CCP

venerdì 4 novembre 2011

I veri nemici dei popoli e delle nazioni: il mondialismo e i parassiti-speculatori-usurai dell'alta finanza internazionale.


http://proscritti.blogspot.com/2010/10/il-mondialismo.html

http://proscritti.blogspot.com/2010/10/il-labirinto-del-potere-mondialista.html

http://www.centrosangiorgio.com/occultismo/princip_articoli_mondialismo.htm

Ecco i veri nemici della libertà, del benessere, della sicurezza, della identità e delle tradizioni dei popoli: i parassiti dell'alta finanza internazionale (che controllano l'economia virtuale, le banche, le borse e le assicurazioni) e la demoniaca ideologia mondialista, relativista ed anti-cristiana (portata avanti da massoni, sionisti e giacobini). I mediocri politicanti nostrani (italiani ma anche degli altri paesi europei) sono, in grande parte, delle comparse o delle marionette che ubbidiscono a questi "poteri forti", i quali, attraverso, il totale controllo della finanza, della moneta e del credito, condizionano l'economia, l'informazione e, di conseguenza, l'opinione pubblica, la politica ed il governo. La democrazia parlamentare-rappresentativa è una farsa, la politica è condizionata quando non succube, tutto il vero potere è nelle mani di pochi burocrati, banchieri e speculatori che pensano solo ai loro affari.

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Jean Mary e Marine LE PEN, rappresentano una "fiamma" di speranza per la nostra Europa:

http://www.youtube.com/watch?v=t9wTl4_sWvQ

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Ereticamente intervista il prof. Alberto B. Mariantoni

Pubblicato da Admin il mercoledì, ottobre 19, 2011

Alberto Bernardino Mariantoni è nato a Rieti, il 7 Febbraio del 1947. E’ laureato in Scienze Politiche e specializzato in Economia Politica, Islamologia e Religioni del Vicino Oriente. E’ ugualmente Master in Vicino e Medio Oriente. Politologo, scrittore e giornalista, è stato per più di vent’anni Corrispondente permanente presso le Nazioni Unite di Ginevra e per circa quindici anni sul tamburino di «Panorama». Ha collaborato con le più conosciute e prestigiose testate nazionali ed internazionali, come «Le Journal de Genève», «Radio Vaticana», «Avvenire», «Le Point», «Le Figaro», «Cambio 16», «Diario de Lisboa», «Caderno do Terceiro Mundo», «Europeu», «Evénements», «Der Spiegel», «Stern», «Die Zeit», «Berner Zeitung», «Il Giornale del Popolo», «Gazzetta Ticinese», «24Heures», «Le Matin», «Al-Sha’ab», «Al-Mukhif Al-Arabi», nonché «Antenne2», «Télévision Suisse Romande», «Televisione Svizzera Italiana», «Rinascita», «Nuovo Imperium», «Eurasia», etc. E’ esperto di politica estera e di relazioni internazionali, con particolare riferimento ai Paesi arabi e musulmani e dell’Africa centrale ed occidentale. Ha al suo attivo decine e decine di inchieste e di reportages in zone di guerra e di conflitti politici.
E’ autore di oltre trecento interviste ai protagonisti politici ed istituzionali dei Paesi del Terzo Mondo e della vita politica internazionale. Ha insegnato presso la Scuola di Formazione continua dei giornalisti di Losanna. E’ stato Professore invitato presso numerose Università Europee e Vicino-Orientali. Ha scritto: «Gli occhi bendati sul Golfo» (ed. Jaca Book, Milano 1991); «Le non-dit du conflit israélo-arabe» (ed. Pygmalion, Paris, 1992); con AA.VV., «Una Patria, una Nazione, un Popolo» (Herald Editore, Roma 2011); «Le storture del male assoluto» (Herald Editore, Roma, 2011). Dal 1994 al 2004, è stato Presidente della Camera di Commercio Italo-Palestinese. Nel 2009-2010, ha collaborato, come docente, con lo I.E.M.A.S.V.O - Istituto 'Enrico Mattei' di Alti Studi sul Vicino e Medio Oriente di Roma. Per maggiori informazioni, vedere: http://abmariantoni.altervista.org/ - http://abmariantoni.altervista.org/foto.htm


D. Dal 2008, il Mondo sta vivendo una crisi economica e finanziaria generalizzata senza precedenti. Per certi esperti, si tratterebbe di una crisi sistemica; per altri, invece, si tratterebbe di una semplice crisi ciclica del Capitalismo imperante. Qual è il suo punto di vista, in proposito?


R. Più che parlare di “Mondo”, io parlerei piuttosto di una crisi che stanno vivendo un certo numero di Paesi dello “spazio economico” che include l’Italia e l’Europa, ed ugualmente gli USA ed il Giappone. Poi, per quanto riguarda la natura e la sostanzialità della crisi che stiamo subendo dal 2008 – conoscendo il modo di essere, di esistere e di agire che è insito nell’ “ideale” capitalista, nonché le finalità che ordinariamente persegue – posso senz’altro confermarle che, in tutti i casi, non si tratta affatto di una crisi di tipo straordinario. Ma di un’usuale situazione che rientra nella abituale logica, nell’ordinaria prassi e nel ricorrente funzionamento del Capitalismo medesimo. Un modo di “fare economia”, cioè, che prende origine da quella piccola ed apparentemente innocua idea malsana che è conosciuta, nel Mondo, con il nome di ideologia liberal-liberista (per maggiori dettagli, vedere: http://www.abmariantoni.altervista.org/economia/Liberismo_e_stupidita.pdf). Poiché, quando si parla di Capitalismo liberal-liberista, di ideologia si tratta, e non di economia! Ovviamente, nel corso di questa conversazione, avrò modo, diverse volte, di ritornare su questo argomento ma, per il momento, mi permetta di aprire una breve parentesi, per dare la possibilità al lettore di inquadrare il significato ed il senso di quella che solitamente chiamiamo “economia” (dal greco oikonomia – oikos = casa e nomos = amministrazione – l’economia è soprattutto l’arte del ben gestire o del ben amministrare ciò di cui si dispone). Mi spiego. Quando molti anni fa iniziai a studiare l’Economia politica, il mio docente di allora, il prof. François Schaller dell’Università di Losanna, nella sua prima lezione di corso, ci indicò, tra le altre, due “chiavi di lettura” di questa materia. Dei parametri che personalmente ritengo siano fondamentali ed indispensabili, per dare modo a chiunque di individuare, circoscrivere, focalizzare e capire, una volta per tutte, il significato ed il senso dell’economia. La prima “chiave” che egli ci suggerì – e che sono felice, oggi, di condividere con il lettore – è la seguente: “Nessuno guadagna, ciò che un altro non perde”. La seconda – che ovviamente è complementare ed integrativa della prima – è questa: “La ricchezza non è un elastico. O ce l’ho io, o ce l’avete voi, o ce ne abbiamo un pezzetto ciascuno”. Una volta compresi questi principi di base, si capisce immediatamente che l’economia, intesa in senso capitalista – qualunque altra cosa vi possano continuare a raccontare sull’argomento, celebri o illustri personaggi, da qualsiasi autorevole tribuna o da cattedre prestigiose – è sempre e comunque un’ideologia. E’ un credo, insomma, una fede, un convincimento filosofico o dottrinale che – dopo avere fissato il suo“ schema” soggettivo ed arbitrario, assoluto ed indiscutibile – tende invariabilmente ad incitare i suoi discepoli a tentare, con qualsiasi mezzo ed espediente, di manipolare e/o di violentare la realtà, per cercare di poterla fare “combaciare” con i termini teorici ed astratti della sua preventiva e preconcetta costruzione intellettuale. L’estrema pericolosità e nocività di questa ideologia per la società umana, risiede, in modo particolare, nella sua prassi quotidiana. Una prassi che, se volessimo riassumerla in un solo concetto, altro non è – parafrasando Karl Philip Gottfried (ou Gottlieb) von Clausewitz (1780-1831), nella sua opera, “Vom Kriege” o “Della Guerra” – che il semplice “prolungamento della guerra con altri mezzi”. Per giunta, con l’ignobile e vomitevole aggravante che il tipo di guerra che essa stessa preconizza e tende sistematicamente a privilegiare, è – parafrasando, in questo caso, Thomas Hobbes (1588-1679), nel suo “Leviathan” – “la guerra di tutti contro tutti”! Va da sé, dunque, che per i più convinti seguaci o adepti del liberal-liberismo, i Popoli-Nazione e gli Stati – con la loro identità, indipendenza e sovranità – rappresentino il principale ostacolo che deve essere assolutamente rimosso ed eliminato sulla strada della loro ossessiva e maladiva ricerca del profitto per il profitto. Un’ultima precisazione. Come tutte le visioni ideologiche della vita e della Storia, l’ideologia liberal-liberista o “libero-scambista” che dir si voglia – nonostante sia stata più volte smentita e screditata (nel 1890; nel 1915; nel 1930) dal confronto che ogni volta ha avuto modo di avere con la realtà – possiede la particolarità di non accettare mai le sconfitte che subisce e di insistere caparbiamente nell’errore iniziale (errare humanum est, perseverare autem diabolicum…), in quanto – oltre a considerarsi l’unica portatrice della “verità” assoluta ed indiscutibile – tende ordinariamente a percepire il reale che ci contorna e ci ingloba, attraverso gli “occhiali deformanti” della sua “fede” e dei suoi dogmi, nonché illogicamente a pretendere che sia la realtà che debba inevitabilmente adattarsi ai suoi schemi preconcetti, e non l’inverso.


