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giovedì 7 novembre 2013

Intervista a Roberto Jonghi Lavarini - 7 novembre 2013

Intervistiamo Roberto Jonghi Lavarini (41 anni, noto esponente della destra milanese, opinionista radio televisivo, ex dirigente del MSI e di AN, già presidente della zona Porta Venezia): uno "politicamente scorretto e senza tanti peli sulla lingua".
 
Milano, 7 novembre 2013
 
 
D (domanda) – R (risposta)

D - Ti abbiamo sentito alla Zanzara sotto il fuoco incrociato di Cruciani e Parenzo…

R - Si, è un bel ring anche se alla radio è impossibile spiegare bene i concetti, difendersi e replicare. Mi dispiace solo essere stato obbligato a parlare solo del passato e non del presente, tantomeno del futuro. Comunque, sia chiaro: non mi vergogno affatto delle mie idee e non ho certo paura di esprimerle liberamente. Io non rinnego nulla e non mi tiro indietro davanti ad una sfida. Il mio giudizio storico sul Fascismo e Mussolini rimane assolutamente positivo. Anzi, a dirla tutta, di fronte alla attuale crisi dell’occidente, causata dalle speculazioni della plutocrazia internazionale, incomincio anche a capire ed a rivalutare certe scelte politiche ed economiche della Germania Nazional-Socialista. La storia del secolo scorso è tutta da riscrivere...

D - Ti abbiamo anche letto sui giornali parlare di Grillini e Lepenisti…

R - Ho semplicemente riportato dei fatti assolutamente noti: Marine Le Pen, in vista delle prossime elezioni europee del 2014, vuole giustamente costituire un fronte europeo dei popoli e delle nazioni, e, attraverso tutta una serie di contatti ed incontri,  cerca degli interlocutori affidabili anche in Italia. Mi hanno però assicurato, dalla sua segreteria politica, che non vi è e non vi sarà  mai alcun accordo con il Movimento 5 Stelle. Ad oggi, quindi, gli unici referenti ufficiali del Front National francese, rimangono solo la Fiamma Tricolore e La Destra che, non a caso, hanno ripreso ed accelerato il processo di riunificazione della destra sociale italiana.

D - Infatti, sabato sarai a Roma alla rifondazione di AN lanciata da Storace…

R - Quella di riesumare la vecchia Alleanza Nazionale è evidentemente solo una provocazione politica, rivolta soprattutto agli amministratori della omonima fondazione (che gestisce il patrimonio del MSI) ed ai Fratelli d’Italia: l’obbiettivo è, finalmente, quello di riunire, rinnovare e rilanciare la destra italiana, partendo dall’appello lanciato, a suo tempo, da Marcello Veneziani e dal  progetto Itaca. Urge un nuovo movimento anti-mondialista che difenda veramente l’identità, la sovranità, i sacrosanti interessi del nostro popolo e della nostra nazione. Bisogna fare massa critica, voltare pagina, chiudere con vecchi rancori e polemiche. Su questa strada obbligata (non solo dallo sbarramento elettorale del 4%), i nostri primi e naturali interlocutori non possono che essere gli amici di Officina per l’Italia.

D - Veniamo a Milano, quale è il tuo commento sul Far West di Quarto Oggiaro?

R - Conosco bene quel quartiere difficile e, durante la campagne elettorali, in mezzo a centinaia di cittadini assolutamente perbene, ho incrociato anche diversi pregiudicati, alcuni dei quali cercavano veramente di cambiare vita ma non è facile. Lo stato deve fare sentire tutta la sua autorità ed autorevolezza, innanzitutto dando risposte concrete (case popolari, asili nido, spazi per i giovani, sussidi per gli anziani, istruzione e supporto al mondo del lavoro) e secondariamente con una presenza costante e visibile delle forze di polizia. Per sradicare la criminalità ed il degrado, servono “il bastone e la carota”, ovvero legge ed ordine (anche “il pugno di ferro” quando serve) ma insieme a giustizia sociale. Ma in quella zona, è giusto ricordare che ci sono anche tanti esempi positivi: parrocchie, centri sportivi, associazioni culturali e di volontariato e tanta solidarietà.

D - Quale è il tuo giudizio sui governi locali di Pisapia, Podestà e Maroni?

Quello sulla giunta rossa del radical-chic Pisapia è assolutamente pessimo: ha diminuito fortemente la sicurezza ed il benessere dei milanesi, tartassato famiglie e commercianti, abbandonato le periferie, difeso solo zingari e leonkavallini, riempito di consulenze e soldi pubblici i propri compagni di merende. La giunta provinciale ha lavorato benino ma, contando veramente poco, non se ne è accorto nessuno. E dalla Regione Lombardia, dopo tutte le incoraggianti promesse elettorali di cambiamento di Maroni e della sua lista civica, sinceramente, mi sarei aspettato di più, ma è ancora presto per giudicare, diamogli ancora qualche mese. La verità è che in questa crisi sistemica della democrazia, i partiti e le assemblee elettive contano sempre meno e la classe dirigente selezionata è sempre più mediocre e meno autonoma. Bisogna tornare alla grande e buona Politica, fatta con disinteresse e passione, per la propria comunità, ognuno con le proprie idee.

D - Ma quali sono le tue proposte concrete per uscire da questa grave crisi sociale?

R – Grazie della domanda, finalmente parliamo di cose concrete! Le famiglie e le imprese italiane sono soffocate dalle tasse e dalla burocrazia, non si riesce più a lavorare e, in certi casi, nemmeno a sopravvivere. E per abbassare questa vessatoria e insopportabile pressione fiscale, oltre a fare tagli (e di carrozzoni inutili e sprechi ce ne sono ancora tantissimi), bisogna rivoluzionare il sistema economico dello stato, rivedere i trattati europei, riprenderci la nostra piena sovranità monetaria, nazionalizzare la Banca  d’Italia, vietare e punire severamente le infami speculazioni dell’alta finanza privata internazionale che sono la principale causa di questa crisi.

D - Ora arriva il giochino del botta e risposta. Ad ogni nome che faccio voglio un definizione sintetica o un tuo commento veloce.

D - Erich Priebke:
R - Un soldato tedesco che ha ubbidito ad ordini superiori. Pace all’anima sua.
D - Papa Francesco:
R - Simpatico, comunicativo, nazionalpopolare ma io preferivo Benedetto XVI.
D - Silvio Berlusconi:
R - Un sincero anticomunista. Un grande uomo, con più pregi che difetti.
D - Alba Dorata:
R - Onore ai due giovani patrioti greci ammazzati dai sicari del mondialismo.
D - Primavera Araba:
R - Una tragedia. Io difendo i cristiani perseguitati ed in Siria sostengo Assad.
7 novembre 2013 - ”Me l’ha detto l’uccellino” (libero blog) – Intervista a Roberto Jonghi Lavarini

mercoledì 6 novembre 2013

Il vero nemico è la plutocrazia mondialista !


La barzel-Letta della ripresa e la tragedia mondialista

di Fabio Calabrese

Enrico Letta è un personaggio grottesco anche in un contesto come la politica italiana, che di fenomeni da baraccone ne ha conosciuti e ne conosce parecchi. Se come presidente del Consiglio non fosse nel fulcro della tragedia di un Paese allo sfascio, sarebbe semplicemente ridicolo e patetico. Ultimamente ha approfittato della notizia di un modestissimo rialzo del PIL dello 0,3% per proclamare, coi toni trionfalistici cui ci ha abituati, l'imminente uscita dell'Italia dal tunnel della crisi.


