata finale che si svolge il 25 ottobre 2002.
Nel marzo del 2003 pubblica il cd “Lune feroci”: il tour di promozione dell’album lo vede impegnato in moltissime località in Italia e all’estero. Il 6 marzo 2004, nel favoloso scenario del Vittoriale degli Italiani e insieme a Fabio Constantinescu (con il quale collabora stabilmente), tiene un concerto-evento riprendendo ben trenta successi della Musica Alternativa italiana.
Verso la fine di giugno 2005, pubblica l’attesissimo album “Sole e Acciaio”, un concept rock dedicato quasi interamente al grande scrittore giapponese Yukio Mishima e al Giappone tradizionale.
Il 25 aprile del 2007, Skoll pubblica il mini-cd “Eclisse” e, dopo qualche mese, “Il segreto di Lacedemone”, un lavoro acustico (chitarre acustiche, pianoforte e campionature sinfoniche) che si discosta dalle sonorità più dure degli ultimi lavori.
Fino ad oggi, Skoll ha fatto oltre 150 concerti: oltre che in Italia, Skoll ha suonato in Francia, Spagna, Germania, Olanda, Svizzera, Belgio e Canada.
Alla fine del 2010, pubblica “Armilustri Absinthium”, un atteso album di ballate per chitarre e pianoforte che segna un nuovo livello qualitativo raggiunto da Skoll e che rafforza il legame con i suoi musicisti storici: Fabio Constantinescu (in questo lavoro alle chitarre, al basso e all’armonica) e Davide Picone (al pianoforte).

Casa Pound Lombardia 2011

"BUONA NOTTE, SAN TINO"


venerdì 21 gennaio · 19.00 - 22.00



CASA DELL'ENERGIA
PIAZZA PO, 3
Milano, Italy


L'Associazione Antiusura Lombardia, in collaborazione con "Codici" e "Fare Occidente" organizza la serata-evento “Buona Notte, San Tino”, che si terrà venerdì 21 gennaio 2011, alle ore 19, presso la Casa dell’Energia Piazza Po 3 a Milano

La visione del cortometraggio costituirà il momento centrale dell’evento, organizzato da Associazione Antiusura Lombardia, ad intervallare l’incontro con il Segretario Nazionale di CODICI, Ivano... Giacomelli, e le interviste agli autori e all’attore protagonista, Andrea Roncato. Sarete poi nostri lieti ospiti all'aperitivo che chiuderà la serata.

La storia narra la vicenda di un ristoratore che, caduto nella rete degli usurai, si rivolge ad un’associazione, la quale aiuta la vittima ad uscire dalla trappola, supportandola emotivamente e legalmente con l’ausilio di professionisti del settore.

Il film è anche una critica alla società contemporanea nel suo complesso ed in particolare ad un certo tipo di approccio dell’antiusura poco incisivo e più orientato alla spettacolarizzazione. Attraverso le vicissitudini del ristoratore, lo spettatore acquisisce consapevolezza delle problematiche e delle difficoltà che una vittima caduta nella morsa dell’usuraio moderno si trova ad affrontare. Infine, un inciso alla rete di rapporti di cui gode oggi l’usura organizzata.

L’evento vuole essere un piacevole momento di incontro attraverso un percorso che, però, faccia riflettere il pubblico su un tema importante, qual è quello dell'usura. Saranno presenti esponenti del mondo politico, imprenditoriale e del terzo settore della città di Milano e del territorio lombardo.

L'evento è realizzato con il contributo di Fondazione AEM, Casa dell'Energia, A2A

5 FEBBRAIO 2011: GRANDE CORTEO PER I MARTIRI DELLE FOIBE


Il 5 febbraio a Firenze per non dimenticare.