D. E nel frattempo, continua a fare danni… Come mai, però, ogni volta, riesce comunque a rinascere dalle sue ceneri ed a ritornare in auge, come se fosse l’ultimo grido delle novità economiche?


R. Vede, senza dovere necessariamente rifare l’intera storia di quell’ideologia, diciamo, per riassumere, che l’ultima versione dell’idea malsana di cui stiamo parlando, è di nuovo riuscita a risorgere dalle sue ceneri – non perché nel Mondo, in qualche modo, se ne fosse economicamente sentito il bisogno, ma soltanto – grazie a tre situazioni storiche che l’hanno direttamente favorita e che nulla hanno a che vedere con l’economia: 1. la vittoria militare delle Potenze plutocratiche e reazionarie dell’Occidente nella Seconda guerra mondiale (guerra che esse stesse – come quella del 1914-1918 – avevano studiatamente ed interessatamente fomentato e scatenato); 2. il monopolio dell’informazione che gli USA sono riusciti ad imporre all’intero Pianeta, ed attraverso il quale, a partire dagli anni 1950/1960, hanno potuto facilmente ed interessatamente ricominciare a diffondere, come se nulla fosse accaduto prima, le “nuove” teorie liberiste della “scuola di Chicago” (Milton Friedmann, Feldstein, Moore, etc.), della “scuola della Virginia” (G. Tullock, Rothbard, David Friedman, etc.), nonché le “idee”, in proposito, di Friedrich August Von Hayek, James Buchanan, R.E. Lucas, J. Sargent, J.F. Muth, N. Wallace, etc.; 3. la caduta del “muro di Berlino” (9 Novembre 1989) ed il crollo dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS), nel 1992, che hanno inaspettatamente permesso agli Stati Uniti di ergersi ad unica Potenza militare planetaria, nel contesto di un Mondo unipolare.. E’ soltanto dall’inizio degli anni 1990, infatti, che il liberal-liberismo, dopo tutti i danni che già aveva provocato in passato, da semplice ed indimostrabile teoria ideologica quale è sempre stata, ha rincominciato a ritornare in auge e ad essere dogmaticamente imposto all’insieme dei Paesi del mondo come la sola “verità” economica assoluta ed indiscutibile, grazie soprattutto al concorso ed alla complicità volontaria ed interessata dei maggiordomi prezzolati, corrotti ed inamovibili della classe politica delle nostre Nazioni. Nella sua ultima versione, il liberal-liberismo è riuscito addirittura, con l’ausilio di tecniche imbonitrici molto più raffinate delle precedenti, ad “ipnotizzare” letteralmente la maggioranza delle élites dei nostri Paesi. Le quali, a loro volta, in completa contraddizione in termini con la realtà, sono riuscite a far credere all’uomo della strada che sia possibile e realizzabile una crescita economica infinita, all’interno di mondo finito quale è il nostro Globo terrestre. E per meglio riuscire a farlo credere (ai gonzi…), i principali settatori di questa ideologia si sono fortemente adoperati, attraverso una presunta ed elucubrata “ingegneria finanziaria”, ad elaborarci una vera e propria “economia virtuale” o “derivata”: cioè, che deriva da quella reale, ma che non ha nessuna attinenza o correlazione con la prima, se non per danneggiarla, deteriorarla o affossarla. La danneggia, la deteriora e l’affossa, in quanto se l’investimento speculativo riesce a far credere di poter produrre maggiore profitto di qualunque altro investimento produttivo, nessuno sarà più invogliato a mettere un centesimo nell’economia reale, con le inevitabili e catastrofiche conseguenze che ci è dato di verificare e di subire nella vita di tutti i giorni. “L’economia virtuale”, inoltre, tendendo a creare della “ricchezza virtuale”, produce inevitabilmente, a sua volta, delle “bolle finanziarie” reali che – non solo scombinano e neutralizzano l’economia reale, ma quando “esplodono” – producono, nei confronti di quest’ultima e dell’ordinaria vita dei cittadini, soltanto crisi e recessione, a ripetizione. E’ ciò che io chiamo una delle truffe più flagranti e scandalose del nostro tempo. Non è vero, infatti, che le crisi e le successive recessioni che i diversi Paesi del mondo subiscono ciclicamente da più di due secoli, siano degli “incidenti di percorso”, per giunta imprevisti o semplicemente provocati dalla cosiddetta speculazione finanziaria internazionale (come se quest’ultima fosse un “marziano” che, di tanto in tanto, scenderebbe sulla Terra, giusto per romperci le “uova” nel paniere!), ma l’ordinario, previsto ed indispensabile itinerario che il Capitalismo economico e finanziario, di stampo liberal-liberista, è obbligato incessantemente a percorrere, per tentare, ogni volta, di riuscire a mantenere i suoi abituali livelli di profitto e, se l’occasione si presenta, ad aumentarli in maniera esponenziale. In altre parole, quando uno spazio economico di produzione e di sfruttamento incomincia a saturarsi, i “gentlemen” di cui sopra, spostano altrove le loro “biglie” ed iniziano a mettere in aperta e sleale concorrenza il nuovo spazio economico con il precedente. E’ ciò che volgarmente chiamiamo la globalizzazione, le delocalizzazioni, i movimenti di capitali selvaggi da una borsa all’altra, etc. Come ho cercato di spiegare più volte nel corso dei miei interventi su questo argomento, il Capitalismo liberal-liberista agisce nei confronti dei diversi Spazi economici del mondo, come l’andirivieni inarrestabile ed incessante delle maree: vale a dire, ruba qui e porta lì; poi, ruba lì e porta qui; dopo ancora, ruba di nuovo qui e porta di nuovo altrove; etc. All’infinito!


D. Ma allora, in definitiva, tutte le chiacchiere che ogni giorno ci propinano sulla crisi generalizzata che staremmo vivendo e che rischia di trascinarci tutti nel baratro, con i vari corollari del possibile default dei nostri Stati e delle nostre banche, nonché degli inevitabili sacrifici che dobbiamo assolutamente fare per uscirne, sono tutte balle?


R. Certo che sono balle! E’ la classica, proverbiale e farsesca rappresentazione da “Circo Togni”… Un circo dove le fandonie in questione sono quotidianamente recitate a soggetto e con il massimo “impegno professionale” da quei pagliacci della nostra casta politica-politicante che, al Governo, come all’opposizione, per meglio riempirsi le tasche a livello personale, continuano a gestire il Paese, per conto terzi (banche + finanza internazionale), nonché a danno e pregiudizio dei cittadini che pretendono rappresentare e tutelare. Quelle balle, come l’avrà senz’altro intuito, servono unicamente per stressarci, demoralizzarci, dividerci e disorientarci. Servono a distoglierci dalle reali intenzioni del liberal-liberismo e dalle effettive problematiche del Paese e, quindi, a farci volontariamente o obtorto collo trangugiare la “pillola” della recessione manovrata, per dosi omeopatiche successive e sempre più intense, per impedirci di potere immediatamente, collettivamente e violentemente reagire. Questo, fino ad estenuarci, convincerci a cedere per gradi e farci accettare, alla fine del “tunnel”, come male minore, i medesimi standard di vita che esistevano in Cina o nell’India, fino a qualche anno fa. Quando saranno riusciti a persuaderci che, per sopravvivere, dovremo necessariamente eguagliare quei livelli di vita (cioè, per fare un esempio, 18 o 20 dollari mese per il salario medio, e 100 o 150 dollari, per i tecnici specializzati o i quadri burocratici ed amministrativi), i “signori” di cui sopra rimetteranno in moto la loro furbesca e truffaldina “macchina” sfrutta-popoli e tenteranno di fare con la Cina e l’India ciò che, oggi, stanno facendo con l’Europa e, con minore accanimento e veemenza, nei confronti degli Stati Uniti, del Giappone e di alcuni Paesi del Sud-Est asiatico. Tenteranno, cioè, di rubare di nuovo lì, per riportare i loro investimenti in Occidente. Questo, ovviamente, è uno dei metodi, che i suddetti delinquenti in camicia e cravatta utilizzano per cercare di mantenere o di aumentare i loro profitti e, dunque, riuscire a prolungare sine die il loro potere di sfuttamento, di usura e di estorsione sul Mondo. L’altro metodo (quasi sempre complementare al primo) essendo quello di applicarsi – direttamente o indirettamente – a scatenare guerre o disordini generalizzati, ufficialmente incontrollabili, in tutti quei Paesi dove essi stessi – non soltanto sono in grado di far perdurare quelle situazioni d’eccezione per tempi lunghissimi (Viet-Nam, Afghanistan docent!), ma dove ugualmente – possono gratuitamente ed impunemente (in nome dei “principi” e della “morale”, dei “diritti dell’uomo” e della “democrazia”… e con la scusa di indispensabili ed improrogabili “cambiamenti” di regime) mettere le loro sporche mani, grondandi di sangue e di rapina, sulle specifiche risorse di Paesi produttori di petrolio, come l’Iraq o la Libia e, domani, quasi sicuramente della Siria e dell’Iran.