Un rialzo che un commentatore come Vittorio Feltri ha definito “da prefisso telefonico” e che con ogni probabilità è un semplice “rimbalzo tecnico” a fronte di una perdita complessiva di otto punti percentuali in cinque anni, che è invece un'enormità.

Le recenti misure introdotte da governo con la “legge di stabilità” (così si chiama eufemisticamente oggi la legge finanziaria, ma di stabile c'è solo la tendenza al ribasso e alla disintegrazione della nostra economia), sono solo pannicelli caldi, placebo per un malato terminale.

L'aumento in busta paga di 14 euro (più o meno, tre pacchetti di sigarette) per i pubblici dipendenti, non va certo a compensare l'aumento dell'IVA, la reintroduzione mascherata dell'IMU fusa insieme alla TARES e la decurtazione delle pensioni. Nessun taglio reale ai costi della politica, ai privilegi della “casta” che continua a tenerseli ben stretti e a farci pagare lussuosamente “il merito” di averci portati sull'orlo del baratro e ormai spinti dentro di esso.

E' la “cura” che abbiamo già sperimentato, con Letta e con Monti prima di lui, a base di vessazione fiscale, che è la prima causa della crisi della nostra economia.

Intanto apprendiamo che l'Italia è stata di fatto espulsa dal G8, il “club” degli otto grandi dell'economia mondiale: è scivolata in nona posizione scavalcata dalla Russia, ma non è affatto detto che ci rimanga, anzi, le previsioni più realistiche sono di una prossima discesa al decimo, all'undicesimo, al dodicesimo posto o ancora più in basso. Per la cronaca, prima dell'introduzione dell'euro, l'Italia era la quinta potenza economica mondiale, abbiamo già perso quattro posizioni nel giro di pochi anni. Al contrario, la Russia, che all'indomani della caduta del comunismo era un Paese economicamente devastato e alle prese con una difficilissima transizione da un modello a economia dirigista a uno a economia di mercato, oggi ha riguadagnato rapidamente terreno, e tutto lascia credere che ne riguadagnerà ancora, mentre noi stiamo sprofondando.

Avete presente il modo geniale in cui il governo Letta “ha risolto” il problema dei debiti della Pubblica Amministrazione? Dei 98 miliardi di euro che lo stato doveva alle imprese, ne sono stati erogati 14 in tre anni, ma attenzione: non sono stati erogati alle imprese creditrici ma ALLE BANCHE, che li gireranno alle imprese se e solo se queste contrarranno mutui di pari importo. Nello stesso tempo le banche hanno ricevuto dalla BCE prestiti al tasso del 1,5 per cento per finanziare il credito alle imprese, ma queste ultime non hanno visto neppure un euro perché le banche hanno preferito reinvestire in titoli di stato la liquidità così ottenuta. CHIEDETEVI UN PO' PERCHE' NELLA CRISI GENERALIZZATA CHE STA STRANGOLANDO LA NOSTRA ECONOMIA CI GUADAGNANO SEMPRE E SOLO LE BANCHE!

Intanto, aziende che sarebbero SANE sono costrette al fallimento perché lo stato non paga i debiti verso di esse, senza neppure la compensazione fra crediti verso la PA, e imposte la cui esazione lo stato continua a pretendere con ferocia anche dai propri creditori, gli imprenditori continuano a suicidarsi, le aziende a chiudere una dopo l'altra, i lavoratori e le loro famiglie a ritrovarsi sul lastrico e, naturalmente, in questa situazione, per i giovani in cerca di primo impiego è impossibile trovare lavoro. Le ultime rilevazioni statistiche ci danno in sei milioni il numero dei senza lavoro, in massima parte nella fascia fra i 18 e i 35 anni.

Noi non dobbiamo dimenticare neppure gli effetti a lungo termine di questa situazione. Più tardi i giovani trovano lavoro, più tardi hanno la possibilità di mettere su casa e formare una famiglia, e questo ha delle ripercussioni pesanti sui trend demografici. E' stato calcolato che un anticipo o un ritardo di un anno sull'età media in cui una donna ha la prima gravidanza, ha un'influenza in aumento o in diminuzione del 10% sul tasso di fecondità di una popolazione.

In questo modo, nel nostro popolo si formano vuoti sempre maggiori, che l'immigrazione allogena è pronta a riempire. Gli effetti sono meno avvertibili a breve termine, ma sul lungo periodo sono di gran lunga più devastanti di quelli di una guerra perduta. Quella che importiamo sui barconi che provengono dall'altra sponda del Mediterraneo e che, istupiditi da una continua campagna mediatica, siamo così ansiosi di soccorrere, è la nostra morte come popolo.

La cosa forse più paradossale, è che il recentissimo scandalo internazionale, il “Datagate” che ha portato alla luce il fatto che i principali leader mondiali erano (e certamente continueranno a essere) spiati, ma forse sarebbe meglio dire “monitorati” poiché il più delle volte si tratta di proconsoli e reggicoda del potere americano, a differenza di quanto è avvenuto altrove, non abbia minimamente turbato i sonni dei nostri politici, che hanno molte cose da nascondere al nostro popolo ma nulla allo spionaggio yankee, perché sono sempre stati fedeli esecutori degli ordini venuti da Washington. Questi begli esemplari di fauna davvero indefinibile hanno sempre fatto, oltre ai loro personali, gli interessi degli USA, del grande capitale bancario e finanziario, delle istituzioni cosiddette europee, di tutti meno che del popolo italiano, alla faccia dei fessi che sono andati a votarli sprecando del tempo che certo poteva essere impiegato più utilmente.

In questi giorni un fatto di cronaca ha colpito la nostra opinione pubblica: un ragazzo italiano emigrato in Inghilterra, Joele Leotta, un giovane lecchese, è stato brutalmente ucciso, picchiato a morte da quattro persone che si sono introdotte nell'appartamento che condivideva con un altro ragazzo italiano, che è stato a sua volta picchiato con intenti altrettanto omicidi. I quattro energumeni, di nazionalità lituana, hanno accusato i due ragazzi italiani di “rubare loro il lavoro”.

A prescindere dal fatto che di tutto quel che avviene dei nostri connazionali all'estero, al “nostro” governo e soprattutto al “nostro” ministro degli esteri, la radicale Emma Bonino, assai poco gliene tange, come dimostra la vicenda dei nostri marò tuttora detenuti in India. Che farci, è troppo impegnata a soccorrere migranti e dimostrare la sua lealtà agli USA, alla UE, a Israele per preoccuparsi anche degli Italiani; si è trattato di un gesto di brutale e atroce razzismo, MA – badate bene – NON di quel genere di razzismo che piace tanto alla sinistra (sotto sotto) perché le dà l'occasione di stigmatizzare quanti ancora si oppongono al mondialismo multietnico, proprio perché si tratta di un genere di razzismo che del mondialismo multietnico è figlio carnale e conseguenza inevitabile, e non solo perché esercitato da immigrati contro altri immigrati.

Invece di un'integrazione utopica e impossibile come quella sognata dai “nostri” democratici e sinistri vari, in effetti l'immigrazione sta producendo, non solo in Gran Bretagna ma dappertutto, anche da noi, una frammentazione in comunità micro-nazionali dove gli immigrati tendono a raggrupparsi secondo il gruppo etnico di provenienza in realtà chiuse dove gli altri sono esclusi, compresa la “comunità di accoglienza”, cioè coloro che subiscono l'invasione, e del pari sono esclusi i costumi, i modi di vivere e le leggi del Paese “accogliente” che di fatto è privato di sovranità su parti che tendono sempre ad accrescersi, del proprio territorio.

