CCP

mercoledì 6 marzo 2013

Petizione Patriottica.





Massima mobilitazione patriottica in difesa della storica "Voloire", patrimonio culturale e morale della citta di Milano. Aderite alla petizione popolare promossa dal Generale Camillo De Milato, inviando la vostra adesione, insieme ad una copia della vostra carta di identità. http://caricatvoloire.wordpress.com/
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PETIZIONE

AL SINDACO DEL COMUNE DI MILANO- AVV. GIULIANO PISAPIA

Illustrissimo SignorSindaco,
Recentemente il Ministero della Difesa ha programmato, in applicazione delle disposizioni normative contenute nella legge comunemente nota come “spending review”, il trasferimento di sede del reggimento artiglieria a cavallo da Milano a Vercelli.

In ordine a tale trasferimento si rappresenta quanto segue:

1.Il reggimento artiglieria a cavallo è l'unico reggimento operativo che rimane a Milano ed è stato utilizzato recentemente anche per l'operazione"strade sicure".

2.Il reggimento artiglieria a cavallo è a Milano da 126 anni e ne fa parte della sua storia: fino al 1931 era situato presso l'attuale tribunale di Corso di Porta Vittoria, da allora presso l'attuale Caserma Santa Barbara di piazza Perrucchetti.

3.La seconda città d'Italia non può non avere un reggimento all’interno della propria area municipale.

4.Il reggimento artiglieria a cavallo fa parte della storia della Città, con migliaia di milanesi che vi hanno prestato servizio e con decine di migliaia di italiani che hanno conosciuto Milano.

5.“Salviamo il soldato Ryan”: Milano ha già perso (trasferiti) il 5° reggimento alpini, il 3° reggimento savoia cavalleria, il 3° reggimento bersaglieri (il reggimento più decorato). Non perdiamo l'ultimo.

6.Le esigenze della spending review ministeriale (e del piano generale del territorio cittadino) possono essere realizzate dalla vendita dei 34 ettari di piazza d'armi, alle spalle della caserma. Inoltre i 18 ettari del comprensorio sono ridondanti: il reggimento può “vivere” con un terzo degli spazi. Se poi è strategico avere tutti i 18 ettari del comprensorio, si finanzi la costruzione di una caserma più piccola, ma sempre nel Comune di Milano.

Per quanto precede, ci si rivolge alla Sua Autorità, attraverso la presente “petizione”, che raccoglie e sta raccogliendo numerose firme di sottoscrittori, affinché vengano posti in atto tutti gli strumenti a disposizione del Comune di Milano allo scopo di evitare il trasferimento del reggimento artiglieria a cavallo in altro Comune.

Milano non può e non deve rinunciare ad un pezzo della sua identità e della sua storia.

Milano, lì

I promotori della Petizione:

segue, elenco nominativo dei promotori la presente petizione (gli originali con apposte le firme sono custoditi agli atti del primo promotore).

Camillo de MilatoForum delle Associazioni
Alessandro Baldacchini Editore
Filippo Maria Baù Commercialista
Eliadora BazzoliArchitetto
Laura BettaglioCroce Rossa (già ispettrice regionale IIVV)
Roberto Boningiornalista
Claudio Bonvecchio filosofo e docente universitario
Claudia BuccellatiImprenditrice e Presidente Associazione Onlus
Alberto BrunoProtezione Civile (già commissario provinciale CRI)
AngelaCalvinigiornalista
Daniele Carozzigiornalista
Guglielmo Cavalchiniimprenditore e Delegato Regionale SMOM
Paola Chiesascrittrice
Danièle Nicolas Citteriomedico e Presidente associazione onlus
Dario Covastorico e Primario emerito Trivulzio
Giulio CrocePresidente Associazione Voloire
Luigi De Finis architetto
Luca De Giorgibancario e Presidente associazione onlus
Barbara Di Castriscrittrice
Michela Ferrariarchitetto
Marina Figiniavvocato
Alda Ganassini di Camerati amministratrice
Marilena GanciRosa Camuna
Maria Rita GismondoPrimario medico e Presidente Fondazione Onlus
Nicolò Giustinianiimprenditore
Filippo Grassiagiornalista (assessore allo sport lombardia)
Ilaria Grossodirigente medico
Aldo Ibertiingegnere
Cesare Jonghi Lavarini imprenditore
Giusy Laganàpres regionale Mutilati ed invalidi
Litta Modignani Giovanni BattistaPresidente Circolo Unione
Uberto LupinettiPresidente Regionale FISE
Anna Panceri ManziLions
Andrea Melaciniortodonzista
Walter MigliorePresidente AIDD
Claudio MombelliAmministratore Delegato
Marinella Boverio NavarriniPresidente Pasfa
Roberto Neraavvocato
Antonino Nicolosomedico
Gabriele PagliuzziPresidente Assoarma
Thomas Parmaimprenditore
Cesara PasiniLions (2° governatore)
Luca Passioniavvocato
Michele PavesiConsulente Finanziario e presidente club rotary
Riccardo Perdomi Presidente Associazione onlus e rotary
Claudio Procacciniimprenditore
Pino Ramazzotti giornalista
Carlo Rebaycommercialista
Principia Bruna Roscopittrice e Presidente associazione socio-culturale
Gabriella Rossiimprenditrice
Pierfranca SuterRelazioni Pubbliche
Yuri Tartariavvocato
Alessandro VentoCeo D-Share
Giorgio Viappianiimprenditore
Rossella Vitali avvocato

Per un FRONTE nazionalpopolare antimondialista!

 
Onore al Comandante Hugo Chavez: Colonnello dei Paracadutisti, Presidente del Venezuela, autentico patriota nazional-popolare e combattente anti-mondialista.

 
Noi stiamo con il Presidente Bashar Al Assad ed il suo regime nazional-socialista che tutela i nostri fratelli cristiani contro l'estremismo islamico e sionista. Noi siamo per l'Eurasia, con il Presidente Vladimir Putin e Santa Madre Russia Imperiale, "la terza Roma" (dopo Bisanzio), roccaforte della Tradizione e della Cristianità Ortodossa.



 
Dobbiamo difendere la nostra Tradizione e la nostra Civiltà europea e cristiana, la nostra identità culturale e la nostra sovranità (politica, economica e militare), costruendo un grande FRONTE EUROPEO dei POPOLI e delle NAZIONI, con a capo Marine Le Pen.



 
Dobbiamo riunificare, rinnovare e rilanciare la destra italiana, attraverso una congresso COSTITUENTE, aperto e partecipato, che porti alla formazione di un nuovo e grande FRONTE NAZIONALE, popolare, sociale, radicale, identitario ed antimondialista.


Analisi politica di Adraino Tilgher.