D. Sulle reiterate “fregature” che il liberal-liberismo ci starebbe attualmente dando, ci potrebbe fornire qualche prova tangibile??


R. Certamente! Prendiamo tra le infinite prove disponibili, quelle più lampanti ed immediatamente comprensibili. Il 13 Ottobre scorso, il Presidente Napolitano, a Genova, dichiarava: “L’Italia deve investire in politica industriale”. Ora, pur ammettendo, per pura ipotesi, che l’Italia lo possa veramente fare, la nostra Industria come potrebbe davvero riuscire a rendere i suoi prodotti concorrenziali, rispetto a quelli, di simile qualità, che provengono dalla Cina, dall’India o dalla Turchia, dove i costi fissi e variabili delle imprese di quei Paesi – che incidono considerevolmente sul prezzo finale di vendita – sono, come minimo, inferiori di almeno i due terzi, nel confronto con i nostri? Vede, se io le dicessi che si può tranquillamente comparare un cavallo con un cavolo, oppure un traliccio della luce con un piatto di pasta, o ancora un cappello di paglia con un aratro, lei che cosa mi risponderebbe? Mi risponderebbe che – se non sto scherzando – sono sicuramente un pazzo, un bugiardo o un volgare impostore. Come mai, però, quando il personaggio di cui sopra, per far “contenti” (e coglionati…) gli operai genovesi lascia intendere loro che farà tutto il suo possibile per facilitare il “rilancio dell’industria italiana” (omettendo ovviamente di precisare loro che – per scelta politica, per convinzione personale e per lo stesso ruolo istituzionale che ha accettato di svolgere – è senz’altro favorevole alla globalizazione ed al mantenimento dei “vantaggi economici” del libero scambio tra Paesi di diverso tenore di vita e differente regolamentazione giuridica e sociale), nessuno si accorge della truffa che si cela dietro a quelle parole? L’economia, vede, come la vita di tutti i giorni, insegna che si possono comparare soltanto le cose comparabili. A maggior ragione i Paesi. E quando non se ne tiene conto (o si fa finta di non saperlo!), è assolutamente prevedibile ed inevitabile che – nel contesto di un qualsiasi libero mercato tra spazi economici disuguali – i prezzi tendano ad allinearsi su quelli più alti, ed i salari su quelli più bassi! Come potrebbe essere possibile, infatti, riuscire, da un lato, a rilanciare la nostra industria nazionale e, dall’altro, pretendere di dovere continuare a metterla in concorrenza, con la produzione di Paesi dove il salario medio dell’operaio-schiavo, come abbiamo visto, non supera i 18/20 dollari al mese, e dove non esiste per giunta nessuna protezione giuridica, sindacale, ospedaliera, infortunistica e sociale per i lavoratori? E questo, senza dovere correre il rischio di privilegiare apertamente, nello scambio, i suddetti Paesi produttori e penalizzare pesantemente ed ingiustamente i nostri? Prendiamo un altro argomento. In Italia, diverse forze economiche e sindacali ci dicono: “Rilanciamo l’industria dell’automobile”… Ammettiamo, sempre per ipotesi, che lo si possa realmente fare. Magari, soltanto per il nostro mercato nazionale. E per facilitare quel “rilancio” – invece di far pagare quelle automobili, magari a prezzi bassissimi – si riuscisse addirittura a regalare un milione di vetture (tanto per cominciare…) ai primi Italiani che le reclameranno. A quel punto, dove le parcheggeremmo? E come potremmo riuscire ancora a circolare sulle nostre strade, visto che già, all’ora attuale, non riusciamo più a farlo? Cerchiamo di analizzare, ora, altre prove. Per rendersi conto della non volontà del Sistema di impegnarsi seriamente a risolvere i problemi che angosciano insopportabilmente la nostra Nazione, pensiamo, per averne un esempio, alla vergognosa e cialtronesca classe politica italiana (di qualsiasi tendenza politica, al governo, come all’opposizione) che da nota e prezzolata imbonitrice del “popolo sovrano” – benché sappia perfettamente che non può e non deve fare nulla, per evitarci la recessione – si permette quotidianamente il lusso di venire a fare la “passerella” in televisione ed a prenderci letteralmente per i fondelli, raccontandoci compitamente che per sormontare la crisi e rilanciare la nostra economia “bisognerebbe fare questo”, “bisognerebbe fare quest’altro”, “bisognerebbe fare quell’altro”, bisognerebbe, bisognerebbe, bisognerebbe… Ma dico, come mai nessun giornalista di regime – che ordinariamente assiste, in TV, a quelle loro farsesche rappresentazioni, non si accorge di quella loro flagrante presa in giro dei telespettatori e, magari, ha il coraggio di dire loro: ma brutti mascalzoni incalliti e patentati che non siete altro, chi, dunque, lo dovrebbe fare ciò che affermate che dovrebbe essere fatto, visto che voi e soltanto voi, e non certo “altri”, siete stati votati ed eletti per andarlo effettivamente a fare? Prendiamo un altro argomento… Ultimamente, la BCE da ordinato al Governo italiano, ovviamente con una lettera raccomandata e confidenziale in inglese! (http://www.voltairenet.org/Letter-of-the-European-Central) – qui di seguito, la traduzione in italiano (http://www.corriere.it/economia/11_settembre_29/trichet_draghi_italiano_405e2be2-ea59-11e0-ae06 4da866778017.shtml?fr=correlati) – di anticipare il pareggio di bilancio dello Stato; di abolire le Province; di decurtare i salari dei dipendenti pubblici; di alzare l’età di pensionabilità per i cittadini; di vendere gli immobili e le proprietà demaniali dello Stato, nonché le partecipazioni azionarie che quest’ultimo possiede in diverse imprese italiane; di privatizzare le aziende municipalizzate; di praticare ulteriori tagli alle spese pubbliche (difesa, interni, ricerca, scuola, sanità, enti locali, etc.); di privatizzare ciò che ancora resta dell’industria strategica nazionale. Inoltre, in aggiunta a quanto sopra, il Sig. Mario Draghi, nella sua ultima conferenza stampa come Governatore della Banca d’Italia (prima di assumere la carica di prossimo Governatore della BCE) ha addirittura “consigliato” al Governo italiano, di reintrodurre l’ICI sulla prima casa. Allo stesso tempo, però, la medesima BCE – che da un lato ci obbliga a fare degli immensi sacrifici, dall’altro – ha l’incredibile faccia tosta di annunciare, con tanto di strombazzamento mediatico, un piano di stanziamento di circa 300 o 400 miliardi di euro (o di carta straccia?) per ricapitalizzare le banche (al momento, 3 banche europee su 4 necessiterebbero di essere ricapitalizzate!), nonché qualcosa come 2.000 o 3.000 miliardi di euro, per costituire un “fondo salva Stati” ed evitare il loro eventuale default. Ma come, mi chiedo io, in Italia ed in Europa, gli Stati e le banche affermano di non avre più un becco di un quattrino per sostenere le imprese o la povera gente che non arriva più nemmeno al 15 del mese per tentare di sbarcare il suo lunario, e la BCE, che è una banca privata come le altre, disporrebbe di tutti quei miliardi, per riuscire a salvare gli Stati e le altre banche? Ma per favore! Vede, Sig. Lamonica – a parte il fatto che non si sa dove la BCE potrebbe prendere quei soldi e, soprattutto, chi sarà realmente costretto a finanziarli e sborsarli – l’economia, non è la fantascienza. Due più due, in economia (quella reale, ovviamente!), fanno, e faranno sempre, quattro. E questo, nonostante i bei “racconti” che ognuno continua a declamarci sull’argomento! Ora, se io le dicessi che è economicamente possibile avere la botte piena, la moglie ubriaca ed i soldi del vino e della botte in banca, con l’aggiunta pure di qualche spicciolo in tasca per andare al cinema o al bar, lei che cosa mi risponderebbe? Senz’ombra di dubbio, mi risponderebbe – come sopra – che, se non sto raccontandole una barzelletta, ho delle forti possibilità di essere un matto o un imbroglione. Ed avrebbe ragione di farlo, in quanto, con il semplice buonsenso e senza bisogno di essere laureati in economia presso la Harvard University, ognuno capirebbe che sono delle procedure che per forza di cose, in economia, tendono inevitabilmente ad escludersi a vicenda. In altre parole, o ho la botte piena, o ho la moglie ubriaca, o ho i soldi del vino e della botte in banca, con magari qualche spicciolo in tasca per i miei svaghi o divertimenti. Come mai, allora, quando, da un lato, ci obbligano a decurtare le spese, i salari, le pensioni, ridurre i dipendenti pubblici, licenziare il personale delle aziende, etc.; e simultaneamente, dall’altro, ci impongono di fare dei “piani di rilancio dell’economia”, nessuno si accorge della truffa che si cela dietro quelle frottole? Come potrebbe essere possibile, infatti, rilanciare il processo produttivo di una Nazione, se la maggior parte dei suoi cittadini-consumatori non sono più in grado di disporre nemmeno del minimo vitale per continuare a viveve e, quindi, favorire direttamente o indirettamente quel “rilancio”, con il loro consumo, la produzione industriale ed allo stesso tempo, per potersi assicurare un qualsiasi lavoro? E gli Stati, come potrebbero mettere in piedi degli effettivi e concreti piani di rilancio dell’economia, senza aumentare ulteriormente il debito pubblico (o accrescere le tasse!), quando ognuno sa benissimo che questi ultimi per potere svolgere i loro compiti istituzionali o finanziare la spesa pubblica, sono costretti – emettendo BOT o CCT (che altro non sono che dei “pagherò”, con tanto di interessi da saldare alla scadenza!) – a chiedere quotidianamente in prestito dei soldi da banche private (la Banca d’Italia e la BCE questo sono!) o, ancora peggio, sul “mercato libero dei capitali”, provocando così un inestinguibile debito pubblico che è regolarmente “trasferito” sulle spalle del contribuente che, come sappiamo, è già super-oberato di innumerevoli e gravose tasse? Tasse e sacrifici che non servono affatto a cercare di estinguere gli iperbolici montanti del debito interno che ogni giorno che passa diventano più astronomici ed esponenziali, ma semplicemente – per permettere agli Stati di poterci puntualmente pagare gli ordinari interessi sul debito, agli usurai di cui sopra! E se anche gli Stati, come ci “consiglia” la BCE, riuscissero – vendendo l’insieme dei “gioielli di famiglia” industriali e demaniali che posseggono (dopo cosa venderanno?) – ad azzerare momentaneamente il loro debito pubblico, come potrebbero simultaneamente continuare a finanziare, a partire dal giorno dopo, il loro abituale funzionamento e la spesa pubblica, nonché rilanciare la “macchina” economica e produttiva dei loro Paesi, senza dovere essere obbligati ad indebitarsi di nuovo con i “soliti noti”? Nessuno lo sa: misteri della “fede” liberal-liberista… Ecco perché l’ora mi sembra venuta, per i cittadini italiani ed europei, di fare seriamente il punto della situazione e di porsi calmamente queste domande: che vogliamo fare, ci teniamo il Capitalismo liberal-liberista così com’è, con la sua continua e costante sequela di “maree” di rapina, e – smettendola una buona volta di lamentarci e piangerci vicendevolmente addosso – ci mettiamo tranquillamente l’animo in pace, nella speranza che, un giorno, certi delinquenti, con l’intervento di qualche “miracolo”, possano diventare, magari dei filantropi? Oppure, proviamo, tutti assieme, a cercare di liberarci – costi quello che costi – sia da quel mostro abominevole che ci sfrutta, ci taglieggia e ci opprime ad ogni pie’ sospinto, che dai noti e bene identificati favoreggiatori e manutengoli della casta politica dei nostri Paesi che gli facilitano quotidianamente le imprese, per cercare collegialmente di ricreare – in piena libertà, indipendenza, autodeterminazione e sovranità – le condizioni naturali di una società civile e politica a misura umana? Ai cittadini d’Italia e d’Europa, la risposta!