Di solito, queste comunità tendono a ritagliarsi una “nicchia ecologica” di attività di cui cercano di prendere in mano la gestione nelle società di arrivo, escludendone con metodi perlopiù violenti tutti gli altri, si forma una serie di racket: dei lavavetri, delle bambinaie, delle badanti, dei negozi di abbigliamento, della ristorazione, fino alla prostituzione e allo spaccio di stupefacenti. Chi non appartiene al gruppo etnico che in quella zona ha preso in mano quella specifica attività, o non ne ha ottenuto in qualche modo il permesso a esercitarla, può aspettarsi ritorsioni di tipo mafioso, come è successo ai due ragazzi italiani, e lasciarci la pelle come il povero Leotta.

I nostri sinistri e democratici assortiti che sono tanto più criminali quanto più si professano buonisti (e fra costoro vanno contati in prima fila gli agit-prop in tonaca o clergyman che formano i ranghi della Chiesa cattolica), usano spesso indicare gli Stati Uniti come esempio di una società multietnica riuscita dove l'integrazione avrebbe funzionato. Beh, è probabile che non potrebbero sbagliarsi più di così (o dire deliberate falsità più di così), e che quella che chiamano integrazione non sia altro che un sogno utopico da “anime belle”.

La realtà dietro la facciata della società multietnica americana è stata ben illustrata da Sergio Gozzoli nel suo eccellente saggio “L'incolmabile fossato” pubblicato nel 1984 sul n. 19 de “L'uomo libero”, un saggio che con gli anni trascorsi ha solo confermato la sua validità, e di cui vediamo un piccolo stralcio:

“Fusione e integrazione  [dei diversi gruppi etnici che compongono gli Stati Uniti] furono talvolta facili, altre volte difficili. In taluni casi vennero ottenute solo con la più spietata delle violenze, in altri non avvennero mai del tutto. Alcuni di questi gruppi persero presto tutte le connotazioni nazionali originarie, altri le conservano ancora oggi dopo quattro, cinque, sei generazioni.

Le differenze di razza, di religione, di cultura creano sacche e compartimenti stagni. Ma non si tratta mai, come in altri Paesi multirazziali — India, URSS, Sud Africa — di grosse sacche e grossi compartimenti geograficamente ben delimitati: i loro confini dividono non gli Stati, le contee o i distretti, ma le città e i quartieri, talvolta i marciapiedi opposti della stessa strada. Ed essi non convivono l'uno accanto all'altro, ma piuttosto si sovrappongono l'uno sull'altro, coincidendo in tutto o in parte con un diverso status culturale ed economico.

Dai banchi di scuola agli uffici di collocamento, dalle relazioni sessuali alle carriere pubbliche, dai contatti interpersonali alle stratificazioni sociali, tutto subisce la pesante influenza dell'appartenenza all'uno o all'altro gruppo; e i rapporti son difficili e tesi, carichi di una incontenibile potenzialità di ricorrente violenza”.

Forse pensate che l'analisi di Gozzoli sia, oltre che datata, un tantino di parte? Allora provate a confrontarla con il quadro che lo scrittore statunitense Tom Wolfe fa della situazione americana nel suo ultimo romanzo “Le ragioni del sangue”, di cui vi do uno stralcio della recensione di Alessandro Gnocchi pubblicata su “Il Giornale” di mercoledì 23/10. Essa ci consente di vedere che la situazione analizzata da Gozzoli trent'anni fa non si è da allora certo modificata in meglio.

“Le tragedie e le polemiche di queste settimane hanno riportato al centro dell'attenzione il dibattito sull'immigrazione, sulle frontiere, sul multiculturalismo. Alcuni romanzi in uscita affrontano il tema di petto, con prospettive, come è normale che sia, molto diverse fra loro. “Le ragioni del sangue” (Mondadori) di Tom Wolfe è forse quello più atteso. Il grande scrittore statunitense ha scelto di ambientare la sua storia a Miami. È l'autore stesso a spiegare il motivo: la città della Florida è l'unica al mondo in cui oltre metà della popolazione sia di recente immigrazione. I cubani sono i più numerosi. I bianchi non ispanici, diventati una minoranza con incredibile rapidità, ora sono appena il 12 per cento degli abitanti. Inoltre, a Miami, gente proveniente da un altro Paese ha preso legittimamente il potere e il controllo delle istituzioni. Il laboratorio perfetto per Wolfe, acuto osservatore dei mutamenti sociali.

La metropoli multietnica del XXI secolo, che potrebbe essere anche nel nostro futuro, è protagonista de Le ragioni del sangue. Le diverse comunità vivono una accanto all'altra ma sono piccoli mondi chiusi agli «stranieri». Manca ogni ipotesi di convivenza, figuriamoci quanto fascino eserciti lo Stato. Non c'è collante ideologico né religioso che tenga. Tutto è frammentato. Attraversare i quartieri di Miami, racconta Wolfe, è come passare da piccola patria a piccola patria. In questo caos, ci si aggrappa al concetto arcaico di tribù. All'interno di ogni enclave dominano le ragioni del sangue, come recita il titolo (quello originale, Back to Blood, era ancora più esplicito). Le regole del proprio gruppo etnico sono superiori alla legge, un intralcio da aggirare. È un fallimento totale così riassunto da uno dei personaggi: «Tutti odiano tutti»”.

Fenomeni un tempo esclusivi degli USA, che oggi immigrazione, globalizzazione e mondialismo portano sempre più in Europa e dentro casa nostra. Vi è chiaro adesso CHE COSA ha ucciso Joele Leotta?

Non dobbiamo ovviamente pensare che i non-europei siano migliori dei lituani. In più, quando si tratta di islamici (che costituiscono la maggioranza degli immigrati non-europei), c'è l'aggravante del disprezzo e dell'odio ideologico verso gli Europei, occidentali, non mussulmani, “bianchi”. Come purtroppo sappiamo, una delle regioni europee oggi più impestate dalla presenza degli extracomunitari è la Scandinavia, dove questi ultimi hanno destramente approfittato della generosità degli stati sociali esistenti nella parte settentrionale del nostro continente.

Negli ultimi tempi, ha destato sensazione in Svezia una ricerca, nata come tesi di laurea, di una giovane sociologa, Petra Akesson, sulle bande giovanili di immigrati, che sono responsabili del 90% dei reati che avvengono sul suolo svedese, condotta soprattutto a Malmoe, città dove ormai gli immigrati sono la maggioranza e i nativi vivono in una situazione di costante terrore di furti, aggressioni, stupri, dove le ragazze sono costrette a tingersi i capelli di nero perché essere riconosciute come native significa essere sotto la costante minaccia di stupro. La Akesson, che è una ragazza adottata originaria dello Shri Lanka e non ha lineamenti scandinavi, non ha avuto difficoltà a raccogliere le confidenze dei membri delle bande di immigrati, che per costoro non sono confessioni ma vanterie. Essi si ritengono letteralmente “in guerra contro gli Svedesi”, e in effetti il loro comportamento - furti, stupri, aggressioni- è precisamente quello di un esercito invasore. Ecco la dichiarazione di uno di questi figli dell'accoglienza e dell'integrazione:

“Il potere per me significa che uno svedese deve guardarmi in faccia, gettarsi a terra e baciarmi i piedi”.



Uno svedese, un tedesco, un francese, un italiano, è esattamente lo stesso. Questa è esattamente la direzione in cui ci spingono il buonismo cattolico e di sinistra e “l'identità culturale” inassimilabile degli immigrati. Siamo in guerra, quando prenderemo coscienza di ciò e ci decideremo a combatterla? 