Anticomunismo Militante

Milano: Lealta e Azione





Stefano Delle Chiaie a Como

martedì 21 dicembre 2010

Il Calendario 2011 di Destra per Milano

Gesù Bambino



Il Veneratissimo Gesù Bambino di Praga, Re Sole del Natale-Solstizio. Da notare la corona imperiale, il globo con la croce di Malta e le vesti con i colori della tradizione europea e natalizia.

Solstizio d'Inverno



Da millenni i popoli europei ed ariani, seguendo i cicli della natura, festeggiano il Solstizio d’Inverno che rappresenta la vittoria della luce sulle tenebre, del giorno sulla notte e quindi, simbolicamente, il trionfo del bene sul male. In questa notte, i nostri antenati accendevano dei fuochi propiziatori, brindavano con il vino delle loro terre ed inneggiavano al sole, aspettando l’alba. Il moderno calendario ha chiamato questo giorno Capodanno, il Cristianesimo Natale, facendolo giustamente coincidere con la nascita di Gesù Bambino, Salvatore del Mondo. Noi Uomini della Tradizione, che viviamo in questo spazio-tempo di decadenza, continuiamo a festeggiare il Solstizio, assolutamente certi che “il domani appartiene a noi” perché “niente e nessuno può impedire al sole di risorgere”.

lunedì 20 dicembre 2010

Iganzio La Russa: "Orgoglioso del mio passato"



Giornale di sabato 18 dicembre 2010, pagina 3
Intervista ad Ignazio La Russa - "Orgoglioso del passato, Fini invece..."