D. Secondo lei, per potere permettere ai cittadini italiani ed europei di rispondere adeguatamente alla prepotente e strafottente tirannia del liberal-liberismo ed alle sue infinite e reiterate rapine, il Marxismo potrebbe ancora essere l’antidoto o l’eventuale contrappeso?


R. Molto spesso, quando si parla di Marxismo, buona parte dell’opinione pubblica dei nostri Paesi è portata a credere che si tratti di un’ideologia anti-capitalista. Invece, come ebbe giustamente ad affermare, già nel suo tempo, il sindacalista Angiolo Oliviero Olivetti (1874-1931), “il marxismo, in un certo senso, appare come la negazione del liberalismo, ma è una negazione di pura dialettica. In realtà, l’uno completa l’altro ed, a guardarli da vicino, il liberalismo ed il marxismo sono le due facce di un stesso sistema, la faccia concava e la faccia convessa, l’azione e la reazione, entrambe contenute nel cerchio limitato di un identico sistema di forze” (Annuaire 1928, n. 1, Social Editions, Bruxelles, 1928, pag. 96). Purtroppo, come lei ben sa, l’uomo della strada ha la memoria corta. E sarebbe inutile cercare di rammentargli che il Marxismo – ma ugualmente i medesimi Marx e Engels (già nella loro opera, “l’Ideologia tedesca”), Lenin (Vladimir Ilitch Oulianov), Trotzkij (Lev Davidovic Braunstein), Antonio Gramsci (in particolare, nel fascicolo 22, V, del 1934, dei suoi “Quaderni del carcere”), Palmiro Togliatti (nei suoi discorsi da radio Mosca), Elio Vittorini (nell’Antologia Americana), etc. (per saperne di più su questo argomento, vedere: http://www.claudiomutti.com/index.php?url=6&imag=2&id_news=82) – non è mai stato anti-capitalista, nel senso che oggi lo intendiamo o potremmo concepirlo. Anzi, si può tranquillamente affermare, senza tema di essere smentiti, che il Marxismo è sempre stato intrinsecamente ammirativo ed elogiativo del sistema di produzione capitalista. In particolare, per le tecniche socio-industriali messe in atto negli USA dal taylorismo e dal fordismo. Per poterlo scoprire e rendersene conto, è sufficiente riferirsi alle ricerche dello storico statunitense Thomas P. Hughes. Quest’ultimo, infatti – nel suo American Genesis: A Century of Invention and Technological Enthusiasm 1870-1970, 2nd ed., The University of Chicago Press, Chicago, 2004 – fornisce al lettore numerosi e sbalorditivi dettagli sull’ampio ed entusiasta connubio che si era stabilito, negli anni 1920/1930, tra l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS) ed alcuni settori del Capitalismo Yankee. In quello stesso periodo, infatti, lo stesso Stalin (Iosif Vissarionovič Džugašvili) non esitò affatto ad invitare a Mosca, a spese dei Soviet, una serie di esperti americani per fare istruire le maestranze del suo Paese alla tecnica delle catene di montaggio, nonché commissionare direttamente ad alcune imprese statunitensi, una larga parte delle strutture industriali e delle infrastrutture civili dell’allora URSS. Ovviamente, se questo banale esempio non bastasse per illustrare la naturale affinità che è sempre esistita tra Marxismo e Capitalismo, è sufficiente riferirsi alla Cina comunista di oggi: il primo e più sfrenato Paese liberal-liberista del nostro Pianeta, con la bandiera rossa comunista ben piantata a piazza Tien'anmen, a Pechino!


D. Come mai? E come spiega quella contraddizione in termini di quell’ideologia?


R. Vede, chi ha avuto modo di approfondire l’opera marxiana, sa perfettamente che il buon Karl Marx non era affatto un economista, ma un eccellente e validissimo sociologo. Un intellettuale, cioè, che ha effettuato una magistrale e dettagliata analisi della società del suo tempo e, a mio giudizio, una superba ed ineguagliabile descrizione dei meccanismi economici e dei fenomeni sociologici che tendevano a contraddistinguerla. Semplifico… ma Karl Marx, da buon sociologo – non possedendo una sua specifica formazione in economia, né una sua particolare sensibilità o intuizione in quella materia – non poteva e non avrebbe potuto, in nessun caso, rimettere completamente in discussione i sistemi economici della sua epoca storica, né tanto meno riuscire ad “inventarne” uno di sana pianta. Allora che ha fatto, il nostro Marx? Ha semplicemente preso per buone le “idee economiche” che, prima di lui, avevano già teorizzato, sia Adam Smith (da cui, addirittura, riprenderà integralmente la teoria del “valore lavoro”…) che David Ricardo. Per capire quello che sto affermando, poniamoci queste domande: nell’insieme dei suoi scritti, Karl Marx ha mai rimesso realmente in discussione il sistema di produzione capitalista? Ha mai contestato i tre fattori della produzione che, secondo i liberal-liberisti (e parimenti per i marxisti, anche oggi!), sono – ed ancora continuano ad essere… (purtroppo!) – il capitale, la tecnologia ed il lavoro umano? (Roba da pazzi: come se l’essere umano potesse, in qualche modo, essere paragonato ad un “tornio” o ad un “cassetto di soldi”!). Ha mai dichiarato, ad esempio, che il Lavoro è uguale al Capitale? Ha mai reclamato che le maestranze potessero ottenere – oltre che la loro partecipazione nei consigli d’amministrazione – la ripartizione degli utili netti all’interno delle imprese in cui lavorano? Ha mai preteso che l’essere umano – da semplice oggetto o “forza lavoro” – fosse considerato, non solo il soggetto di quella produzione, ma ugualmente lo scopo principale ed il fine logico dell’economia? A me non è sembrato… Anzi – come ebbe a confermare, a più riprese, il suo fedele compagno Friedrich Engels – si può tranquillamente affermare che Marx, intimamente convinto del ben fondato economico del “sistema di produzione capitalista” ed, allo stesso tempo, disgustato e preoccupato per le ingiustizie ed i drammi umani e sociali che quest’ultimo continuava a generare, da buon “umanista” quale egli era (non dimentichiamo, infatti, le sue intense ed approfondite letture di Democrito, Epicuro, Spinoza ed Aristotele, nonché la sua intima ammirazione/disapprovazione per Hegel e la sua malcelata affinità con le idee di fondo di Feuerbach!), pensò bene di “salvare capra e cavoli”, limitandosi esclusivamente a reclamare – non la fine del Capitalismo, ma – la semplice abolizione della proprietà privata dei suoi mezzi di produzione. Ecco, dunque, in qualche riga, la “grandissima”, “pericolosissima” e “strabiliante” idea “rivoluzionaria” (insieme con la dittatura del proletariato…) che continua ad emanare dalle sconfinate pagine della monumentale opera marxiana! Per buttarla sur ridere, potremmo dire che il buon Marx, dopo essersi follemente innamorato del “capitalismo”, ed avendo constatato che quel suo “amore” sotto sotto gli metteva le corna (cioè, creava drammi umani ed ingiustizia sociale), non trovò altro metodo – per cercare di “calmarlo” e ridurlo alla “ragione”, nonché poterselo comunque tenere ben stretto sul cuore – che quello di amputarsi volontariamente il “pisello” (vale a dire, l’iniziativa privata che è il “motore” del capitalismo), nel vano e farlocco tentativo di riuscire a trasformare quella volgare ed incallita “meretrice”, in una saggia, morigerata e fedele educanda da “manuale delle marmotte” di Disney! Risultato: dovunque il Marxismo è andato al potere ha invariabilmente creato miseria. Ivi compreso in Paesi come l’ex-URSS o l’attuale CEI che continua ad essere, da un punto di vista merceologico e minerealogico, uno dei più ricchi del nostro Pianeta. Questo, per la semplice ragione che, invece di cercare di sanare pragmaticamente il “male capitalista” che affliggeva quelle società, si è semplicemente intestardito a somministrare dogmaticamente una “medicina” (il marxismo) che era di gran lunga peggiore e più funesta della “malattia” che pretendeva curare. Allora, dobbiamo ancora chiederci, per quale ragione il Marxismo non è mai stato e non sarà mai in grado di essere il reale antagonista ed il possibile affossatore del Capitalismo?