Nuove politiche e prospettive      
 
Usciamo con le ossa rotte da questa competizione elettorale; ma quello che ci disturba di più, non è tanto la sconfitta in se, quanto il fatto che, pur avendo previsto quello che stava per succedere, abbiamo creduto di poter ottenere un qualche risultato con un partito legato a terminologie e schematismi desueti e superati, tecniche di comunicazione antiche e metodi organizzativi inutili e per di più malamente utilizzati ed ancor peggio attuati.
Fare autocritica non è una pratica che appartiene alla nostra concezione della vita, ma assumerci le nostre responsabilità fino in fondo è un dovere che sentiamo profondamente e che porteremo alle estreme e obbligate conseguenze nelle sedi opportune.
Mai come questa volta il voto degli Italiani è stato netto, nitido e chiaro: non c’è spazio politico né a destra, né a sinistra. I due partiti maggiori (Pd e Pdl) delle due grandi coalizioni (centrodestra e centrosinistra) che rappresentano il contrasto di interessi all’interno della grande finanza internazionale, in nome di un’opposizione dell’una contro l’altra, hanno debellato tutte le formazioni schierate sulla contrapposizione destra-sinistra. Queste ultime, incapaci di capire che il sociale, il grande assente nella politica e nella società italiana, nemico storico del liberismo e delle concezioni mercatiste, non è né di destra né di sinistra ma è di tutti e per tutti, si pongono ancora su barricate inesistenti per continuare un giuoco, quello degli opposti estremismi, che ha consentito al sistema finanziario di perpetuare il suo potere.
Sono molti anni ormai che sosteniamo che centro destra e centro sinistra, essendo entrambi liberisti (quel mostro ideologico da debellare), sono espressione del potere finanziario cui la classe politica è completamente asservita, l’una al capitalismo finanziario l’altra al capitalismo produttivo (anche se il secondo appare irrimediabilmente travolto dal primo), e che bisogna creare il partito della gente, il partito che possa mettere al primo posto gli interessi sociali di un popolo per difenderlo dall’aggressione delle banche e della finanza nazionale ed internazionale.
Lo strapotere dei due raggruppamenti maggiori oggi è ridimensionato notevolmente, il partito della gente c’è: è il movimento di Grillo. Manca però il partito di tutela sociale; e questo dobbiamo affrettarci a costruire. Un partito che, come abbiamo detto, non è né di destra né di sinistra, che sappia interpretare la realtà politica e sia capace di difendere il nostro popolo dal tiranno monetario e dalla scure finanziaria. Un partito che sappia o integrare le carenze programmatiche dei grillini o coglierne l’eredità in caso di implosione, e che al contempo sappia attrarre le forze sociali che hanno risposto ancora una volta al richiamo berlusconiano a difesa dal pericolo di una vittoria della sinistra progressista ed asservita.
Questo il compito che ci attende oggi, ed il tempo stringe.
Non si tratta di mettere insieme i partiti dello zero virgola, né di unire “ex” di formazioni ormai defunte comodamente assisi su scranni che sentono traballare ma non hanno il coraggio di rischiare di perderli. Si deve fare qualcosa di più importante. Per questo non servono giovani che, nella maggior parte dei casi, hanno a più riprese dimostrato la loro incapacità o la loro cortigianeria. Servono persone, se sono giovani e donne meglio ancora, che abbiano capito il compito che devono svolgere, che sappiano svolgerlo e che, soprattutto, abbiano l’umiltà di sapersi mettere da parte se la funzione è al di sopra delle loro capacità. Insomma non si tratta di avere ruoli che lancino verso premi elettorali, ma si tratta di un difficilissimo lavoro di costruzione e sacrificio che può anche non portare premio alcuno.
 
Roma 03/03/13
Adriano Tilgher

L'analisi politica di Piero Puschiavo.



Oggi, a qualche giorno dal voto, necessita una attenta e ponderata riflessione circa l’esito catastrofico della scorsa tornata elettorale.
Va prima però ribadito, chiaramente, che quella di Progetto Nazionale è stata una partecipazione di “bandiera”, una azione dettata da scelta politica più che una prova elettorale, per una associazione presente in prevalenza nel nord-est d’Italia, la cui esistenza era fin troppo ignorata.
Infatti i circa 4.000 voti raccolti al Senato della Repubblica delimitano una base di partenza sufficente, considerate le condizioni e le dinamiche in cui sono stati ottenuti (e che noi conosciamo).
La nostra scelta doveva necessariamente rappresentare un elemento di rottura con le logiche romane, e soprattutto lanciare un messaggio chiaro, all’interno e al di fuori, di presa di distanza da schemi oramai sorpassati.
Noi ci siamo coraggiosamente “pesati”, tecnicamente, operativamente, numericamente: abbiamo testato la macchina organizzativa messa in moto col lancio della Fase 2.0, a Verona lo scorso 26 gennaio. Abbiamo serrato i ranghi e ricompattato un piccolo esercito in grado di affrontare le tempeste future, con uomini e donne ben consapevoli di ciò che spetta loro in questo percorso.
Non esprimerò giudizi di sorta sulle altrui disgrazie, non è nel mio stile.
Il fenomeno “grillo” era ampiamente prevedibile e difficilmente arginabile, almeno in questo momento; la sua lettura della “gara” elettorale è risultata vincente; “populismo”, “servilismo” o complotto che sia, il 25% degli elettori si riconosce in questo soggetto, vuoi per intima convinzione e piena consapevolezza, vuoi come sfogatoio, vuoi per qualunquistico appecoronamento alla sua gestione verticistica del movimento e della propaganda (supportata sappiamo bene da chi); fatto sta che il comico genovese ha sconfitto (momentaneamente?) la sclerotica organizzazione dei partiti per come la conoscevamo, o almeno la loro degenerata rappresentazione di centrodestra e centrosinistra degli ultimi tempi.
Il vincitore delle elezioni rimane dunque Grillo, e questo grazie anche agli altrui demeriti, presunzioni e sottovalutazioni, delle “destre” in primis. Ora si torna a parlare (come sempre, quando i buoi sono fuggiti…) di costituenti, unioni (di fatto) di un’area in via d’estinzione. Pochi slanci, ancor meno convinzione e tanta confusione: difficile trovare “la quadra”. Non credo quindi di dover guardare con interesse a questi fiacchi richiami dettati più dal bisogno e dal disorientamento, che dalla ferma e lucida volontà.
Costituenti, per di più, auspicate da e con soggetti che tutto rappresentano fuorché il rinnovamento, soggetti che intendono presuntuosamente parlare di “nuovo” quando incarnano il continuum politico-temporale con la seconda Repubblica.
Progetto Nazionale ha promosso e lanciato un "nuovo modello veneto” di logica e di mentalità, proiettato su scala nazionale. Abbiamo deciso di lavorare in questa direzione, laddove i nostri uomini e i nostri Circoli sono radicati sul territorio.
Abbiamo un obiettivo che deve portare ad una revisione della Costituzione in senso federale nell'ottica delle macro-regioni, che geograficamente si identifichi nelle mentalità locali, salvaguardando le specificità territoriali. Non una “destra” patriottarda e iperliberista, non una “sinistra” assistenzialista e immorale, ma la promozione e la salvaguardia dell’Identità delle nostre Genti.
Il vero marcio della politica non è affatto emerso nella sua interezza, e anzi, come per il caso MPS, si cerca di nasconderlo sotto il tappeto, nella speranza (fondata) che il “popolo bue” dimentichi rapidamente. C’è poi il rischio che quella del Movimento 5 Stelle si dimostri una vittoria di Pirro e che una sana rivendicazione di cambiamento, di pulizia e di rinnovamento venga dirottata su dei binari morti.
Nel frattempo:
- l’instabilità politica e la diffusa rassegnazione hanno solamente favorito, più che i “precari” al Parlamento, i tecnocrati di Francoforte e Bruxelles, pronti a stilare i nuovi protocolli di cancellazione della sovranità e di macellazione dello Stato sociale, completando l’opera di privatizzazioni di quel poco che è ancora rimasto del nostro sistema economico produttivo;
- il cancro dell’immigrazione, alimentato dal buonismo progressista, avanza spietato mietendo vittime quotidianamente, portando la criminalità comune a percentuali intollerabili, intasando carceri e pratiche giudiziarie;
- le bollette aumentano a dismisura e senza soluzione di continuità grazie alla mancanza di una politica energetica autenticamente sovranista;
- la politica estera rimane clamorosamente e irresponsabilmente assente;
- il sistema bancario sta fagocitando quello economico-produttivo in barba alla tanto strombazzata “crisi del sistema”.
Tutti temi, questi, a cui il “frinire” o il “frignare” grillino in parlamento, assai difficilmente saprà dare risposte concrete.