di Bracalini Paolo

DOPO LO SCONTRO AD «ANNOZERO» «Orgoglioso del passato. Fini invece...» di Salvatore Tramontano e Paolo Bracalini a pagina 3 IL MINISTRO DELLA DIFESA IGNAZIO LA RUSSA «Orgoglioso del passato, Fini invece...» Il coordinatore Pdl rivendica la storia del Msi e replica agli studenti che esaltano le rivolte di piazza: «Nei col lei degli anni '70 mai slogan contro i poliziotti. Dietro la protesta vedo una strategia ia politica» Paolo Bracalini Roma «Quando facevamo noi i cortei, negli anni '70, non eravamo mai, dico mai, contro i poliziotti. Anche le volte che ci caricavano, e allora lapolizia menava davvero, non come ora, anche in quei casi non c'era un solo esponente del Msi che poi accusasse le forze dell'ordine, ma solo il governo. Agli agenti, che spesso simpatizzavano per noi, al massimo gli dicevamo "poliziotti rossi", gli davamo dei comunisti, sapendo di toccarli sul vivo proprio perché non era così». A Ignazio La Russa, ministro, ex dirigente prima del Fronte della Gioventù, poi del Msi e poi ancora di An, nell'ultimo Annozero hanno affibbiato un epiteto nuovo: fascista. La novità semmai, in tempi di ex missini convertiti in paladini del progressismo liberale, è che La Russa dica di prenderlo «quasi come un elogio, perché così hanno chiamato anche Montanelli, i partigiani bianchi, i liberali, persino alcuni socialisti, tutti coloro che non stanno a sinistra». Ministro, si vede subito che non è finiano. «Guardi, sono convinto che al posto mio reagirebbe nello stesso identico modo almeno la metà di quelli passati con Gianfranco». Non lui, però. «Mi ricordo come dovetti arrampicarmi sugli specchi per giustificare agli iscritti. ai mili - tanti di An le sue frasi sul "fascismo come male assoluto". Impresa dura. «Ci provai, ma un conto è dire che c'erano cose assolutamente sbagliate del fascismo, altro è dire che è il male assoluto. Ma non lo dice nemmeno il peggiore degli storici di sinistra! Io provai a spiegare che Fi-niintendevasololeleggirazzia-li, come era in parte vero, ma lui non fece nulla per chiarire». Aveva già iniziato la sua conversione. «Ma non è su questo che lo contesto, è sull'incoerenza di aver voluto il Pdl e di aver poi lavorato per distruggerlo. C'è anche una questione di risentimentopersonale, di obiettivi legittimi e leciti mapersonali. Eppure un partito unico della destra era già nel dna del nostro Msi, nei dieci punti del '46». Ma come diceva Longanesi: «In Italia nessuno dei presenti è mai stato fascista». «Io invece sono orgoglioso della mia storia. Ci sono cose che ho rivisto con occhio critico, certo, ma non ho niente di cui vergognarmi». Però da Santoro l'hanno fatta proprio infuriare, stava per andarsene. «Non è accettabile che un programma della Rai appoggi una tesi come di certi studenti: siccome nessuno ci ascoltaallora è giusto fare le rivolte di piazza». La polizia, dicono loro, difendeva il Parlamento delle compravendite. «Gli è scappato detto alla fine ed è caduta la maschera. Non c'entrava l'università allora». Era un corteo politico? «Tutto si può dire tranne che quella manifestazione fosse spontanea. Basta vedere come era organizzata, anche negli episodi di violenza». C'è unaregiadietro gli scontri? «Non sta a me indicare chi le ha organizzate, ma che ci fosse una regia è evidente. Non si arriva con gli scudi tutti uguali, con i caschi, le bombe carta mica si trovano perstrada. C'è una strategia, è chiaro». Le hanno rinfacciato che lei, come ex capo del Fronte della gioventù, non può parlare. «Invece parlo eccome perché i nostri cortei erano tutta un'altra cosa. Ci sono i filmati di quella che si chiamava, agli inizi dei'70, la «Maggioranza silenziosa». Si vede La Russa intesta al corteo, e quello che fa è dire al megafono di applaudire le forze dell'ordine chiamate a tutelare la legalità. Tra gli applausi della polizia». Dall'Idv ricordano l'agente Antonio Marino, morto nel '73 a Milano. «Per quella morte fu condannata la destra extraparlamentare, non il Fronte. Fu una vera trappola creata nei nostri confronti, a cui negarono ogni spazio anche solo per il comizio. Quando l'agente venne colpito noi eravamo dal prefetto a protestare contro al decisione di vietare la manifestazione e rendendo così difficile l'ordine pubblico». Sempre in tema di passato, Di Pietro l'ha chiamata "fascista" ma lei ha risposto che lui votava Msi. «E una cosa che mi confessò lui stesso, ma poteva mentire quando melo disse. Nonvoglio polemizzare con Di Pietro, è lui che mi ha preso per i capelli in tv. Forse io sono andato sopra le righe, ma in un programma indirizzato come fa Santoro, e in questoèbravissimo, ovaisopra le righe o soccombi». Ultima cosa: ma ce la farete ad «allargare» la maggioranza? «Abbiamo due mesi per operare, se riusciamo bene, sennò si va dal presidente a chiedere le elezioni anticipate. Non possiamo vivere anni così. Però ci sono segnali incoraggianti». Da chi? «Noi facciamo un appello a tutti. Ma non possiamo essere noi a inseguire chi ha chiesto la nostra sfiducia. Non chiudiamo le porte, a Casini e altri, ma non saremo noi a inseguirli».

*** La storia Ai nostri cortei si invocava la legalità, non ci facevano sfilare Annozero Inaccettabile un programma Rai che difende tesi violente L'ex leader «Fascismo male assoluto? Le leggi razziali erano sbagliate ***