D. La risposta all’arroganza ed alle rapine del Capitalismo, potrebbe venire dal movimento dei cosiddetti Indignati?


R. Ho i miei dubbi… Soprattutto, quando sento i vari Obama, Soros, Draghi, Ban Ki-moon… dichiarare pubblicamente che la gente ha “ragione” (sic¨) di protestare e di manifestare contro la crisi economica che sta attanagliando i Paesi dell’Occidente. Pur aggiungendo, però, un attimo dopo, le rituali e moralistiche parole di ferma condanna per le violenze che alcuni dimostranti hanno praticato. Attenzione, non dico che la popolazione dei nostri Paesi, ridotta ormai sul lastrico dalle gangsteristiche e vili rapine liberal-liberiste, non abbia ragione di esprimere in qualche modo la sua rabbia. Dico semplicemente che il metodo che ha incominciato ad utilizzare (e non mi riferisco alle violenze!), per far sentire il suo dissenso contro l’attuale Sistema, a me sembra fondamentalmente sbagliato. Chi come me, infatti, ha vissuto gli anni 1968-1980, sa perfettamente che non serve praticamente a nulla organizzare delle proteste collettive con delle adunate oceaniche e dei cortei chilometrici. Il Sistema che ci opprime, infatti – che non è affatto composto e gestito da imbecilli – ha appreso, già da quegli anni, come potersi difendere e contrattaccare nei confronti di qualsiasi tipo di contestazione. Lo scenario di base, infatti, ieri come oggi, continua ad essere sempre lo stesso. E la manifestazione di Roma del 15 Ottobre scorso, all’insaputa della maggiorparte dei veri manifestanti, non è stata altro che una delle tante, attese e previste repliche dell’abituale e monotono “teatrino” di sempre! Come il solito, infatti, centinaia di migliaia di manifestanti pacifici (e quasi sempre non organizzati) si radunano in qualche luogo. Incominciano ad inscenare la loro giusta protesta, magari con un corteo. Poi, tutto ad un tratto, come per incanto, ecco sorgere dal nulla dei provocatori mascherati e ben organizzati (oggi, li chiamano Black Bloc…) che, come da copione, incominciano a spaccare, rompere, incediare, bastonare, etc., Al punto tale che la Polizia – per cercare di “proteggere” i cittadini inermi – si vede “costretta” ad intervenire con altrettanta violenza (ma soltanto contro i pacifici dimostranti, s’intende!), mandando praticamente all’aria (o screditare fortemente) – con quel loro intervento – il significato ed il senso dell’iniziale manifestazione di protesta. E guarda caso, ogni volta, ieri come oggi, senza che nessuno degli effettivi responsabili di quelle violenze gratuite venga mai interpellato, arrestato, identificato. Curioso, no? E se quei Black Bloc – come i provocatori di tanti anni fa – fossero unicamente dei “contractors” che, come negli “anni di piombo”, preferiscono segretamente agire in nome e per conto del Sistema che lasciano ufficialmente intendere di volere sicuramente combattere? Difficile dirlo! Se così fosse, però, il Sistema, con quel suo eventuale e super-conosciuto stratagemma, avrebbe simultaneamente preso quattro “piccioni” con una sola “fava”! Avrebbe, cioè, ieri come oggi, screditato i dimostranti iniziali di quella manifestazione e messo in secondo piano i reali motivi della loro protesta; avrebbe ugualmente persuaso una parte dei partecipanti al corteo, a non infilarsi più in certe pericolose avventure. Avrebbe parimenti convinto il “popolo bue” (che ordinariamente resta passivo o attendista al balcone di casa sua ad osservare gli avvenimenti che si svolgono sotto le sue finestre) che è senz’altro meglio continuare a “stringere la cintura” e seguitare a pagare quel che c’è da pagare, piuttosto che incoraggiare o subire le violenze che risultano da quel genere di proteste; Infine, avrebbe altresì avuto l’occasione (come poi ha fatto o sta facendo!), per irrigidire ancora di più la sua legislazione repressiva e fare arrestare e perquisire, al passaggio, un certo numero di “teste calde” (che comunque esistono nel nostro Paese!), ma che nulla hanno a che fare o a che vedere con quella manifestazione, né con le specifiche violenze che “altri”, a quanto sembra, hanno liberamente praticato. In tutti i casi, tanti anni fa, era quasi sempre questo il triste e monotono scenario della maggior parte delle manifestazioni anti-Sistema che si svolgevano nel corso della “gloriosa” epoca democristiana. Ieri come oggi, infatti, l’importante, per il Sistema, è che esso stesso continui a restare in “sella”, come prima e meglio di prima. E che dire dell’altro possibile scenario che potrebbe risultare da un’oggettiva imposssibilità, per i provocatori di turno, di svolgere il loro “lavoro”? Il Sistema, ieri come oggi, non potrebbe che esserne felicissimo. Quest’ultimo, infatti, con l’appoggio incodizionato dei Media embedded che sono ordinariamente al suo servizio – non riuscirebbe soltanto a mettere un’ampia e ben preordinata “sordina” agli eventuali clamori di quella manifestazione, ma addirittura – arriverebbe a farla perfino inquadrare ed “ingurgitare” dall’opinione pubblica, come la solita e sconclusionata protesta “bon enfant” di qualche migliaio di sfaccendati o di fannulloni.


D. Ma allora, i cittadini defraudati e burlati da questo Sistema che cosa dovrebbero fare per avere una qualunque speranza di potersi liberare dalle tentacolari e venefiche spire dell’Idra di Lerna del Capitalismo liberal-liberista?


R. A mio giudizio, sarebbe necessario, prima di ogni altra cosa, prendere individualmente e collettivamente coscienza del fatto che noi cittadini che subiamo quotidianamente le prevaricazioni, le vessazioni e le ingiustizie dell’attuale Sistema – al di là delle nostre rispettive storie personali, delle nostre individuali preferenze politiche o partitiche o religiose, dei nostri specifici punti di vista e delle nostre distinte e variegate “fisse” ideologiche o dottrinali – siamo tutti prigionieri della medesima “gabbia”: quella che, da 66 anni, è stata voluta, predisposta, allestita e tenuta in quotidiana e funzionale efficienza dai nostri cosiddetti “liberatori”. In secondo luogo, sarebbe indispensabile che ci rendessimo finalmente conto che – fino a quando non verrà risolto il problema centrale del recupero o della riconquista della libertà, dell’indipendenza, dell’autodeterminazione e della sovranità politica, economica, culturale e militare del nostro Stato – qualsiasi altra battaglia politica, economica, sociale e culturale, individuale o collettiva, per tentare di cambiare qualcosa alla degradante ed umiliante situazione di asservimento e di sfruttamento in cui vive il nostro Paese, è tempo perso. In terzo luogo, dovremmo ugualmente capire che – per potere riuscire a liberarci dalla suddetta “gabbia” e ridare libertà, indipendenza, autodeterminazione e sovranità politica, economica, culturale e militare al nostro Paese – abbiamo necessariamente bisogno di unire (e non dividere o continuare a frazionare…), l’insieme delle forze che si oppongono alla disonorevole ed avvilente sudditanza della nostra Nazione da potenze straniere e/o da organismi sopranazionali.