Piero Puschiavo

martedì 5 marzo 2013

In difesa della Vita.



In ricordo di Massimo Morsello.



Gioventù di Ferro - Fiamma Milano.




Roberto Jonghi ad Antenna 3 Lombardia.

 

 

Intervento di Stella Mele sulla Destra Costituente.

 
 
Ecco l'intervento di Stella Mele nel dibattito aperto dal Giornale d'Italia dopo le elezioni
Caro Direttore,
Caro Direttore,
è necessario ripensare al ruolo della Destra nell'attuale panorama politico italiano. Il dato elettorale, senza volerne ripetere le riflessioni o i numeri già conosciuti da tutti, dimostra che i 4/5 dell'elettorato che fu di Alleanza Nazionale non hanno votato partiti dichiaratamente o apparentemente di destra.Il bipolarismo che ormai nella testa degli italiani è il sistema maggioritario che premia i partiti più forti all'interno delle coalizioni, rende sempre più improbabile il mantenimento o l'ampliamento del consenso all'interno delle formazioni che non sono in grado, nell'attuale circostanza politica, di apparire potenzialmente maggioritarie. Non sono scomparsi tra gli italiani le idee e i valori della Destra, ma questi valori e queste idee non riescono a trovare rappresentanza e consenso nei partiti che a questa tradizione si richiamano. Se si vuole dare una reale e non macchiettistica rappresentanza territoriale a questi valori è necessario avere la forza ed il coraggio di accettare e combattere la sfida della contaminazione, non tanto di contenuti, quanto di forma. Lanciare una Costituente di Destra è quanto mai necessario. Una Costituente di Destra che sappia, però, parlare a quegli italiani che non cercano collocazioni di rappresentanza identitaria, ma spazi istituzionali di vero governo dei fenomeni politici e sociali.Le battaglie sostenute da La Destra in questi anni: sovranità nazionale, politica e monetaria, stato sociale, fisco più equo, diritto alla propretà della casa e tante altre, sono battaglie condivise dalla stragarande maggioranza degli italiani. Se non siamo riusciti a trasformare questa condivisione di valori in consenso, è perchè siamo apparsi molto spesso più portatori di testimonianza che di autentica volontà di incidere.Una Costituente deve servire non per cambiare questi valori, ma per far sì che il popolo italiano possa vedere in una nuova più grande destra l'autentica portatrice di queste battaglie. La destra di governo ha due grandi colpe: la prima è quella di non aver fatto diventare azioni le idee che, invece, ha sempre avuto, la seconda è di essersi troppo accomodata nelle stanza del potere, dimenticando il proprio elettorato "anti-questo-sistema". E' arrivato il momento di accettare e di lanciare la sfida in mare aperto per far tornare la Destra in Italia un'opzione credibile.La nostra storia ci insegna che dopo ogni caduta abbiamo avuto sempre la forza di rialzarci. Dimostriamoci degni eredi di questa storia preparandoci a rialzarci non tanto per noi, ma per la nostra Patria che ha un disperato bisogno di una vera, grande ed autentica forza politica di destra. Forza, prima che ci cada di mano il testimone! Forza, molliamo gli ormeggi, tiriamo su le ancore e navighiamo in mare aperto. ...Probabilmente ci commuoveremo di nuovo. Senza retorica, senza demagogia, ne’ vergogna.
 
Stella Mele

Intervento politico di Massimo Corsaro.

 
 