Terra Santa: violenza ebraica contro i cristiani

 
 
Centro studi Giuseppe Federici - Per una nuova insorgenza
Comunicato n.91/13 del 6 novembre 2013, San Severo

Gerusalemme deicida

Israele abbatte una casa del patriarcato latino a Gerusalemme

La protesta di Fouad Twal tra le macerie: «Un’ingiustizia di fronte alla quale non possiamo rimanere in silenzio», di Giorgio Bernardelli

Il patriarca Fouad Twal sulle macerie di una casa di proprietà dal patriarcato latino distrutta dalle ruspe della municipalità di Gerusalemme, scortate dall’esercito israeliano. «Un atto di vandalismo contrario alle leggi internazionali», tuona il presule.
 
La clamorosa protesta si è svolta questo pomeriggio a pochi metri dal check-point che separa Gerusalemme da Betlemme e ha visto presenti insieme al patriarca Twal e ai vescovi ausiliari numerosi cristiani di Terra Santa. Un gesto forte accompagnato da una vibrata lettera di protesta indirizzata al ministero degli Interni israeliano. L’episodio è avvenuto all’alba del 28 ottobre quando le ruspe - senza alcun preavviso - si sono presentate per radere al suolo la casa, che si trova a circa 150 metri dal check-point poco sotto la collina di Tantur, nei pressi del grande quartiere ebraico di Gilo. «Sono arrivati alle 5 di mattina - ha raccontato la famiglia che viveva nella casa del patriarcato -. Ci hanno costretti ad uscire dalla nostra casa. Ci hanno tolto i cellulari e ci hanno impedito di avvertire qualcuno. Siamo rimasti a guardare mentre i buldozer devastavano la casa».
 
Il fatto si inserisce in un’ondata di demolizioni di case palestinesi decretate proprio in questi giorni dalla Municipalità a Gerusalemme Est . Solitamente la motivazione ufficiale che viene data è di tipo urbanistico: Israele le abbatte perché le ritiene «costruite senza permesso», e vengono abbattute per fare spazio all’espansione dei grandi quartieri ebraici di Gerusalemme Est come Gilo e Har Homa. In questo caso però la situazione è paradossale:  la casa in questione, infatti, era lì da prima del 1967, quando con la Guerra dei sei giorni Israele ha assunto il controllo di quest’area, ricomprendendola poi entro i confini di Gerusalemme. Quindi questa casa è abusiva solo perché sulla zona non è mai stata fatta una pianificazione urbanistica che ricomprendesse gli edifici esistenti. 
 
«Pur sapendo che la casa era di nostra proprietà, nessuno ci ha avvertito di questo gesto folle ed unilaterale - ha dichiarato il patriarca Fouad Twal durante la manifestazione di oggi -. Stavolta non possiamo restare in silenzio di fronte a questa ingiustizia».


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martedì 5 novembre 2013

"Fino all'abisso. Il mito moderno di Moby Dick"


 
FINO ALL’ABISSO
IL MITO MODERNO DI MOBY DICK
 
Incontro con PAOLO GULISANO
In occasione dell’uscita del suo ultimo libro
11 NOVEMBRE 2013 ORE 21
VIA SETTALA N. 25 MILANO – MM P.VENEZIA

 Il saggio ci accompagna nel labirinto di avventure, simboli e filosofie alla scoperta del mito moderno di Moby Dick. Scritto da Herman Melville nel 1851, tratta dell’umana avventura nella ricerca della fede, del bisogno di partire, di cercare, di andare “oltre” per poi tornare e raccontare. Dietro la semplice storia del folle inseguimento di una balena bianca, per i mari di tutto il mondo, si celano i temi fondamentali della ricerca umana: il senso della vita, il destino, l’eterna lotta fra il bene e il male. Quali più attuali domande? Cesare Pavese, primo traduttore italiano dell’opera, la definì come opera sacra, in quanto in ogni passo è possibile trovare qualche riferimento all’Antico o Nuovo Testamento e perché rappresenta il tentativo di trovare una chiave di lettura biblica e quindi religiosa ai grandi interrogativi umani.
 
 
CIRCOLO LA ROCCA – WWW.CIRCOLOLAROCCA.IT

Roma, sabato 9 novembre 2013: giusto esserci!

Il Comitato Destra per Milano nasce nel 2000 su iniziativa di un gruppo di amici dirigenti della Fiamma Tricolore, con il proposito di riunire, rinnovare e rilanciare la presenza politica e culturale della destra nazionale, popolare, sociale, radicale ed identitaria, in un solo movimento sul modello del Front National francese di Jean Marie ed ora di Marine Le Pen. Tutte le diverse tattiche e strategie, portate avanti in questi tredici anni di militanza politica, da Destra per Milano, avevano questo preciso e chiaro obbiettivo. Per questo, una delegazione ufficiale di Destra per Milano, guidata dal suo presidente-fondatore Roberto Jonghi Lavarini, parteciperà alla manifestazione unitaria promossa da La Destra di Francesco Storace (insieme alla Fiamma Tricolore di Luca Romagnoli ed altri movimenti di tradizione missina), sabato prossimo, 9 novembre, a Roma. Certamente si tratta di una iniziativa colpevolmente tardiva (il congresso costituente andava fatto prima delle scorse elezioni politiche, come auspicato da noi, da Marcello Veneziani e dal Progetto Itaca) ma, meglio tardi che mai, ed è giusto esserci, partecipare, ascoltare, per poi decidere, liberamente e coerentemente, cosa fare, soprattutto in vista delle prossime importantissime elezioni europee del 2014. Quella della rifondazione della vecchia Alleanza Nazionale (senza secondi fini!) è chiaramente una provocazione, rivolta soprattutto ai vecchi amici e camerati di Fratelli d'Italia: quello che serve oggi è un nuovo soggetto politico unitario, aperto, non solo alle "varie destre" ma a tutte le forze sane della nazione. Vedremo...

 Comitato DESTRA PER MILANO - per l'Europa dei Popoli
 

 

"Mircea Eliade: Salazar e la rivoluzione in Portogallo"

 
 
Giovedì 7 novembre h. 17.00
Accademia di Romania
Roma, Piazza José di San Martin 1

Nel corso della giornata di studi dedicata a Mircea Eliade verrà presentato in anteprima:

Mircea Eliade, Salazar e la rivoluzione in Portogallo, a cura di Horia Corneliu Cicortaş, postfazioni di Horia Corneliu Cicortaş e Sorin Alexandrescu, Edizioni Bietti, Milano 2013.

Ingresso libero



Questo il programma dettagliato dell'evento:
Giornata di studi dedicata a Mircea Eliade
La biblioteca dell'Accademia di Romania ospita giovedì 7 novembre, a partire dalle ore 17, una giornata di studi dedicata a Mircea Eliade (Bucarest, 1907 - Chicago, 1986). L'iniziativa, concepita come una tavola rotonda di dibattiti che prendono spunto dalla presentazione di tre novità editoriali riguardanti l'opera di Eliade, prevede la partecipazione di specialisti, studiosi ed editori dell'opera dello storico delle religioni romeno, uno tra i più importanti del Novecento.

I libri

AA.VV., Mircea Eliade. Le forme della Tradizione  e del Sacro, a cura di Giovanni Casadio e Pietro Mander, con una presentazione di Giancarlo Seri, Edizioni Mediterranee, Roma, 2012.