D. Per fare che cosa?


R. Per cercare di organizzare una vera e propria RIVOLUZIONE (etimologicamente, dal verbo latino revolvo, is, revolvi, revolutum, revolvere che significa: rivoltare, nel senso di ribaltare completamente). Una RIVOLUZIONE NAZIONALE, POPOLARE, SOCIALE E PACIFICA, MA SEMPRE E COMUNQUE UNA RIVOLUZIONE: qualcosa, cioè, che – con la strategia dell’aggregazione individuale, orizzontale, molecolare ed esponenziale e la tattica della continua e costante disobbedienza civile collettiva – dovrebbe senz’altro riuscire a mettere in scacco il Sistema che ci opprime, creando simultaneamente i presupposti di nuove sintesi ideali e di un’effettiva e tangibile rerum mutatio o completa mutazione della situazione. Dipende esclusivamente da ognuno di noi. Nessuno, infatti, ci regalerà mai i beni più preziosi che un Popolo-Nazione possa possedere: la libertà, l’indipendenza, l’autodeterminazione e la sovranità politica, economica, culturale e militare. O proviamo, tutti assieme, a riconquistarci quei “beni” con le nostre forze; o continuaiamo a rimanere impotenti, signoreggiati e schiavizzati ad vitam aeternam, all’interno della “gabbia” che conosciamo. A noi la scelta.Tertium non datur!

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C'è del marcio nella democrazia
di Massimo Fini - 25/09/2011

Fonte: Massimo Fini [scheda fonte]

L'altro giorno passeggiando sul lungomare di Finale Ligure ho visto, seduta su una panchina, una vecchia che sferruzzava. Non stava facendo un golfino per il nipotino, ma dei piccoli sacchetti in lana leggera da appendere al collo e dove infilare la patente, la carta di credito, le chiavi della macchina, quelle di casa, gli spiccioli e insomma tutte quelle cose che d'estate, in braghette e t-shirt, non sai dove mettere. Li vendeva a pochi euro. La vecchia signora non è una clochard. Vedova, con due figlie adulte, vive a Vercelli con una pensione modestissima e in tarda primavera, d'estate e nei primi mesi d'autunno si sposta sulla Riviera per arrotondare le sue magre entrate. Non però in luglio e agosto perchè in piena stagione il costo della stanza del modesto albergo dove alloggia (modesto ma decoroso, son andato a dare un'occhiata) le rimangerebbe tutto il magro guadagno.
Ho pensato a Nicla Tarantini, la moglie di Giampi, quando dice, piangendo, ai Pm di Napoli "E adesso senza quei soldi che ci dava il Presidente come faremo a campare?" Alla signora non passa nemmeno per la testa che si possa "campare" lavorando. E al Pm che le chiedeva come mai avendo ricevuto dal "Presidente", oltre ai 20 mila euro sborsati mensilmente, un surplus di altri 20 mila per una vacanza a Cortina, abbia sentito il bisogno di bussare ulteriormente a quattrini da Berlusconi reclamandone ancora 5 mila, ha risposto: "Siccome era la prima vacanza che facevamo dopo tre anni, eravamo in quattro e volevo far fare una bella vacanza alle mie bambine".
Penso a Nicla Tarantini e sento montare in me una collera pericolosa. Vorrei prendere a sberle questa impunita, raccontarle della vecchia signora di Finale, ricordarle che 20 mila euro al netto sono lo stipendio annuale di un impiegato o che i suoi coetanei se la sfangano nei call center a mille euro. Non è una questione personale, naturalmente. Perchè la tipologia di Nicla e Giampi Tarantini, gente che "campa" nel lusso senza aver mai battuto un chiodo, è vastissima. Per capirlo basta entrare in uno dei tanti locali "trendy" di Milano frequentati dal demimonde dello spettacolo, da escort (ammesso che vi sia ancora una differenza) e da una fauna maschile indefinibile, uomini di quaranta e cinquant'anni che ricordano nell'eleganza kitsch e nel gestire certi magliari degli anni Cinquanta. Dai tavoli senti discorsi di questo tipo: "Domani sono a New York, poi faccio un salto a Boston e prima di rientrare mi fermo una settimana in Tahilandia". Se ti capita di parlare con uno di questi e, dopo un po', gli chiedi che lavoro fa le risposte sono vaghissime. Non è un grande avvocato, non è un primario, non è un architetto di grido. Si muove vede gente. Ma che mestiere faccia non si sa anche se intuisci che non deve essere molto diverso da quello degli infiniti Tarantini, Lavitola, Bisignani che popolano questo Paese.
Ma la questione è più ampia. Da quando esiste la democrazie non ha fatto che allargare il divario fra ricchi e poveri. Un contadino dell'ancien régime era più vicino al suo feudatario di quanto lo sia oggi il cittadino comune a un personaggio dello star-system. Non solo in termini di ricchezza ma, paradossalmente, anche di status (in fondo feudatario e contadino, abitando sullo stesso pezzo di terra, facevano, almeno in una certa misura, vita comune). Ancora negli anni Cinquanta un alto dirigente Fiat guadagnava 15 volte il suo operaio, oggi un grande manager 400 volte. Un divario intollerabile, osceno. C'è del marcio nel regno di Danimarca. C'è del marcio nella democrazia. Un sistema, come ho scritto brutalmente in Sudditi, "per metterlo nel culo alla gente, e soprattutto alla povera gente, col suo consenso". Abbattiamolo e ricominciamo da capo.

Tante altre notizie su www.ariannaeditrice.it

Interessanti iniziative culturali a Milano.




JONGHI: "Un passo indietro e tre in avanti!"



Milano, 4 novembre 2011 - Anniversario della Vittoria

Ringrazio ancora tutti coloro che mi hanno confermato (tramite decine di telefonate, sms ed email) affetto, stima e sostegno, in particolare, oltre gli amici già nominati ieri: Pietro Di Salvo, Oscar, Giorgio Maria Ranelli, Mario Borghezio, Cesare, Benedetto Tusa, Mimmo, Benizzi Ferrini, Deborah Dell’Acqua, Andrea Lazzeri, Daniela “Aquila” Grazzi, Sebastiano De Poli, Vincenzo Grande, Wladimiro D’Uva, Elena Manzoni di Chiosca e Poggiolo, Vincenzo, Gene Melorio, Davide Pozzi Sacchi di Santa Sofia, il “Comandante” Antonio De Simone, Alberto Longhi, l' “Inquisitore Generale”, Roberto Perticone, Diego e Mauro. Grazie anche a chi non ho nominato, a chi ho dimenticato e, in anticipo, a tutti coloro che mi contatteranno oggi e nei prossimi giorni!

Tutti noi dobbiamo ripensare e riorganizzare la nostra presenza e la nostra azione metapolitica in questa società, in questo nuovo contesto storico, in questo momento epocale di scontro fra i popoli-nazioni e l'alta finanza mondialista. Dobbiamo prendere atto del fallimento del sistema partitocratico (democratico?): nei partiti non vi è più alcuna tensione ideale, partecipazione, condivisione delle scelte e selezione meritocratica della classe dirigente, ed i politicanti, oltre a non avere più credibilità (sopratutto quelli nominati e non eletti con le preferenze), contano sempre meno perchè le scelte più importanti e decisivi per il sistema economico e sociale, le fanno i "poteri forti", ovvero i burocrati ed i banchieri europei. L'Europa rischia una vera e propia dittatura tecnocratica, dettata dalle esigenze di sopravvivenza del capitalismo parassitario-finanziario che non produce nulla ma vive solo di economia virtuale e speculazioni (a spese dei popoli e delle nazioni) e sostenuta dalla cultura relativista e giacobina che, contemporaneamente, mira a distruggere le nostre tradizioni, le nostre radici e la nostra identità (religiosa, culturale, etnica e persino sessuale).

La politica italiana è solo un penoso e tragicomico teatrino dove la stragrande maggioranza dei politici sono comparse e burattini mentre i veri burattinai sono altrove (a Bruxelles, nella City di Londra ed a Wall Street). E ricordiamoci bene che Silvio Berlusconi ed Umberto Bossi, con tutti i loro difetti, sicuramente non stanno con questi burattinai, a differenza dei loro oppositori (e di qualche infiltrato nella maggioranza) che, consapevolmente o, peggio, da utili idioti, fanno il gioco dei grandi speculatori internazionali che vogliono solo il pieno controllo del sistema monetario, bancario ed energetico mondiale. E nel contesto politico italiano, la destra radicale praticamente non esiste, divisa in mille rivoli, rinchiusa su se stessa, fra nostalgie ed incapacità. E pensare che fu proprio il nostro Duce, Benito Mussolini, autentico statista, veramente lungimirante, a denunciare, per primo, il pericolo della "demo-plutocrazia giudaico-massonica"...

Oggi faccio un passo indietro, per farne, domani, tre in avanti!"

Roberto Jonghi Lavarini
346.7893810 - robertojonghi@gmail.com

giovedì 3 novembre 2011

JONGHI: "Non mollo, anzi, rilancio!"