Da qualche giorno, complice il risultato elettorale che ha consentito solo al neonato movimento Fratelli d’Italia di avere una rappresentanza parlamentare, è tutto un fiorire di considerazioni circa l’assenza della destra politica e – seppure con diverse sfumature – una richiesta a tutti quelli che ne fanno o ne hanno fatto parte a mettersi insieme per ricostituire un unico soggetto politico.
Con toni e sfumature diverse, e con argomenti spesso accattivanti, se ne sono occupati da Marcello Veneziani a Renato Besana, da Michele de Feudis a Pietrangelo Buttafuoco da Angelo Mellone a Marco Valle.
Da parte mia, senza avere la presunzione di rappresentare piú di me stesso, non voglio lasciare senza risposta le considerazioni prodotte, aggiungendovi qualche personale riflessione.
Anzitutto, voglio smentire la vulgata secondo la quale le diverse anime della destra si siano osteggiate nel corso della recente campagna elettorale; è piuttosto vero che, magari sbagliando, ciascuno abbia fatto corsa a sè senza coordinarsi, ma nemmeno intralciandosi con gli altri. E, d’altra parte, non poteva che essere così, provenendo nel recente passato da percorsi differenti, con linguaggi, sostenitori e platee non esattamente sovrapponibili.
In secondo luogo, tengo a precisare che a mio avviso sarebbe altamente riduttivo e privo di ambizione se il nostro progetto fosse circoscritto ad una “riunione dopo la diaspora”. Un simile scenario potrebbe, nell’ipotesi migliore, cementare una tribuna di mera testimonianza, con scarso e decrescente appeal verso qualunque interlocutore che non abbia già fatto parte di un percorso passato, affrettatamente archiviato per colpa non solo dell’immobiliarista monegasco, ma anche di una vasta comunità che ne ha ostinatamente difeso una leadership mai basata su un saldo riferimento politico e culturale.
Ciò che, piuttosto, mi piace pensare, è che si sia ancora in grado di gettare un seme per la ricostruzione di un centrodestra serio, chiaramente ancorato sotto il profilo valoriale, ma pronto ad accettare le complesse sfide della modernità e del confronto con i nuovi linguaggi della comunicazione.
Intendiamoci, non ho motivo di essere insoddisfatto della scelta di aver dato vita, insieme a tanti, al movimento Fratelli d’Italia cui hanno aderito in principal modo persone deluse dal profilo che il PDL aveva assunto negli anni. In 40 giorni dalla sua costituzione, e avendo gettato alle ortiche la rendita di posizione che la gran parte di noi avrebbe mantenuto se fosse rimasto alla corte di Silvio (mi piacerebbe che di questo almeno ci venisse dato atto), siamo riusciti ad affermare una presenza parlamentare, nonostante la forte polarizzazione abbia spazzato via Di Pietro, Ingroia, Giannino e il cognato della Tullliani, ferendo le ambizioni di Monti e Vendola e riducendo Casini al lumicino.
Ma, se vogliamo essere seri, non ci può bastare.
Se, del PDL, abbiamo denunciato un calo di tensione morale che ha prodotto una classe politica poco avvezza all’impegno per l’affermazione di idee e modelli sociali, quello che oggi ci deve coinvolgere è la costruzione di un ambito credibile per chi si sente alternativo alla sinistra, ai suoi riferimenti culturali ed al relativismo diffuso che l’affermazione di quei principi ha trasformato in linguaggio comune.
In altre parole, dobbiamo ricominciare da dove Alleanza Nazionale prima ed il PDL poi si sono fermati, quando hanno rinunciato ad ampliare le stanze di una casa comune per offrire tutela agli inquilini esistenti. E dobbiamo farlo, a differenza di qualche personalissimo e miserrimo tentativo della scorsa legislatura, rimanendo dalla nostra parte del campo; giacchè come si è visto ogni voltafaccia, oltre che essere eticamente intollerabile, non porta nemmeno fortuna a chi lo attua.
Non si tratta di aprire un circolo in cui regolare le maggiori affinità al pensiero di Gentile, Evola o De Benoist, ma di rifare una chiamata alle armi per tutti quelli che credono ancora nella possibilità di incidere profondamente nel disegno della società italiana, costruendo un idem sentire diffuso che sappia fronteggiare quella deriva sinistra che, dalla cultura all’informazione passando per i criteri educativi ed i modelli di welfare, ha continuato indifferente a dilagare nel ventennio berlusconiano la cui principale, storica colpa, resterà proprio quella di aver rinunciato a permeare di valori la coscienza collettiva della Nazione.
Penso quindi alla costituzione di un soggetto politico, che non abbia timore di affermare che non tutto può essere accettato nel nome della libertà individuale, e che ci sono cose giuste che vanno sostenute e difese ed altre sbagliate che vanno avversate, con buona pace dei soloni del pensiero unico e dell’insopportabile ricorso al politicamente corretto.
Inutile, tra di noi, tracciare i confini di ciò che certamente condividiamo: l’etica della responsabilità individuale in luogo della collettivizzazione delle colpe; l’affermazione del merito sulla truffa egualitarista; la difesa ad oltranza del diritto naturale, pur nel riconoscimento a tutti dei diritti civili; il rispetto per la storia e la tradizione nazionali; la ridefinizione del rapporto tra il cittadino e lo Stato, partendo da una modifica del sistema fiscale che fissi un limite al prelievo e imponga a chi amministra la cosa pubblica di limitare la spesa entro quanto può essere chiesto al contribuente; la difesa dell’Italia che produce senza assistenze e protezioni sindacali, la piccola impresa ed il professionista con i loro addetti; il ripensamento del ruolo e della rappresentatività dell’Europa, la cui direzione va sottratta a massoni e banchieri.
Se non fosse che in Italia ne è stata affermata un’accezione negativa, proverei a dire che ciò che ancora manca è un vero soggetto conservatore, o che almeno sia tale senza imbarazzo nei valori e nei principi, non mancando in cambio di essere determinato e trasgressivo nel linguaggio e nelle ricette. Si tratta, volendo banalizzare, di dare rappresentanza al semplice buon senso del padre di famiglia, quello che sa che per fare un bambino ci vogliono un uomo e una donna; che drogarsi non è mai un diritto ma la fuga dalla realtà di un vigliacco; che se lo Stato ti chiede troppo, prima soffochi tu e poi fallisce esso stesso.
Un tale soggetto, deve essere partecipato da tutti quanti provengono da destra, ma non può essere limitato a questi; se così fosse, non riuscirebbe ad attirare alcuna ulteriore adesione e fallirebbe per naturale involuzione ed estinzione.
Non so quanto la stella di Berlusconi vorrà e potrà durare nella competizione politica; troppe volte dato per finito, ha reagito e ruggito come un leone anche questa volta. Ma questo, paradossalmente, non fa che prolungare l’agonia di un percorso che ormai di politico ha poco, essendo in modo troppo evidente condizionato dalla cortigianeria verso il Capo e dalla necessità di questo di mantenersi un ruolo condizionante a tutela, legittima ma non di interesse universale, di obiettivi personali. Nulla più, di quella rivoluzione che venti anni fa aveva fatto credere agli italiani nel sogno di una vera rivoluzione sociale, capace di vincere le resistenze e liberarci dai vincoli di poteri forti e veti incrociati.
Ne è riprova, ove ce ne fosse stato bisogno, la fretta con cui autorevoli esponenti del PDL si sono affannati a dichiarare la disponibilità a partecipare a “governissimi”, venendo platealmente meno alla parola data agli elettori solo 7 giorni fa per ottenerne il consenso, e rieditando i vizi del peggior doroteismo capace di farsi andar bene tutto ed il suo contrario pur di poter stare al tavolo in cui si spartisce la torta.
Un centrodestra che non sia miope deve occuparsi di ciò che dovrá divenire in futuro.
La vera sfida, è allora quella di essere capaci di pensare a medio periodo, lasciando ad altri la gestione delle alchimie contingenti, volte a tenere una mano purchessia nella stanza dei bottoni.
Se il “se ci sei batti un colpo” che mi è sembrato di leggere nelle parole di chi si è occupato di noi può essere rubricato in questo senso, credo che tutti assieme si abbia molto da dire e da fare.
Sol che si abbia, tutti, la volontà di provarci, rinunciando a quel troppo di altezzoso distacco che a volte ci ha consegnato, dall’interno stesso della nostra area culturale, critiche superiori ai demeriti, finendo per fare il gioco di chi ha convenienza a dipingerci come vecchie comari perennemente in lite fra loro per piccole beghe di cortile.
 
Massimo Corsaro

Noi, Beppe Grillo ed il Movimento 5 Stelle...

 
 
Innanzitutto è giusto ribadire, con forza e chiarezza, il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo non è la causa di questa crisi politica, economica e sociale ma solo la risposta sbagliata. Se non ci fossero stati i ripetuti scandali, il malgoverno ed il degrado (morale, intellettuale ed umano) della precedente classe dirigente (trasversalmente di sinistra, centro ed anche, purtroppo, di destra), i grillini non sarebbero mai nati o sarebbero rimasti solo una esigua minoranza. Il voto dato a Grillo è, del tutta evidenza, una forte (ed assolutamente condivisibile) protesta e reazione popolare contro la casta e la partitocrazia, le banche e le multinazionali.
 