Mircea Eliade, Salazar e la rivoluzione in Portogallo, edizione italiana a cura di Horia Corneliu Cicortaş, postfazioni di Horia Corneliu Cicortaş e Sorin Alexandrescu, Edizioni Bietti, Milano 2013.

Lara Sanjakdar, Il tempo divoratore. Mircea Eliade, la Tradizione e i cicli cosmici, Ed. Il Cerchio, Rimini 2013
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 Interventi di:
Mihai Bărbulescu
Pietro Angelini

Giovanni Casadio

Horia Corneliu Cicortaş

Pietro Mander

Lara Sanyakdar

Roberto Scagno


Sarà presente Adolfo Morganti, console onorario di Romania a San Marino.

Modello Ungheria...

 
L'Ungheria c'e' l'ha fatta. La banca centrale è nuovamente di propietà degli ungheresi
 
L’Ungheria si libera dei vincoli dei banchieri. Dopo che è stato ordinato all’FMI di abbandonare il paese, la nazione adesso stampa moneta senza debito. L’Ungheria sta facendo la storia. Mai più dagli anni ’30 con il caso della Germania, un paese europeo aveva osato sfuggire alle grinfie dei cartelli bancari internazionali controllati dai Rothschilds. Questa è una notizia stupenda che dovrebbe incoraggiare i patrioti nazionalisti del mondo intero ad intensificare la lotta per la libertà dalla dittatura finanziaria. Già nel 2011 il primo ministro ungherese, Viktor Orbán promise di ristabilire la giustizia sui predecessori socialisti che avevano venduto il popolo della nazione alla schiavità di un debito infinito con i vincoli del FMI (IMF) e lo stato terrorista d’Israele. Queste amministrazioni precedenti erano infiltrate da israeliani nelle alte cariche, in mezzo al furore delle masse che alla fine, in reazione, hanno votato il partito Fidesz di Orban. Secondo una relazione sui siti germanofoni del “National Journal”, Orbán si è accinto a scalzare gli usurai dal trono. Il popolare e nazionalista primo ministro ha detto all’FMI che l’Ungheria non vuole né richiede “assistenza” ulteriore dal delegato della Federal Reserve di proprietà dei Rothschild. Gli ungheresi non saranno più costretti a pagare esosi interessi a banche centrali private e irresponsabili. Anzi, il governo ungherese ha assunto la sovranità sulla sua moneta e adesso emana moneta senza debito e tanta quanto ne ha bisogno. I risultati sono stati nientemeno che eccezionali. L’economia nazionale, che vacillava per via di un pesante debito, ha ricuperato rapidamente e con strumenti inediti dalla Germania nazionalsocialista. Il ministro per l’Economia ungherese ha annunciato che grazie a “una politica di bilancio disciplinato” ha ripagato il 12 agosto 2013 il saldo dei 2,2 bilioni di debito all’FMI, prima della scadenza ufficiale del marzo 2014. Orbàn ha dichiarato: “L’Ungheria gode della fiducia degli investitori” che non vuol dire né l’FMI né la Fed o altri tentacoli dell’impero finanziario dei Rothschild. Piuttosto si riferiva agli investitori che producono in Ungheria per gli ungheresi, creando crescita economica vera, e non già la “crescita di carta” dei pirati plutocratici, bensì quel tipo di produzione che assume realmente le persone e ne migliora la vita. Con l’Ungheria libera dalla gabbia della servitù agli schiavisti del debito non c’è da meravigliarsi che il presidente della banca centrale ungherese gestita dal governo per il bene pubblico e non per l’arricchimento privato abbia chiesto all’FMI di chiudere i battenti da uno dei paesi più antichi d’Europa. Inoltre, il procuratore generale, ripetendo le gesta dell’Islanda, ha accusato i tre precedenti primi ministri del debito criminale in cui hanno precipitato la nazione. L’unico passo che rimane da fare per distruggere completamente il potere dei bancksters in Ungheria, è di attuare un sistema di baratto per lo scambio con l’estero come esisteva in Germania con i nazional socialisti e come esiste oggi in Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica, i cosiddetti BRICS, una coalizione economica internazionale. E se gli USA seguissero la guida dell’Ungheria, gli americani potrebbero liberarsi dalla tirannia degli usurai e sperare in un ritorno a una pacifica prosperità.

Siria: Cristiani con Assad

 
 
Centro studi Giuseppe Federici - Per una nuova insorgenza
Comunicato n.90/13 del 30 ottobre 2013, San Ponziano

Siria: due interviste denunciano le colpe dell'Occidente

1) Quanto è distorta l'informazione sulla Siria. Intervista a Monsignor Giuseppe Nazzaro, di Giovanni Boscagli
C’è sempre il rischio di appassionarsi ad una grande tragedia del mondo e poi relegarla nel dimenticatoio. E’ il pericolo che sta correndo adesso la Siria. Ci può essere ancora un altro rischio, ovvero quello di farsi idee errate di episodi veri, o indignarsi per fatti mai esistiti nella realtà. La Siria può essere uno di questi casi e allora abbiamo chiesto a Monsignor Giuseppe Nazzaro, Vicario Apostolico di Aleppo dal 2002 fino alla scorsa primavera, di aiutarci a capire meglio cosa sia la Siria e cosa stia realmente avvenendo.

Monsignor Nazzaro, ci descrive la vita del popolo siriano e dei cristiani prima e dopo la rivolta?
Prima della rivolta si viveva in pace, vi erano delle differenze culturali e di religione ma c’era rispetto reciproco. Tenga presente che i cristiani si trovano in Siria da più di duemila anni, infatti dopo la predicazione del Vangelo di Gesù, iniziarono le persecuzioni e molti si rifugiarono in Siria. Il sinedrio mandò poi Saulo di Tarso (Paolo) a catturare i seguaci della dottrina cristiana per imprigionarli e portarli a Gerusalemme. Poi Paolo a Damasco si convertirà e diverrà uno di loro. Gli islamici arrivano in Siria nell’ottavo secolo e da subito hanno convissuto con i cristiani in maniera pacifica tanto che le famiglie cristiane sono rimaste come factotum della nuova amministrazione pubblica islamica. Il caso più eclatante è la famiglia dei Mansour, da cui discese anche San Giovanni Damasceno. Tale famiglia ha collaborato per molti anni con l’amministrazione musulmana. Ancora oggi si convive, tanto che gli oppositori del regime, che non sono i cosiddetti “ribelli”, non hanno nulla contro i cristiani.

Ma scusi, allora chi vuole eliminare i cristiani?
Sono i terroristi; ceceni, afgani, pakistani e i salafiti, ovvero musulmani estremisti che vengono da tutto il mondo e vogliono eliminare tutto ciò che non è islamico. Questi vogliono creare il Califfato islamico, ma è importante sottolineare come queste formazioni non siano affatto siriane. (…)

Come si è arrivati all’uso delle armi e in che modo i media mondiali fanno informazione?
L’opposizione siriana ha iniziato a chiedere alcune riforme, come ad esempio scuole e università islamiche, il velo per le donne anche nella pubblica amministrazione e le hanno ottenute. Dopo, però, hanno iniziato a imbracciare le armi ed il governo ha iniziato a difendersi in risposta ad alcune provocazioni. Successivamente è iniziata una campagna di totale discredito nei confronti del governo di Assad. Ci sono alcuni fatti emblematici, come ad esempio quello avvenuto una mattina di metà luglio in cui l’esercito ha sparato su una scuola uccidendo trenta bambini. Resta una domanda: cosa ci facevano i bambini a scuola in quel mese visto che la attività scolastica finisce a maggio? L’esercito ha sparato all’edificio perché da quello stesso stabile erano arrivati dei colpi, per cui per difendersi ha replicato al fuoco. A seguito di questo Assad e l’esercito sono stati accusati di essere digli spietati assassini di innocenti, ma la verità non era quella. Quei poveri bambini erano stati usati come scudi umani, per screditare completamente l’esercito governativo. Un altro episodio tragico e significativo è avvenuto in un cittadina della Siria, Ghisser Choughourun, dove un gruppo di ribelli ha assaltato una stazione di polizia uccidendo i poliziotti presenti, poi dalla stessa centrale hanno chiamato altri dalle zone circostanti. Erano circa centoventi e hanno ammazzato anche questi. Nel giro di poche ore i media mondiali riportano la notizia dicendo che la polizia siriana ha ucciso centoventi civili e successivamente sostengono che l’esercito ha ucciso soldati e ufficiali perché non hanno voluto sparare sulla folla. Questi due episodi dimostrano come i fatti possono essere completamente distorti.