Milano, 3 novembre 2011

Ringrazio tutti coloro che, "preoccupati", mi hanno confermato affetto, stima e sostegno, in particolare:

Franz e Mario, Max, Michele e Guido Puccinelli, Fernando Crociani Baglioni, Alexander e Silvia Comneno d’Otranto, Max Grecchi, Terry ed Emilio Marcosano, Marco Clemente, Dario Macchi e Mauro Melchionda, Stefano e Franca Maricelli, Fra Marco, Sergio Salvato, Ferruccio e Serena, Enzo “Gatto Nero”, Sergio Pegorini, Ale Napoli, Giancarlo Galimberti, Lorenz, “Il Melanzana”, Andrea e Silvia, Umberto Boero, Max Sandre, Alessandro Gazzaniga, Vito Atella, Oscar Strano, Ernesto Lupis, Andrea Olivieri, Romano Favoino, Nicola Giraudo, Simone Manelli, “Giorgione”, Alex Tinari, Angelo Bertoglio, Danilo Corradini, Tomas Polo, Ivan Bossi, Massimo Paltrinieri, Stefano Isaia, Loredana Chiodo, “Cippi e Nanà”, Gianmario Raimondi, Matteo Illari, Enrico Verga, Claudio Regoli e tutti i Militanti del disciolto comitato Destra per Milano, del centro studi Patria e Libertà e del movimento Destrafuturo.

Cari camerati, amici e fratelli,

io non rinnego nulla e non mollo minimamente, mi prendo solamente una pausa di riflessione personale e politica, per riorganizzare le forze e le idee.

Dobbiamo certamente continuare la nostra battaglia che, prima di essere politica, è culturale ed ideale; è un nostro sacrosanto dovere; ma dobbiamo farlo con gli strumenti ed i metodi giusti, adeguati, efficaci, vincenti: basta perdere tempo ed energie in gruppuscoli, iniziative e discussioni inutili!

Mi sono stufato e, in attesa di “tempi migliori” o, più semplicemente, di una reale alternativa politica, dedicherò più tempo alla mia famiglia ed al mio lavoro.

Non mollo quindi, anzi rilancio!

Roberto Jonghi Lavarini
346.7893810 - robertojonghi@gmail.com

Si scioglie il Comitato Destra per Milano.



Il Comitato DESTRA PER MILANO, fondato nel 2000, con decisione unanime del suo direttivo, in data odierna, si scioglie e cessa di esistere. La sigla ed il logo, oramai storici, sono registrati e rimangono di proprietà esclusiva di Roberto Jonghi Lavarini. Restano attivi, almeno per ora e solo con finalità culturali e divulgative, il blog e la pagina di Facebook, rispettivamente gestiti da Francesco Filippo Marotta e Mario Mazzocchi Palmieri.

Milano, 1 novembre 2011

- JONGHI LAVARINI Roberto (Presidente)
- SPINELLI Sergio (Presidente Onorario)
- MAROTTA Francesco Filippo (vice-Presidente)
- MAZZOCCHI PALMIERI Mario (vice-Presidente)

Roberto Jonghi: "Farò altro e volerò alto"



Milano, 1 novembre 2011

Comunico che, nelle scorse settimane, ho rassegnato le mie irrevocabili dimissioni, sia dal Direttivo del Movimento Destrafuturo (coordinato dall’amico Ing. Michele Puccinelli) che dalla vice-Presidenza del Centro Studi Storici e Politici Internazionali Patria e Libertà (presieduto dall’amico Conte Prof. Fernando Crociani Baglioni). Inoltre, dopo aver sentito il parere del nostro Presidente Onorario, l’amico ed autentico Camerata Sergio Spinelli (già Volontario nelle Fiamme Bianche della RSI), ho deciso di sciogliere definitivamente il Comitato Destra per Milano, fondato nel 2000 e da me presieduto. La sigla ed il logo, oramai storici, sono ufficialmente depositati e di mia proprietà esclusiva. Rimarranno ancora attivi, con pure finalità di divulgazione culturale, sia il blog che la pagina di Facebook, gestiti rispettivamente dai fedeli amici Francesco Filippo Marotta e Mario Mazzocchi Palmieri.

Rimango iscritto e sostenitore, oltre che del Circolo Letterario Ritter di Milano, anche delle nostre gloriose associazioni combattentistiche e d’arma (Associazione Nazionale Arditi d’Italia ANAI, Unione Nazionale Combattenti della Repubblica Sociale Italiana UNCRSI ed Associazione Combattenti della Decima Flottiglia Mas XMAS) nella speranza che queste, prima di scomparire definitivamente, si riuniscano presto in una unica sede ed in un solo coordinamento.

Non mi piace il degrado di questo centro-destra di Governo ma mantengo una ultima, per quanto flebile, speranza nei prossimi annunciati congressi del Popolo della Libertà, sostenendo il mio fraterno amico Stefano Di Martino. Sono stufo delle continue divisioni e della sterilità politica della destra radicale ma spero sempre in un "ritorno di fiamma" che possa riaccendere la speranza mia e quella di tante centinaia di migliaia di italiani.

Da oggi, "in attesa di tempi migliori" e di reali alternative, non ricopro più alcuna carica politica e ritorno ad essere un semplice militante, "Cavaliere dell'Idea".

Mantenendo sempre la fede nel cuore: farò altro e volerò alto!

Roberto Jonghi Lavarini
robertojonghi@gmail.com - 346.7893810

mercoledì 2 novembre 2011

28 OTTOBRE 2011



Anniversario della Marcia su Roma a Milano (rescoconto 2011).

Anche quest’anno, la comunità militante della destra milanese, su iniziativa della titolata e benemerita Associazione Nazionale Arditi d’Italia, ha festeggiato l’Anniversario della Marcia su Roma ed onorato Benito Mussolini ed i Martiri della Rivoluzione Fascista.

Presenti, in rappresentanza del Presidente Nazionale, Pierpaolo Silvestri, impedito a partecipare, il Capitano Francesco Lauri ed il Caporale Leonardo Romano, Segretario della Reparto Milanese ANAI, dedicato al Comandante Ampelio Spadoni. La serata è iniziata con il doveroso ricordo dei Camerati Caduti, in particolare del Comandante Mario Bordogna (Presidente Nazionale della Associazione Combattenti della Decima Flottiglia Mas, già aiutante del Principe Junio Valerio Borghese), recentemente scomparso, e la lettura della preghiera degli Arditi.

La serata è stata contraddistinta, come sempre, nella nostra migliore tradizione, da canti e brindisi patriottici, sana goliardia ed animate discussioni politiche. Protagonisti assoluti della bella serata sono stati due “giovani arditi” Combattenti Volontari della Repubblica Sociale Italiana, esempio di coerenza ideale e cameratesca vitalità: Armando Santoro (Volontario della Legione Autonoma Ettore Muti, Presidente della Unione Nazionale Combattenti della RSI) e Sergio Spinelli (Volontario nelle Fiamme Bianche della RSI, storico consigliere di zona, missino, a Milano). Presenti, come sempre, la Contessa Elena Manzoni di Chiosca e Poggiolo, Roberto Jonghi Lavarini, Maurizio Mariano e lo storico Pierangelo Pavesi che ha invitato tutti a “serrare i ranghi ed a tenere accesa la fiamma ideale”, salvando il patrimonio storico e morale delle nostre gloriose associazioni combattentistiche e d’arma. L’ambizioso progetto è quello di riunire le tre sigle ufficiali del “nostro” combattentismo (ANAI, UNC-RSI e AC-XMAS) in una sola sede, coordinandone le attività, magari attraverso una apposita fondazione.

Gli “irriducibili della staffa” (il Capitano, il Barone Nero, il Falco, Marco Pipe Bianche e Mauro di Inveruno), dopo avere incontrato, in un pub, prima un gruppo di giovani e bravi militanti del Nucleo Tommaso Marinetti (reduci da un attacchinaggio) e poi un vecchio consigliere comunale missino della Provincia di Milano, hanno lanciato l’ultimo brindisi “rivoluzionario”, alle ore 3.30 del mattino seguente. Esagerati? All'apparenza può anche sembrare ma, al di là dell'aspetto prettamente goliardico, per un vero patriota, il XXVIII OTTOBRE è una festa "sacra" dal profondo valore simbolico, un momento comunitario di passaggio del testimone ideale alle nuove generazioni, di collegamento spirituale con i camerati che ci hanno preceduto, di ricordo e ringraziamento di tutti i nostri caduti. Nel 1922, con la sconfitta del caos e della sovversione, è nata una nuova era, quella fascista e, da allora, ogni anno, per la nostra comunità umana e politica, la fine del mese di ottobre segna la conferma di una fede e l'inizio di un nuovo impegno.

mercoledì 26 ottobre 2011

Manifestazione patriottico-realista.


"La Destra del Nord"



Congresso PDL: ultima chance...



Abbiamo sempre sperato nella creazione di un grande partito nazional-popolare di centro-destra che rappresentasse la migliore tradizione politica italiana e la maggioranza degli italiani che non è di sinistra. Un moderno partito popolare, di sintesi politica, sul modello di quello spagnolo, conservatore dei valori e della identità culturale e religiosa, innovatore delle istituzioni e delle leggi, attento alla solidarietà ed alla giustizia sociale. Un grande movimento politico maggioritario, dentro al quale potessero vivere, convivere e collaborare, nel pieno rispetto reciproco, diverse storie e culture poltiche, fra queste, anche e sopratutto la nostra destra. Per questo, da convinti uomini di destra e militanti missini, abbiamo subito aderito agli iniziali progetti, prima di Alleanza Nazionale e poi del Popolo della Libertà. Purtroppo, come tutti ben sappiamo, le cose sono andate diversamente e decisamente male, fra tradimenti, intrighi, verticismo, immobilismo, degrado politico e morale, "bunga bunga e cerchi magici", crisi economica mondiale e varie congiunture negative.