Si tratta di un sonoro schiaffo dato al sistema, di una sana doccia fredda che imporrà pulizia, tagli e cambiamenti. Ora, centro-destra e centro-sinistra, saranno, finalmente,  costretti, per sopravvivere politicamente, ad accettare tutte quelle neccessarie riforme volute ed imposte dagli elettori. Giudichiamo, quindi, positivamente, questo scossone al sistema ma non siamo, altrettanto, fiduciosi sulle capacità, l'affidabilità e la tenuta del movimento grillino.
 
Infatti, se guardiamo con simpatia, ai nuovi eletti (fra questi tanti giovani, donne, laureati, professionisti ed imprenditori), sappiamo che si tratta di un compagine assolutamente disomogenea ed assolutamente priva della neccessaria preparazione politica. Il Movimento 5 Stelle è un movimento "rivoluzionario", spontaneo e trasversale, basato su un capo carismatico ed una piattaforma programmatica (simile alla prima Lega e con similitudini sociologiche al Fascismo Sansepolcrista ed al movimento peronista argentino) ma non ne conosciamo i valori di riferimento (ve ne sono?) e nemmeno i suoi rappresentanti eletti in massa a queste elezioni.
 
Sicuramente non ci piaciono l'inquietante figura del potente web-imprenditore Gianroberto Casaleggio, le sue idee chiaramente mondialiste, la sua sospetta vicinanza alla massoneria, i suoi cordiali rapporti con la Goldman Sachs ed altri poteri forti internazionali, ben contenti, che la protesta popolare sia stata incanalata (ammorbidita, neutralizzata?) da Beppe Grillo e non da altri soggetti politici, veramente alternativi e preparati, come, in Grecia, Alba Dorata e, meglio ancora, in Francia, il Fronte Nazionale di Jean Marie e Marine Le Pen.
 
Se questo scenario non è avvenuto è per le tragicomiche divisioni della destra italiana in sette listarelle dai risultati miserabili. Questa legislatura, durerà, comunque poco, siamo ancora in tempo a dare una seria, valida e credibile alternativa politica ed elettorale al nostro popolo ma dobbiamo farci trovare uniti, seri e preparati. Per questo, è assolutamente urgente la convocazione di un grande congresso costituente per riunificare, rinnovare e rilanciare la destra (nazionale, popolare, sociale, radicale, identitaria) italiana.
 
Roberto Jonghi Lavarini
 
 
Beppe Grillo e il passato nel Fronte della Gioventù (Msi): verità o leggenda? (Articolo di Alessandro Da Rold).
 
Beppe Grillo, leader del Movimento Cinque Stelle, ha avuto un passato fascista? La domanda circola in queste ore sui social network con una certa insistenza. O meglio, da alcuni giorni circolano su internet diversi retroscena che danno ben quattro esponenti in Lombardia del M5s come ex militanti missini. A rivelarlo è stato Vincenzo Forte, un avvocato dell'Unione Patriottica, che una settimana fa ha iniziato a far circolare questa nota sui candidati lombardi M5s: «I quattro eletti in Lombardia avrebbero militato nella Fiamma tricolore di Pino Rauti fino al 2002 e poi, in seguito, avrebbero mantenuto i contatti con l’area della destra radicale, con gli ambienti culturali come il Centro studi Polaris di Gabriele Adinolfi, il Movimento Zero di Massimo Fini e il comitato Destra per Milano di Roberto Jonghi Lavarini».
Sulla questione gli ex dirigenti missini si sono spaccati, tanto che Jonghi Lavarini ha voluto prendere le distanze da Forte «È assolutamente vero che conosco bene due neo eletti del Movimento 5 Stelle della Lombardia (uno deputato e l'altro consigliere regionale) che, in passato, come me, hanno militato nel Movimento Sociale Fiamma Tricolore di Pino Rauti, ma si tratta di remote esperienze personali (conclusesi, entrambe nel 2000-2001) e non certo (purtroppo!) di chissà quale presenza organizzata e-o segreta». Se anche il Barone Nero sostiene non ci sia notizia, allo stesso tempo aggiunge un altro particolare. «Peraltro, dello stesso Beppe Grillo, vi sono senpre state, in tempi non sospetti (anni '80), voci, mai smentite, che avesse frequentato il Fronte della Gioventù (MSI) di Genova».
 
Secondo quanto ricostruito da Linkiesta, quelle voci sul Fronte della Gioventù, iniziarono a circolare nel Msi genovese durante Tangentopoli, quando Grillo diede una svolta alla sua satira, trasformandola in etica per attaccare Bettino Craxi. Allora tra i missini si diceva: «Quello è uno di noi». La notizia non è mai stata smentita dall'ex comico, anche se in tanti ricordano che le frequentazioni di Grillo in Liguria sono state ben diverse negli anni '60 e '70. Verità o leggenda? Ma ora il caso «Grillo- fascista» inizia ad allargarsi.
 
A creare ulteriore confusione sulla vicinanza al fascismo del M5s, sarebbe un post di Roberta Lombardi, nuova capogruppo alla Camera, che quando l'ex comico genovese aprì a Casapound scrisse sul suo blog: «Da quello che conosco di Casapound, del fascismo hanno conservato solo la parte folcloristica (se vogliamo dire così), razzista e sprangaiola. Che non comprende l’ideologia del fascismo, che prima che degenerasse aveva una dimensione nazionale di comunità attinta a piene mani dal socialismo, un altissimo senso dello stato e la tutela della famiglia».
 
Altre conferme delle radici fasciste di Grillo arriverebbero dallo slogan «Arrendetevi, siete circondati», vero leit motiv della campagna elettorale, copyright missino negli anni '90, proprio del Fronte della Gioventù. E infine, tra i sostenitori di Grillo fascista, c'è chi ricorda il parallelismo della nuotata dell'ex leader tra la Calabria e la Sicilia: le nuotate erano una specialità del Duce Benito Mussolini.

http://www.linkiesta.it/blogs/portineria-milano/beppe-grillo-e-il-passato-nel-fronte-della-gioventu-msi-verita-o-leggenda#ixzz2MeW3jSZy

STORACE attacca LA RUSSA: serve umiltà e chiarezza!

La ricostruzione di una destra in Italia sabotata da chi si accontenta di nove deputati

Incredibile e ambigua lettera di Ignazio La Russa al Giornale di ieri. A noi interessa capire cosa si vuole fare: se è ancora il PPE, l'interlocutore è Berlusconi...

 
 
A noi interessa capire cosa si vuol fare: se è ancora il Ppe, l'interlocutore è Berlusconi....
 