Come è la situazione ad Aleppo?
Ad Aleppo la situazione è drammatica, i cristiani muoiono, perché la città è divisa in due aree e non riescono a recuperare il necessario spostandosi dall’altra parte della città; inoltre i cristiani non escono di casa perché se venissero catturati dovrebbero pagare un ingente riscatto. Aleppo fino a poco tempo fa era la capitale economica della Siria, era come Milano per l’Italia, ricca di aziende. Contro queste imprese sono stati poi commissionati furti da persone oltre il confine turco e sono stai sottratti a queste stesse attività  milioni di dollari in macchinari portati poi oltre il confine turco. 

Che posizione tiene l’Occidente?
L’Occidente sa della situazione e ci convive per questioni di interesse economico, infatti vende armi sia all’esercito che ai terroristi e in questo modo svuota i propri depositi. Nello stesso tempo si prepara a partecipare alla ricostruzione delle citta e della società dopo la guerra. In questo modo si impadronirebbe del paese, perché quest’ ultimo non avendo di che pagare sarebbe costretto a cedere i suo giacimenti di gas, vero interesse di tutte le potenze mondiali. È la nuova colonizzazione.

I cristiani vogliono andare via?
I cristiani non vorrebbero lasciare la Siria, quella è casa loro e anche il Gran Mufti della Siria, ha più volte ribadito pubblicamente che i cristiani non se ne devono andare perché la Siria è casa loro, altrove sarebbero stranieri e fuori posto. I cristiani solamente denunciano il fatto che l’occidente li discrimina a discapito dei musulmani quando si presentano a chiedere un visto.



2) "Eppure possiamo ancora vedere i segni di Dio , in questo inferno che è diventato Aleppo". Intervista a Claude Zerez di Aleppo.

Come vede il destino dei cristiani di Aleppo ?
Io sento che Dio , facendoci nascere in questa terra di Siria , aveva un piano per noi e su di noi e ci ha chiesto di continuare a portare la fiaccola della fede tramandata dai nostri antenati che furono sottoposti prima di noi alla sofferenza della persecuzione .Ho appreso oggi che i cristiani di Yabroud " e Kalamoun sono stati costretti a pagare una jizya mensile  ( coloro che rifiutano ogni presenza non musulmana in " terra dell'Islam ")  ai "takfiristi. Il pericolo che incombe è molto grande , e i consigli alla prudenza ci portano ad allontanarci da zone calde e persino a lasciare il paese in attesa di una soluzione alla guerra .Molti martiri cristiani sono caduti . I nostri figli , i nostri soldati , le nostre donne , quasi tutte le famiglie sono colpite ... Inoltre , centinaia di famiglie cristiane hanno perso le loro case e si sono ritrovate in miseria , prese dalla fame o trascinate in perdizione. Nonostante l'emigrazione di decine di migliaia di Cristiani siriani , ce ne saranno sempre, sappiamo che rimarranno qui sul posto e continueranno a brillare con la vivacità della loro fede , la luce di Cristo .

Pensa che la sorte dei Cristiani di Aleppo sia diversa da quelli del resto della Siria ?
Credo che Aleppo sia la città che ha subito il maggior danno per la guerra , con la distruzione di più di metà della città , naturalmente , ma ora soprattutto per la carenza di molti beni essenziali per la vita quotidiana . Tuttavia, altre città , come ad esempio Raqqa , Tabqa , Yacoubieh e Maaloula sono state svuotate di ogni presenza cristiana con la distruzione di chiese e le stragi di famiglie cristiane ...
Dobbiamo riconoscere che la tentazione di lasciare la Siria oggi è grande, ma in Aleppo, sia i cristiani poveri , ma anche i membri della ricca borghesia , rimangono attaccati alla loro città. Coloro che restano sul posto possono sopravvivere solamente facendo affidamento sul supporto dei musulmani con i quali condividono il quartiere, la sofferenza e l' assedio della città , ma anche , e altrettanto, sui soldati dell'esercito arabo siriano .

Qual è il sentimento che vi sostiene mentre siete assediati in Aleppo ?
La sensazione potrebbe essere la stessa che ha ispirato la mia nonna nel 1915 , quando gli Ottomani avevano assassinato 38 suoi familiari in Mardin in Turchia ... In quel periodo, sacerdoti e vescovi armeni sono stati uccisi dalle sciabole degli Ottomani . Il mio sentimento è un misto di preoccupazione , di fiducia in Dio , di vicinanza ai martiri ed in particolare a quelli dei primi tempi del cristianesimo . Sembra che la storia si ripeta Aleppo assediata, mancante dell'essenziale, ci porta sostanzialmente più vicini ai paesi più poveri , ai popoli dell'Africa soggetta ai capricci del clima , che a volte avevamo considerato con indifferenza . Ora, io non guardo più i poveri allo stesso modo!
Questa crisi che viviamo dentro di noi , ha portato a galla i bei momenti della nostra vita che avevamo vissuto prima dell'inizio della guerra, ma di cui noi ci lamentavamo a torto . Questi momenti sono stati, in realtà, così dolci ….

Riesce a pregare nel cuore della violenza ? Che preghiera dice?
Al centro di questa violenza e con la perdita della nostra amata figlia , Pascale , la preghiera è diventata più profonda ,  si è sviluppato con Dio un vero rapporto che ci dà la fiducia e ci dà il riposo interiore, è la nostra boa in questo mare di violenza e di odio . Ogni giorno torno ad ascoltare le canzoni che mia figlia interpretava , soprattutto la preghiera bizantina dell'inno Akathistos e la Paraclicis della Beata Vergine. (…)

A parte la preghiera , che tipo di aiuto vi aspettate dall'estero ?
Ci auguriamo che i popoli delle nazioni occidentali mostrino ai loro dirigenti politici gli errori di giudizio e di orientamento. I governi occidentali hanno seguito una via ingiusta e disumana . Con la loro politica sbilanciata  hanno ucciso la nozione di giustizia , come si può aspettare che la gente vi creda ancora ? Il loro discorso sulla tutela delle minoranze in Occidente si è rivelato un discorso menzognero . Sessanta anni di comunismo non l'hanno avuto vinta sulla fede russa . Due secoli di rivoluzione francese e la sua cattiva influenza sugli altri paesi del mondo non faranno scomparire la vocazione cristiana delle persone che non possono vivere senza un Dio vicino a loro, confortante e compassionevole . I Cristiani in Medio Oriente non sono altro che un membro di questo corpo ecclesiale tutto intero. (…)

Il vero nemico di popoli e nazioni è la plutocrazia.