Stenio Solinas: "Fini, leader del non pensiero"



articolo di sabato 18 dicembre 2010

Gianfranco, gli occhiali sopra il nulla
di Stenio Solinas

L’idea che qualcuno possa riconoscere in Gianfranco Fini un pensiero politico, mi ha sempre affascinato e il vedere oggi al suo fianco intellettuali e colleghi di partito un tempo suoi fieri avversari, mi conferma nell’idea che non c’è niente di più reale (...)
(...) dell’illusione. Nel suo DoppiFini. L’uomo che ha detto tutto e il contrario di tutto (Vallecchi, 228 pagine, 16 euro) Luca Negri passa brillantemente in rivista un trentennio e passa di politica finiana e si sforza di cavarci una logica: cosa nasconde, sembra chiedersi, questo funambolismo? Si sa che la natura ha orrore del vuoto e, come ogni giornalista che si rispetti, Negri cerca delle risposte. Si può essere, cito a caso, fascista e antifascista? Contro gli omosessuali e a favore degli omosessuali? Contro l’immigrazione perché corrode la nazione e a favore dell’immigrazione perché rinsalda la nazione? Contro la magistratura politicizzata e per la magistratura che fa politica? Cosa c’è dietro, di fianco, davanti?
Nel quindicennio che ha visto lo sdoganamento dell’allora Movimento sociale e l’ascesa politica di Fini, l’unico dato certo è che come segretario di partito è riuscito nell’incredibile impresa di farsi mangiare il partito stesso dal suo alleato di riferimento. Non è accaduto alla Lega di Bossi, non è accaduto all’Udc di Casini: avevano un progetto e un’idea politica e li hanno difesi, pagando dei prezzi, facendo delle scelte. Fini si è lasciato guidare dalla convinzione che un professionista della politica, quale lui si picca di essere, non avesse bisogno di alcuna strategia, potendo contare sulle proprie capacità tattiche. Ha avuto così, e così ha garantito, incarichi importanti e ministeri, in una logica di delfinato, l’unica che conosce per averla praticata con successo, che nella sua testa lo vedeva biologicamente vittorioso. Alla fine si è ritrovato senza regno e senza buona parte della corte, tutto sbagliato e tutto da rifare e, insomma, si ricomincia da capo. Rifondare un partito, diventare opposizione... L’uomo che volle farsi re, potrebbe essere il titolo del nuovo film destinato a sostituire i Berretti verdi della sua giovinezza cinematografica e politica.
Tanti anni fa, mi capitò di definire il Fini allora in corsa per la segreteria missina «un paio di occhiali sul nulla». A qualcuno, molti anni dopo, sembrò ingeneroso: era divenuto vicepresidente del Consiglio, aveva il secondo partito della coalizione, ministri di Alleanza nazionale, l’erede del Msi che fu, erano presenti nell’esecutivo... Il fatto è che si trattava di risultati talmente inimmaginabili ai tempi di quel giudizio, che per essi si poteva tranquillamente parlare di miracolo, elemento che non attiene alla politologia, anche se aiuta.
Va detto altresì, per capire meglio quella definizione, che il nulla, come pensiero politico, ha una sua logica e una sua grandezza. Nell’Italia terminale della Prima Repubblica qualsiasi scelta ideologica, di programma, di alleanze, di strategie avrebbe comportato per l’allora Msi la necessità di un ripensamento critico su se stesso, un sicuro, ulteriore ridimensionamento elettorale a breve termine, un incerto futuro in ripresa a lungo. Scegliendo di non scegliere, scegliendo cioè il nulla, Fini si attestò su una linea funeraria: celebrava le esequie del suo partito, ma ritardava il più possibile il momento del trapasso.
Poi arrivò Tangentopoli e un Msi escluso da tutti i giochi si ritrovò improvvisamente in corsa. Nei due schieramenti che andavano formandosi, il nulla finiano si rivelò un elemento vincente: permise un’alleanza con soggetti non propriamente omogenei (l’anti-italianità della Lega, il capitalismo all’americana di Forza Italia, residui e spezzoni socialisti e democristiani) favorì in un partito orgoglioso quanto sterile in termini di leadership, una concezione gregaria nei confronti del partner più forte della coalizione.