Chi mina un progetto, di solito attribuisce ad altri il suo naufragio. Succede nei partiti e fuori dei partiti. Ieri e' capitato a Ignazio La Russa, con una boriosa lettera al Giornale che poteva risparmiarsi. Si illude di essersi salvato dallo tsunami grillino solo perché eletto deputato. Suo fratello Romano, non rieletto in Lombardia, non sarà d'accordo, credo."40 giorni senza risorse, ne' padrini, ne' media". Non merita commento una frase cosi' lontana dalla verita' che e' stata plasticamente sotto gli occhi di tutti. Nel 2008 fummo cacciati dalla coalizione per essere usciti un anno prima da An; quello di Fratelli d'Italia e' l'unico caso al mondo in cui il partito guida si allea con gli scissionisti di una settimana prima che contestano il capo della coalizione con cui si schierano. "Ho insistito fino alla fine", per un'alleanza elettorale con noi. Si, prima promettendo di ospitare qualcuno di noi nelle sue liste, poi la curiosa desistenza senatoriale senza mai poter scrivere da qualche parte una sola riga una, che affermasse il diritto a non considerarci la sezione italiana del Ppe. (Potrei chiamare a testimone il suo braccio destro, Sbardella, poi candidatosi nel Pdl perche' voleva la desistenza per La Russa senza Meloni e Rampelli...). Nemmeno questo.... Solo seggi e non chiarezza politica. E, con tutto il rispetto per una bella personalita' piemontese, magari Crosetto capolista de La Destra al Senato. E neppure un manifesto in tutto il Lazio a sostegno della mia candidatura alla regione. Tutta qui la serieta'?Infatti, scrive La Russa su Il Giornale, "fratelli d'Italia non si pone l'obiettivo pur lodevole di una riunificazione delle destre presenti in Italia" e già questo la dice lunga sull'ambiguita' di quella operazione politica. Ma quel che e' più significativa e' la distorsione di quel che facemmo a Fiuggi, dove se La Russa permette c'ero anch'io e non proprio da ultimo. Destra di governo, senza la parola centro a dover giustificare la nostra esistenza, questo e non altro decidemmo in quel congresso. Poi, il deragliamento a scadenza annuale che mi porto' anni dopo e da solo a lasciare Fini che loro seguirono fino a mollarlo per Berlusconi.E comunque, quali sarebbero le colonne d'Ercole da superare? Se ce lo spiegate, verifichiamo se pensiamo la stessa cosa. Noi abbiamo deciso di procedere con una Costituente per verificare quale strada percorrere e con chi. Ma i paletti di programma e di comportamenti sono necessari. Altrimenti la teoria delle colonne d'Ercole e' la stessa che servi' a Fini per il casino che poi combino'. Se devo fare il Ppe italiano me la vedo direttamente con Berlusconi, non con La Russa. Se si vuole invece avviare un'iniziativa che punti a scaldare il cuore di milioni di italiani e non aggiunga altre pagine di politichese a questo periodo scadente, ne parliamo anche con i Fratelli d'Italia e con chi ci sta. Ma senza boria, pero'. Noi in Parlamento non ci saremo e in fondo non c'eravamo, non ne sentiremo la mancanza. Voi ci sarete in 9 contro 163 grillini che spernacchieranno tutti. Orazi e Curiazi stavano in par condicio, almeno.
 
 
P.s. E' evidente che, se Fratelli d'Italia e' rappresentato da quello che scrive La Russa, io non posso essere l'interlocutore adatto. Ce ne vuole un altro, ne La Destra o in quel che verra', meno orgoglioso di me. Cerchiamolo se vogliamo parlare con loro. Altrimenti si dialoga, se c'è, con chi nel Pdl vuole porsi prima o poi il problema della rappresentanza reale di un mondo di destra.
 

Stefano Delle Chiaie in Lombardia.






lunedì 4 marzo 2013

COSTITUENTE NAZIONALE o DESTRA del NORD...

 
 



 
Serve subito una costituente nazionale per costruitre un nuovo movimento unitario con Fratelli d'Italia, La Destra, la Fiamma Tricolore e tutti coloro, gruppi organizzati e singoli patrioti, che ci vorranno stare.
Sono assolutamente neccessari: un serio rinnovamento della classe dirigente, regole chiare, trasparenza, meritocrazia ed una libera partecipazione della base militante, attraverso delle assemblee regionali. Per questo, serve un garante autorevole e "super partes" come Marcello Veneziani.
Questa è, veramente, l'ultima possibilità per riunificare e rilanciare la destra (nazionale, popolare e sociale) italiana, ma, questa volta, bisogna fare, in fretta e sul serio. Noi siamo, da sempre, sostenitori della unità dell'area ma non siamo più disponibili a farci prendere in giro e pretendiamo l'azeramento della vecchia classe dirigente.
Al nord, la pazienza è davvero finita, siamo stufi delle "segreterie romane" e, in tanti (in Lombardia, Veneto e Piemonte), guardiamo con estrema attenzione ed interesse alla possibile alternativa rappresentata dalla unione dei movimenti identitari e territoriali di Flavio Tosi, Mario Borghezio, Terra Insubre e Lista Maroni.
DESTRA per MILANO

 


ARTE FASCISTA in mostra a Forlì.




Università Cattolica di Milano: conferenza sui campi di concentramento americani.

Università Cattolica di Milano: conferenza sui campi di concentramento americani.

Conferenza sull'Alcazar a Casale.


Conferenza su D'Annunzio a Milano.


Camerata Beppe Grillo...


Giovani camerati ticinesi...


Storace: un percorso nuovo per la destra italiana.

 
 
Tante volte siamo caduti e tante volte ci siamo rialzati. Ma guai a pensare che ciascuno di noi sia insostituibile. La fase nuova che dobbiamo aprire ne La Destra e’ per le idee di cui siamo tenaci sostenitori e non per noi stessi. Altrimenti – voglio dirlo a Marcello Veneziani – per qualche seggio in Parlamento avremmo potuto fare un accordo elettorale con La Russa e la Meloni. Saremmo tornati a farci chiamare onorevoli, in totale una trentina di ex An in Parlamento anziché venti. Era questo il fine della nostra battaglia politica? I nostri uomini di cultura federino anziché frustarci, che non ha proprio senso mettere alla berlina chi ha dato tutto se stesso a un’idea, altro che storie. Nei prossimi giorni spero di incontrare Veneziani e spiegargli che cosa vorrei fare. Noi, quando abbiamo fondato il partito, volevamo proporre al Paese una forza politica onesta e identitaria. Ma l’Italia ha privilegiato i partiti grandi a vocazione governativa e la protesta di chi manda sconosciuti in Parlamento a sghignazzare sul destino di una Nazione. Da qui bisogna ripartire. Domanda: c’è ancora uno spazio per una forza identitaria in un paese che l’identità propria sembra averla smarrita al punto da affidarsi più a uomini che a idee? Credo che la risposta sia obbligata e che imponga atteggiamenti conseguenti. Come tornare ad emozionare e’ il nostro problema, la passione e’ stata una forza trascinatrice nella nostra formazione culturale ben più che l’aspettativa di potere. Nessuno, tantomeno io, intende arrendersi. Ma il messaggio da offrire agli italiani deve per forza di cose essere differente rispetto a quello che ha riscosso scarso consenso. Credo nella sovranità come opzione da rappresentare, ma chi sta fuori dal Parlamento deve essere capace di farla identificare con gesti ed eventi di forte simbolicità. Per questo mi piacerebbe un movimento rinnovato, rappresentato da una dirigenza più fresca, che accompagnerei con ancora più entusiasmo in un percorso capace di suscitare entusiasmo. Due cose non mi si possono chiedere: di dover spiegare ogni giorno a qualche matto che si diverte sulla rete che non mi interessa costruire l’armata nera di un altro secolo; e che e’ assolutamente inutile ripercorrere la zeromania che ha contagiato i Romagnoli, i Fiore e persino Casapound. Mi spiace, ma non e’ il mio mestiere.V oglio offrire all’Italia una destra nuova, ricca più di testa che di muscoli. Se non siamo egoisti lo spazio politico può tornare ad esserci. Ma senza piagnistei sul bel tempo andato.
 