 
Tra 10 anni Italia morirà
Invio l’analisi spietata di uno studioso italiano presso la London School of Economics sulla situazione economica e politica italiana, il Dr. Roberto Orsi. Già stiamo percependo la tragedia della miseria da tempo,  illudendoci nel contempo che dal presidente della Repubblica alla Casta politica ci possa essere la forte volontà e soprattutto la capacità di salvare il Paese dalla catastrofe finale. Che avverrà tra 20 anni ad opera dei musulmani e della politica del “meticciato”, prospettata dalla Kyenge: window dressing della Sinistra per darsi un contegno…  L’articolo allegato ci pugnala direttamente al cuore senza misericordia.
Il presidente Napolitano ha imposto prima un tecnocrate nella figura del professore universitario Mario Monti, poi in quella di un politico democristiano, l’onorevole Enrico Letta, per  una invereconda ammucchiata politica con i nemici storici. E’ come mettere d’accordo cristiani e musulmani, sciiti e sunniti. Questi due signori sono sudditi della Trilaterale e del Gruppo Bilderberg, ossia del governo politico ed economico mondiale, e hanno dimostrato l’incapacità di darci un governo stabile all’altezza della situazione. Quale sia il loro gioco non lo abbiamo capito, come non capiamo ancora a quale gioco stia giocando Napolitano, che ha toppato con Monti e sta per toppare con Letta. Oltre a non opporsi all’idiozia (?) di chi ha voluto distruggere Gheddafi (e gli altri despoti), rendendo insicure le nostre frontiere mediterranee. Considerando che stiamo scendendo velocemente nel baratro, ci siamo ormai accorti del fallimento degli ultimi due governi e di quelli dei precedenti della Seconda Repubblica. La Casta politica che fa?
La Casta politica sta annaspando tra i proclami di un Matteo Renzi (“se avanzo seguitemi”: io becco nel centrodestra, Cuperlo a sinistra, così facciamo “cappotto”, tutte le poltrone saranno salve e fotteremo il Caimano) e di un Berlusconi che muore con tutti i Filistei. Tutto il resto è silenzio politico, malgrado gli schiamazzi in rete di un Grillo Falena e le pie intenzioni di Officina per l’Italia di ammucchiare i rimasugli di una Destra arroccata sulle ultime poltrone. Manca, purtroppo, una Destra alla Marine Le Pen, o un’Alba Dorata alla greca, tanto per rendere insonni le notti della Casta inutile e… ladra “secondo coscienza”.  Si ha l’impressione che siamo sul palcoscenico di una novella del Decamerone: mentre la peste psicotica del disastro socioeconomico infuria nel territorio, i nobili politici si rifugiano in una villa sul colle e, al riparo, gozzovigliano raccontandosi storielle. Quella del Boccaccio finì bene. Quella attuale potrebbe finire male per i gozzoviglianti, poiché hanno creato odio e rabbia nel cuore della maggioranza dei cittadini italiani.  
Manca, purtroppo, una Casta militare, dedicata e decisa, che mobiliti le ultime Forze Armate per rimettere ordine nel disordine istituzionale e politico, come altri hanno messo ordine in Egitto dopo la pazzia della “primavera araba” pseudo democratica, osannata dagli idioti occidentali, ignoranti dei dettati del Corano sul califfato e l’emirato.
A Corridonia molte ditte hanno chiuso i battenti. Ed è dura anche per i pochi rimasti aperti. Tra breve  una prestigiosa ditta di qui aprirà una fabbrica in Serbia, mentre da Civitanova Marche un’altra ditta creerà  in Messico una fabbrica per il mercato statunitense. Si mormora che un’altra ditta di Corridonia pensa di traslocare all’estero… Risultato: 40 persone a spasso. Vanno via dall’Italia,  massacrati dalla Casta politica,  per dare da mangiare agli abitanti di altri Stati. Mentre a Roma i politici stanno a guardare…
Giorgio Rapanelli, Corridonia (Macerata).
 

"Burattini e burattinai dell'alta finanza"

 
Rimini, sabato 9 novembre 2013, alle ore 16,30 presso l’Hotel Napoleon, Piazzale Battisti n. 22 (davanti alla stazione ferroviaria) conferenza dal tema:
“AL SOLDO DELLA SPECULAZIONE. Burattini e burattinai dell’Alta Finanza”.
Relatore: dott. AUGUSTO GRANDI, giornalista de “Il Sole 24 Ore”, autore de “Il grigiocrate Mario Monti” e di “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi. Storia semiseria della Signora degli esodati”
INGRESSO LIBERO.
centrostudi.federici@tiscali.it

"Memorie di Guerra" di Orazio Ferrara

 
“Memorie di guerra / testimonianze, diari e lettere degli italiani con le stellette” un libro di Orazio Ferrara

“…e le stellette che noi portiamo / son disciplina di noi soldà…”, così un vecchio e triste canto di marcia dei soldati italiani nell’appena trascorso secolo. E in nome di quella disciplina i nostri connazionali con le stellette si sacrificarono, silenziosamente e spesso con onore, a centinaia di migliaia nel corso delle guerre che squassarono tutto il Novecento.

La prima guerra mondiale, quella del ’15 – ’18, detta la Grande Guerra forse per l’immane ecatombe di giovani vite spezzate, che mostrò subito il suo vero volto terribile e disumano a beffa delle oleografiche partenze dal sapore vagamente risorgimentale, avvenute tra bandiere sventolanti e lanci di fiori odoranti. Gli italiani, come i combattenti di tutte le altre nazionalità, furono immediatamente catapultati in un vero e proprio orrorifico inferno, che aveva per gironi le trincee rese fangose e viscide dal sangue dei troppi camerati e nemici uccisi. E la seconda guerra mondiale con i suoi trenta gradi e oltre sottozero sul fronte del Don e le aride sabbie infuocate del deserto africano di El Alamein e i giorni tragici e oscuri dell’8 settembre 1943, in cui veramente la Patria sembrò morta.

Le testimonianze, i diari e le lettere di questo libro raccontano di quelle epoche, di quei giorni da tregenda. Gli scritti ci restituiscono intatti i “sapori” e le atmosfere di quei tempi ormai lontani, che sembrano distanti anni-luce dal nostro vivere di ogni giorno, di quando gli italiani con le stellette erano immersi nei quotidiani drammi che ogni guerra immancabilmente porta con sé. Certo, piccoli tasselli di storia,  a volte forse insignificanti, ma di tanti piccoli tasselli “a volte insignificanti” è formata la grande Storia, quella che poi si studia a scuola sui libri di testo. E allora i morti diventano numeri, soltanto numeri. Come quelli del 18 ottobre e 10 novembre 1915, rispettivamente 3a e 4a battaglia dell'Isonzo. Perdite complessive degli italiani circa 116.000 combattenti contro 70.000 austriaci. Montagne di cadaveri per insignificanti spostamenti fronte. Già la fanteria della Grande Guerra. Soltanto carne da cannone, per i generali. E dietro ogni numero c’era invece un uomo con la sua storia, con i suoi amori, con le sue speranze.