Il capolavoro del nulla fu infine Fiuggi. Così come l’eredità fascista era stata l’unica identità a cui Fini aveva ancorato un Msi ridotto al lumicino, o a fuoco fatuo, vista la logica sepolcrale che ne era alla base, il tributo antifascista fu visto come la sola via d’uscita dal rischio della ghettizzazione sempre, della non accettazione ancora. Cosa questo dovesse e potesse significare in termini politici venne considerato secondario. L’importante era togliersi la camicia nera. Al resto, semmai, si sarebbe pensato dopo. Così, non pensando, il nulla politico celebrò un nuovo soggetto e costruì il proprio trionfo.
Successivamente cominciarono i guai: il «ribaltone», la sconfitta elettorale, il potere giudiziario che sembrava aver messo alle corde Berlusconi... Fini commise allora il suo primo e unico errore, quello di pensare. Pensare politicamente, s’intende. Ritenne cioè che da numero due della coalizione potesse divenire numero uno, o quanto meno smarcarsi: fu il tempo della Coccinella e dell’Elefante. Si sa come finì.
Dopo di allora Fini tornò al nulla da cui era partito e che conosceva come le sue tasche, e per più di un decennio l’ha praticato da par suo. Era un nulla che però lasciava sul terreno alcuni elementi su cui ci si sarebbe dovuti invece interrogare per tempo. Un partito senza identità, per esempio, e senza prospettive autonome, non più identificabile, sottostimato in termini di potere reale. Una sensazione di debolezza, di tutela altrui, in secondo luogo, complice una insufficienza della sua classe dirigente. Ancora, un complesso d’inferiorità culturale, estrinsecantesi in puro e semplice becerismo intellettuale o in supina accettazione della cultura altrui, vista come legittimante della propria recente e improvvisata democraticità. In ultimo, una leadership più interessata al proprio immediato tornaconto, nel senso nobile del termine, che non al patrimonio di una forza politica in quanto tale.
Il risultato finale del nulla politico consisté nell’annullarsi completamente come partito... Avvenne, per la verità, un po’ obtorto collo, ma opporvisi a quel punto avrebbe implicato un pensare politicamente, cosa che, abbiamo visto, Fini non è in grado di fare. Si preferì la favola della cofondazione (e invece, naturalmente, era una colonizzazione), nuovi intellettuali di riferimento gliela spiegarono con la teoria che così si usciva anche, e definitivamente, dall’equivoco post-missino che di fatto ancora impiombava le sue ali di leader, e, come sottofondo, rimase il «mantra del delfino», ancora più delfino visto che Bossi e Casini avevano rifiutato di farsi inglobare nel progetto unitario. Ci fu persino chi teorizzò l’idea della «presa dal potere dall’interno», ma qui siamo sì alle comiche finali...
Ciò che è venuto dopo, è storia risaputa, di cui nel suo libro Luca Negri, come dicevamo all’inizio, cerca di capire il senso: avrebbe dovuto chiedere lumi a quella canzone di Vasco Rossi: «Voglio dare un senso/ un senso a questa storia/ anche se questa storia/ un senso non ce l’ha»... Politicamente parlando, s’intende.
Il fatto è che le uniche tattiche che Fini sa praticare, pensando siano delle strategie, sono quelle già ricordate del delfinato e del nullismo. Come ne esce è un disastro, perché comporta un’elaborazione di pensiero che non gli appartiene; una certa pigrizia fisica e la presunzione, invece tutte sue proprie, complicano poi il tutto. Detto in altri termini, si può anche ipotizzare una destra nuova, di governo o di opposizione (in fondo c’è ancora chi si chiede se ci sia vita su Marte...) e si può anche pensare che la possa incarnare un leader senza idee. Resta però da chiedersi se la tendenza al nullismo non sarà più forte. Quanto al delfinato, Fini ha sessant’anni e sempre di più comincia ad assomigliare a Carlo d’Inghilterra. Senza Camilla, è vero, ma con un cognato.

Maurizio Blondet

L'epopea degli NP della X Mas della RSI



Calci e Pugni e Supertifo