Il 16 marzo, al comitato centrale dovremo avere idee chiare.
 
http://www.ilgiornaleditalia.org/news/politica/845362/Un-percorso-nuovo-per-la-destra.html

In ricordo di Alessandro Alvarez.

 
 
Iscritto all’Università Cattolica di Milano presso la facoltà di Scienze Politiche, Alessandro Alvarez era in procinto di laurearsi. Dopo aver aderito nel 1995 al Movimento Sociale – Fiamma Tricolore, aveva dato vita, insieme ad altri militanti, ad Alleanza Studentesca e contemporaneamente frequentando il Fronte Sociale Nazionale. Proprio il Segretario, Adriano Tilgher, dichiarò alla stampa, qualche giorno dopo l’omicidio, “Conoscevo personalmente Alessandro Alvarez.: era un bravo Camerata”. Durante i solenni funerali erano presenti più di trecento giovani, provenienti da diverse parti dell’Italia, oltre che molti Dirigenti della estrema destra milanese. La bara, accompagnata dal saluto romano, era stata ricoperta con una bandiera raffigurante una runa celtica nera su uno sfondo bianco e rosso. Alla fine, in cerchio attorno al feretro si era levato l’ultimo saluto: «Camerata Alessandro Alvarez: Presente … Presente … Presente!». La sera del 3 marzo 2000 a Cologno Monzese, alle porte di Milano, poco prima di mezzanotte, in una strada poco illuminata e di scarso passaggio nella periferia industriale, tra due capannoni di una fabbrica, ormai dismessa, e ricoperta di graffiti, veniva ritrovato il corpo senza vita di Alessandro Alvarez. Assassinato da alcuni colpi di arma da fuoco. Cosa strana a terra nessun bossolo. L’esame autoptico evidenziava che l’assassino, probabilmente, aveva impugnato una pistola calibro trentotto e che il giovane militante di destra era stato colpito, prima al torace, mentre era ancora in sella al suo motorino, e poi due volte alla testa, mentre tentava di fuggire a piedi. In un primo momento fu subito esclusa la pista politica, nonostante il nome di Alessandro Alvarez fosse già noto da anni per la sua militanza nelle organizzazioni milanesi della destra più radicale. Ma il colpo di scena arrivò subito dopo. A cinque giorni dall’assassinio, veniva fermato Alessandro Troccoli, ventisei anni, anch’esso di Cologno Monzese. Interrogato dagli inquirenti, come amico della vittima, e messo alle strette, dichiarava di aver in realtà assistito all’omicidio. Aveva accompagnato Alessandro Alvarez ad un incontro per trattare una partita di armi. All’improvviso, nel più totale buio della strada, uno sconosciuto aveva pronunciato il nome di Alessandro, ossia il nome di entrambi., e Troccoli si era voltato per capire chi fosse. Secondo le sue dichiarazioni, a sparare era stato un extracomunitario di origine slave, descritto come mezzo calvo, con due baffetti e di media statura. Alessandro Troccoli a quel punto fuggiva impaurito perdendo di vista l’amico Alvarez. Ma le analisi stabilirono che sul giubbotto, indossato da Alessandro Troccoli, si erano depositate diverse tracce di polvere da sparo. In almeno dodici punti comparivano particelle di piombo, bario e antimonio. Anche Alessandro Troccoli, dunque, aveva sparato. Non solo, risultava anche difficile credere, che qualcuno poteva fuggire dal vicolo dove era stata tesa la trappola, un budello strettissimo, senza essere colpito. Da teste, Alessandro Troccoli si trasformava in indagato, e il Giudice per le indagini preliminare, sulla base dell’acquisizione di nuovi elementi, lo incriminava non solo per traffico di armi ma anche per l’ assassinio dell’amico Alessandro Alvarez.

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Ragionare dopo l’uragano. C’è ancora uno spazio per la Destra?

 
Ragionare dopo l’uragano. C’è ancora uno spazio per la Destra? (Intervento di MARCO VALLE).
 