E di fronte a tanti orrori spesso la baionetta, il fucile, il cannone non bastava e non restava che affidarsi a Dio, alla Madonna e ai Santi. Come quel fante della ferrea Brigata Catanzaro, dissanguata in tanti combattimenti e sempre ricostituita, che annotava : “ … porto sempre con me un piccolo Crocifisso attaccato al polso della mano destra che mi ha conservato finora la vita…”. E ancora: “Oh beata Vergine del Carmelo, ricordatevi di me… Per questo benedetto abitino che porto sul petto…”. O quel sergente artigliere sul  fronte russo del ’42 che scriveva “… mi trovavo distaccato dalla Batteria con le macchine cariche di munizioni ci scoppiarono le granate nemiche, per cui sempre grazie al nostro Signore Iddio …”. Ma anche a casa alle donne, madri, mogli, sorelle, figlie non restava che rivolgersi al cielo. Nel Napoletano esse intonavano un melodioso e struggente canto con cui si rivolgevano così alla Madonna “… e frate nuoste songhe ‘e surdate / pe stu Bambino ca tiene ‘mbraccio / fance grazia, oj Marò…”.

E non sempre c’era la “grazia” ed allora si moriva, con gli occhi rivolti al cielo e alla casa e ai cari lontani, immersi nelle trincee fangose o in una coltre ghiacciata di neve o nelle sabbie africane, sempre avide di sangue, o negli abissi del mare con la propria nave spezzata in due, sempre in silenziosa obbedienza di quelle benedette stellette che erano “disciplina di noi soldà…”.

Alla memoria di quanti dei Nostri nel corso del Novecento partirono un giorno con le stellette… e non più tornarono alle case, alle donne, agli affetti, questo libro è dedicato.

 

Orazio Ferrara - Memorie di guerra / testimonianze, diari e lettere degli italiani con le stellette - IBN Editore, Roma, 2013

176 pp., con numerose foto, € 16

IBN Editore, Via dei Marsi, 57 - 00185 Roma, Tel & Fax: 0039 06 4452275 - 0039 06 4469828 - e-mail: info@ibneditore.it

 

"Mercenario" di Ippolito Edmondo Ferrario



Cari Amici, è con orgoglio e soddisfazione che vi segnalo questi tre brevi filmati pubblicati su YouTube che anticipano un libro che mi sta molto a cuore e che uscirà a dicembre 2013 per le Edizioni Lo Scarabeo-Ritter di Milano.
Si tratta della biografia di un personaggio straordinario, un uomo d'azione, la cui storia è un qualcosa di unico nel suo genere.
Si tratta di Tullio Moneta, già mercenario in Congo presso il Quinto Commando inglese, poi attore in film western e d'azione (fu anche consulente per il celebre film "I Quattro dell'Oca Selvaggia") e infine ideatore del tentato Golpe alle Isole Seychelles nel 1981 insieme al suo comandante inglese "Mad" Mike Hoare.
http://www.youtube.com/watch?v=wOOU1aoFnGY
http://www.youtube.com/watch?v=cmEwxyfqMhQ
http://www.youtube.com/watch?v=TIEXTkajMR0

Buona visione.
Un caro saluto


Ippolito Edmondo Ferrario

Riunire, rinnovare, rilanciare la DESTRA italiana!

 


 


A destra, ci siamo solo noi...

 
La segreteria politica europea di Marine Le Pen ha categoricamente smentito che vi siano mai stati incontri ufficiali (nemmeno riservati) fra il Front National francese ed esponenti del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo.
 
Evidentemente, quindi, visto la veridicità della notizia e l'attendibilità delle fonti, si tratta di iniziative non autorizzate, quanto strumentali e dannose, o di singoli esponenti del FN o di sedicenti rappresentanti in Italia, che non corrispondono minimamente alla linea politica ufficiale del movimento, in vista delle prossime elezioni europee.
 
Non possiamo che essere contentI di tale precisazione che conferma, come gli unici reali interlocutori del Fronte Nazionale, ad oggi, siano solo la FIAMMA TRICOLORE di Luca Romagnoli e LA DESTRA di Francesco Storace che, dal prossimo 9 novembre, si uniranno, insieme ad altri, nel Movimento per una nuova ALLEANZA NAZIONALE.
 
Alla nuova AN, quindi, non solo il compito di rappresentare Marine Le Pen in Italia, ma anche quello di attaccare Grillo alla sua destra, riprendendo tematiche politiche e sociali, ed anche simpatie e voti che non gli appartengono affatto.
 
Se, a qualcosa è servita questa polemica, è a fare finalmente chiarezza politica: a destra, ci siamo solo noi!
 
Comitato DESTRA PER MILANO

lunedì 4 novembre 2013

Sabato tutti a Roma per la "nuova Alleanza Nazionale"


Milano: Fiaccolata in Onore dei Camerati Greci

 

Questa sera alle 21.00 in Piazza Cordusio i Camerati della Comunità militante milanese ricorderanno i Fratelli Manos e Giorgos.


Ciao Sergio !

Grande e commossa partecipazione, oggi, al funerale di Sergio Spinelli a Milano. Presente la Unione Nazionale Combattenti della Repubblica Sociale Italiana, con il suo glorioso labaro ed il suo presidente, Comandante Armando Santoro. La vedova, Donna Grazia e la famiglia ringraziano di cuore tutti i camerati presenti: oltre, naturalmente, a Destra per Milano, anche i rappresentanti ufficiali di Lealtà e Azione, Fiamma Tricolore e La Destra, e gli ex colleghi consiglieri di zona del MSI e di AN.

sabato 2 novembre 2013

Le Pen, Grillo e Jonghi: alcune precisazioni...

 
 
http://www.ilgiornale.it/news/interni/prove-dintesa-grillo-pen-asse-destra-europee-963933.html

Confermo che fra i dirigenti e gli eletti del Movimento 5 Stelle vi sono anche diversi ex militanti del Movimento Sociale Italiano – Destra Nazionale ma si tratta, evidentemente, di una non-notizia, in quanto quello di Beppe Grillo è un fenomeno politico nuovo ed assolutamente trasversale.

Confermo anche che Grillo e Casaleggio non sono affatto culturalmente di sinistra ma, anche questa è una non-notizia, in quanto le loro idee e le loro storie politiche e personali sono già note da tempo.

Infine, confermo anche che Marine Le Pen, leader del Front National francese, nell’ambito della costruzione di un “fronte comune europeo dei popoli e delle nazioni”, in vista delle prossime importanti elezioni europee del 2014, abbia avuto contatti, informali e non ufficiali, anche con esponenti 5 Stelle, oltre che con alcuni fuoriusciti dallo stesso movimento.

Nomi non ne ho fatti e spesso mi vengono erroneamente attribuite dichiarazioni altrui o inventate di sana pianta.

Ricordo a tutti che il rappresentante italiano di Marine Le Pen è solo l’amico Roberto Perticone. Referenti politici ufficiali del Front National in Italia, ad oggi, sono solo la Fiamma Tricolore di Luca Romagnoli e La Destra di Francesco Storace. Storici amici di Jean Marie Le Pen e della destra identitaria francese siamo io e l’amico eurodeputato Mario Borghezio. Fra i nuovi amici di Marine Le Pen possiamo invece annoverare anche Daniela Santanchè, Giorgia Meloni e Flavio Tosi.

Rimango a disposizione per qualsiasi ulteriore chiarimento e-o informazione. robertojonghi@gmail.com - 346.7893810

Funerale di Sergio Spinelli: lunedì 4 ore 14.45

 
Il funerale del Camerata SERGIO SPINELLI si terrà lunedì prossimo, 4 novembre (Anniversario della Vittoria), alle ore 14.45, nella Cappella dell'Ospedale San Giuseppe in Via San Vittore a Milano (zona e metropolitana linea 2 verde Sant'Ambrogio). Interverranno le gloriose nostre associazioni combattentistiche e d'arma con labari e bandiere della RSI.