Game over. Il gioco è finito. Le biglie si fermano e il pallottoliere fissa il risultato. Calano i numeri, freddi e precisi, e disegnano un panorama sussultante e disorganico.
Inutile ogni ricamo. Due ricchi sessantenni — un comico ligure e un guru della comunicazione della finanza transatlantica — hanno sconvolto il sistema e aperto una fase nuova della non esaltante storia repubblicana. Tra pochi giorni nell’aula di Montecitorio entrerà una compagine imbarazzante e imbarazzata: casalinghe di Voghera, sfigati assortiti, ufologi, No Tav e altre amenità ciabanti. Una follia? No. Dietro a quest’umanità vociante e impreparata a tutto vi è una regia attenta e una disciplina di ferro simile — molto simile — a quella che il defunto Ron Hubbard imponeva agli idioti che avevano aderito a Scientology. Con buona pace dei suoi adepti e dei suoi elettori, Cinque Stelle è un’operazione raffinata, preparata negli anni con cinismo e perizia, un disegno complesso in cui una spontaneità esibita e ostentata s’intreccia con calcoli attenti, ragionamenti lunghi, riferimenti potenti e — soprattutto — mire ambiziose quanto oscure.
Di certo la Premiata ditta Grillo & Casaleggio ha dissanguato la sinistra riformista (il PD perde quasi 4 milioni di voti) e la Lega Nord (metà dell’elettorato) e sventrato i neocomunisti e i giustizialisti. Ha retto meglio il centrodestra grazie a Berlusconi, l’unico che nei mesi precedenti ha compreso, studiandone accuratamente i linguaggi, il fenomeno Grillo. Piaccia o meno, lo spettacolo pirotecnico messo in scena dal Cav. — un geniale impasto di promesse mirabolanti e buon senso — si è dimostrato una sorta di anti grillismo grillino, un controveleno velenoso. La contromossa ha, almeno parzialmente, funzionato: il PdL, al netto delle ingenti perdite (6 milioni di voti), è riuscito a tamponare le falle sul fronte Cinque Stelle — quello che più preoccupava Berlusca —, recuperare una parte degli indecisi e dei delusi, massacrare i neo centristi montiani e, infine, rilanciare un leader e una coalizione dati per spacciati.
In questo quadro assolutamente dinamico e sconnesso — un tripolarismo e mezzo che condanna l’Italia all’ingovernabilità — la galassia delle destre rischia di sembrare ed essere un dato marginale. Irrilevante. A fronte del risultato forse controverso di Fratelli d’Italia — un piccolo miracolo o un effetto residuale? — ma reale e inoppugnabile, vi è la decimazione degli ex AN rimasti nel PdL, l’evaporazione (nel crudele dileggio della rete) di Futuro e Libertà, la bocciatura di Storace e la conferma dell’infruttuosità delle formazioni minori.
Nulla d’imprevisto. I risultati di febbraio 2013 sono l’effetto logico di una catena d’errori forgiatasi già all’indomani del congresso di Fiuggi e inanellatasi lungo un ventennio confortevole quanto fallimentare. Dal 1995, nonostante le affermazioni elettorali e uno spazio potenzialmente maggioritario, la destra politica ha iniziato a sbiadire la propria identità rinunciando a una progettualità forte. E ancora, per uno strano paradosso i successi hanno a lungo celato un processo involutivo — accelerato dall’affievolimento senile di Rauti e dalle morti premature di Tatarella e Marzio Tremaglia, tre “fabbri” di idee senza eredi — che ha rivelato tante fragilità e molti equivoci. In primis, i pesanti limiti culturali di un personale politico autoreferenziale, spesso subalterno a modelli e comportamenti distanti o/e inconciliabili con la sensibilità del blocco sociale di cui è espressione
Come ricordava su “Il Mulino” Ernesto Galli della Loggia, «evidente è stata l’incapacità, se non addirittura il disinteresse — abbastanza sorprendente dal momento che aveva in mano tutte le leve del potere —, che la destra ha dimostrato nell’affermare e organizzare una propria presenza culturale e intellettuale nella società italiana… riconfermando la propria subalternità, la destra non è riuscita neppure a proporre una sua originale narrazione circa il passato del Paese, né a influenzare in modo significativo il senso comune, non dico producendo ma tanto meno riuscendo a identificarsi con mode, miti, figure simboliche nuove e diverse rispetto a quelle correnti, tuttora fortemente dipendenti da un punto di vista di sinistra. È invece accaduto paradossalmente che proprio sotto il suo governo l’interdetto antifascista — che durante un breve intermezzo tra gli anni Ottanta e Novanta sembrava in via di superamento — si sia trovato, viceversa, rimesso in auge e rafforzato sotto le nuove spoglie di interdetto antiberlusconiano e antileghista, aprendo una nuova stagione di delegittimazione».
Il verdetto severissimo emesso nelle urne dal popolo della destra verso i suoi referenti politici del passato e del presente — spesso, purtroppo, identici — è la conseguenza di tutto ciò e altro ancora. Di fronte alla gravità dell’accaduto appare riduttivo, persino pleonastico (e troppo comodo) attribuire ogni colpa unicamente all’ex Leader Maximo e dimenticare o/e assolvere i plaudenti, i moschettieri del Capo, tutti quelli che strillavano “Fini, Fini il nuovo Mussolini”.
Non vi sono — nemmeno tra gli ultrà, gli iper critici, i super identitari, i puri e duri — degli innocenti. Nessuno è innocente. Pochi hanno compreso la portata storica dell’esperienza governativa e i mutamenti sociali in atto, pochissimi hanno esplorato i nuovi linguaggi e le potenzialità e i rischi della rete, la piattaforma sconfinata del 2.0. Nessuno ha forgiato risposte forti, proposto alternative serie, immaginato percorsi differenti e credibili.
Nessuno — ex missini, ex AN, ex PdL e tantomeno finiani, destristi, fiammisti, forzanovisti e compagnia cantante — è riuscito a parlare all’Italia. Quella vera, non quella rassicurante e ingannevole immaginata in Parlamento o disegnata nelle strategie (tutte fallite) tracciate da intellettuali accidiosi, deputati trombati, preti spretati ed emuli dell’onorevole Beppe Tritoni… Game over. Ancora una volta i dati elettorali, spiacevoli ma reali, hanno fissato i punti d’arrivo e di partenza.
Al di là della ricostruzione dolente delle fasi di un naufragio ormai conclamato rimane urgente recuperare un minimo di oggettività e di razionalità e aprire — sine ira ac studio — una riflessione a 360 gradi. Senza sconti per alcuno. Come ricordava Angelo Mellone su Barbadillo.it — una delle poche voci intelligenti e non conformiste sul web — «non è tempo delle mezze misure o dei pasticci tipo i “rassemblement” delle destre. Ovvero mettere assieme i cocci, i rimasugli del fallimento (sia politici che culturali: c’è qualche “intellettuale” che sulla coscienza porta il peso di grandi corresponsabilità), nella sciocca speranza che l’adunata dei reduci sia un’altra forma di male minore… Nel nuovo scenario, il primo problema è capire se c’è ancora spazio per una destra: ma se c’è, dev’essere una destra che questa nazione nella seconda repubblica ancora non ha conosciuto».
Un compito impegnativo, un dovere terribile e non invidiabile che spetta in prima battuta a Fratelli d’Italia. Un dato inevitabile. Nelle urne uno spezzone del popolo di destra ha dato mandato al piccolo battello di Meloni, La Russa e Crosetto. Un segnale di speranza e una fiducia (relativa) che sarebbe folle deludere.
Con molto scetticismo (inutile negarlo) poco più di un decimo degli elettori di Alleanza Nazionale hanno offerto ad un cartello elettorale improvvisato e generoso una possibilità. Tocca ai fondatori, agli eletti e ai militanti di Fratelli d’Italia dimostrare d’esserne degni.
Come? Non solo mantenendo i loro impegni elettorali — mai più con la sinistra, mai più un Monti bis — ma aprendo una fase nuova e radicalmente differente nella vicenda della destra italiana. Riprendendo le categorie tracciate da Antonio Polito nel suo saggio “In fondo a destra” vorremmo una forza piccola o possibilmente grande (meglio…) distante dal “partito di Bush” (la follia neoconservatrice) e dal “partito del Presidente” (Berlusconi), assolutamente differente dal “partito bling bling” (i denari) e, soprattutto dal “partito senza cultura”.
Una discontinuità potente per ritrovare la continuità con la nostra storia. La Destra in Italia nasce anti reazionaria e modernista. Onesta e severa. Rivoluzionaria e nazionale. Con Mussolini — un nome pesante con cui Fini ha sempre temuto di fare i conti — la Destra incontra la sinistra e il popolo e rilancia una sfida autoritaria e progressista nel segno della Nazione. Il MSI — fenomeno plurale quanto singolare — ha interpretato in modo confuso ma dignitoso linee già tracciate. Non fu cosa da poco.
Da qui l’importanza, l’urgenza di ripartire dalle analisi, da riflessioni, dalle idee. Da pensieri forti, da ragionamenti lunghi. Ricostruire e rilanciare significa abbandonare il piccolo cabotaggio sotto la luce rassicurante di fari tremolanti e affrontare il mare aperto, le onde, le tempeste. L’incognito. Ma i nocchieri vanno scelti con cura e responsabilità. Non è più il tempo di Nautilus condotti da capitani imbronciati e umorali, sopportati da equipaggi silenziosi e scettici nostromi. La rotta va tracciata assieme. Prima di finire tutti inghiotti dal Maelstrom.