Ora sono stati convocati, finalmente, in ritardo (era ora!), i congressi del PDL per selezionare, scegliere ed eleggere la nuova e futura classe dirigente, anche se continuano insistentemente a circolare le voci (bene informate) su un loro rinvio ed addirittura sullo scioglimento del partito in un nuovo, ennesimo soggetto politico o peggio sulla sua imminente implosione. Vedremo, questa è l'ultima possibilità che, noi di destra, diamo ai vertici del Popolo della Libertà per cambiare ed aprirsi al necessario rinnovamento che, per noi, vuole dire, continuiamo a ripeterlo: partecipazione, trasparenza e meritocrazia!

Per questo, Vi invitiamo e sollecitiamo ancora ad iscriverVi al PDL (il tesseramento, a soli 10,00 €, chiude a fine mese),

www.pdl.it/adesioni/index.htm

inviando copia della vostra iscrizione e del bollettino comprovante direttamente all'amico Stefano Di Martino

info@stefanodimartino.it - www.stefanodimartino.it

già vice-Presidente del Consiglio Comunale di Milano, che si è preso l'onere di coordinare la nostra presenza politica congressuale. Vedremo come andrà a finire, poi, insieme, decideremo cosa fare!

Io ed i miei amici ci siamo già iscritti ma, contemporaneamente, ci stiamo anche preparando per ogni diversa evenienza. Una cosa è assolutamente certa: nel PDL o fuori da esso, noi continueremo a fare Politica, con la stessa passione e determinazione di sempre. "Nessuno si illuda di piegarci senza avere prima duramente combattuto" (Benito Mussolini)

Roberto Jonghi Lavarini

lunedì 24 ottobre 2011

Comandante Mario Bordogna: presente!



Il Guardiamarina F.M. Bordogna Mario
E' PARTITO PER L'ULTIMA MISSIONE
Milano ore 13,15 del 23 ottobre 2011

Per volontà del nostro Presidente scomparso, sono vietati labari, bandiere, vessilli e guidoni di qualsiasi Associazione. Ai funerali presenzierà solo il Labaro della Decima Flottiglia Mas con Alfiere Veterano scortato da due iscritti del Gruppo J.V.Borghese. I presenti sono invitati a mettere i baschi della propria appartenenza militare. Le decisioni saranno fatte rispettare dal Servizio d'Ordine della Decima Mas. DECIMA COMANDANTE.

MARIO BORDOGNA
Istruttore Paracadutista
Aiutante del Comandante M.O. J.V. Borghese
Combattente della Repubblica Sociale Italiana
Volontario del Battaglione Barbarigo
Presidente Associazione Combattenti X MAS


Funerale: domani, martedi 26 ottobre, alle ore 11.00, nella Chiesa di Santa Eufemia in Corso Italia a Milano

Avendo ricevuto parecchie telefonate con la richiesta di poter presenziare alle esequie del Presidente con labari e vessilli vari, ribadisco che per rispettare le Sue volontà si può indossare solo ed esclusivamente il basco delle propria appartenenza militare oppure il basco della Decima Flottiglia Mas. Divieto assoluto di qalsiasi Vessillo, Labaro, Bandiere o Guidoni. Intendo far rispettare categoricamente le volontà del ns. Presidente e non sarà permessa nessuna eccezione. Il labaro e il vessillo che saranno presenti sono già stati concordanti in precedenza dal ns. stesso, defunto, Presidente.

SEMPRE DECIMA.

Vice Presidente Vicario
Sergio Pogliani

http://www.associazionedecimaflottigliamas.it/xmas/

Ritorno di FIAMMA...




ROBERTO JONGHI LAVARINI (Presidente del Comitato Destra per Milano) con l'Eurodeputata MARINE LE PEN (Presidente del Fronte Nazionale francese e candidata alle prossime elezioni presidenziali). Sullo sfondo, al centro: ATTILIO CARELLI (Dirigente Nazionale del Movimento Sociale Fiamma Tricolore, unico movimento politico italiano ufficialmente alleato del Front National).

Marine Le Pen a Milano: una "Fiamma" di speranza per l'Europa!



Venerdì scorso, Palazzo Mezzanotte (sede della Borsa di Milano e splendido esempio di architettura fascista) ha ospitato un grande evento politico internazionale, ovvero la doppia intervista, realizzata da Vittorio Feltri (de Il Giornale), all'On. Daniela Santanchè (Sottosegretario del Governo guidato da Silvio Berlusconi, Segretaria Nazionale del Movimento per l’Italia e Dirigente Nazionale del Popolo della Libertà) e l'On. Marine Le Pen (figlia ed erede politica di Jan Marie Le Pen, Segretaria del Front National francese, eurodeputata e prossima candidata alle elezioni presidenziali). L’eccezionale evento (a porte chiuse e riservato alla stampa, per motivi di opportunità politica e sicurezza) è stato organizzato dalla Associazione Vox Populi di Roberto Perticone e dalla Fondazione Radici Europee di Diego Zarneri. Alla iniziativa ha subito aderito, con entusiasmo, Roberto Jonghi Lavarini, da sempre “lepenista” convinto, da quando, tra la fine degli anni ’80 e gli inizi dei ’90, come Dirigente e poi Segretario Provinciale del Fronte della Gioventù di Milano, tramite lo storico eurodeputato missino “romualdiano”, On. Franco Petronio (vice-presidente delle Destre Europee), ha incominciato a tessere rapporti politici e personali con gli esponenti dei movimenti nazionalisti ed anticomunisti europei e mondiali.



Il promotore, Roberto Perticone (noto esponente della destra sociale lombarda, già dirigente missino, poi di AN, ex Segretario Regionale de La Destra di Francesco Storace, esperto di Ezra Pound e di relazioni internazionali, amico personale della famiglia Le Pen), in realtà, prima, aveva proposto la sua iniziativa ad altri esponenti politici nazionali del PDL provenienti dal MSI ma nessuno di questi ha avuto i necessari “attributi” per accettare questa sfida, a differenza di Daniela Santanchè che, avrà pure i suoi difetti, ma, certamente, non manca di coraggio, fregandosene altamente di perbenisti e benpensanti. Prima di lei, solo l'eurodeputato leghista, On. Mario Borghezio, aveva avuto il coraggio politico di esporsi con il Fronte Nazionale. Purtroppo, gli ex misini, pieni di complessi di colpa e di inferiorità, giunti ai vertici del potere, salvo rare eccezioni, sono diventati i più ligi interpreti del “politicamente corretto”, e, in questo caso, hanno temuto di essere etichettati come lepenisti, “estremisti e razzisti”.



Grazie, dunque, a Daniela Santanchè, che ha fatto sua questa proposta, oltre che per farsi pubblicità personale, anche e soprattutto per far conoscere (quindi implicitamente “sdoganare”, legittimare e sostenere) il Fronte di Marine Le Pen, candidata all’Eliseo, per la vera destra nazional-popolare, in contrapposizione a Nicolas Sarkozy. Marine Le Pen ha dimostrato di avere il carisma e la determinazione del padre, una notevole dose di simpatia ed autoironia, grande fascino femminile e, soprattutto, idee chiare sul presente e sul futuro della Francia e dell’Europa. La vera contrapposizione politica è, secondo la leader della destra radicale francese, fra i veri patrioti (sociali ed identitari) ed il mondialismo (capitalista e liberal-socialista), fra l’Europa cristiana dei popoli e delle nazioni ("dei castelli e della cattedrali") e quella dei banchieri e dei burocrati, fra l’autodeterminazione dei popoli e l’imperialismo della finanza internazionale che (come ad esempio in Libia) con la scusa della democrazia, è interessato solo al petrolio ed allo sfruttamento delle ricchezze altrui. Da questa analisi le proposte del Fronte sul blocco totale della immigrazione extraeuropea, sulla revisione della moneta unica e sulla costruzione di una Europa Nazione, politicamente e militarmente forte, libera ed indipendente dagli interessi USA. Il nuovo Fronte Nazionale è si moderato nella forma e moderno nell’estetica ma ribadisce tutta la sua potente tradizione valoriale e controrivoluzionaria. Quanto espresso nel corso dell'intervista è tutto contenuto nel libro autobiografico e programmatico di Marine Le Pen, "Controcorrente", in Italia edito dalle edizioni de Il Borghese, con la prefazione del giornalista di destra Fabio Torriero.





All’incontro, oltre a decine di giornalisti, erano presenti anche alcuni, selezionati esponenti politici, forniti di invito numerato e nominale, fra questi: Attilio Carelli (Dirigente Nazionale del Movimento Sociale Fiamma Tricolore, guidato da Luca Romagnoli, unico movimento politico italiano ufficialmente alleato del Front National), Generoso Melorio, Massimo Parise e Valeria Valido (dirigenti del Movimento per l’Italia), Franco Seminara (del sindacato nazionale Unione Generale del Lavoro), Francesco Filippo Marotta e Mario Mazzocchi Palmieri (del comitato Destra per Milano), Flavio Nucci (del movimento Destrafuturo), Carlo Lasi (segretario del movimento Patria Sociale), il Prof. Giuseppe Manzoni di Chiosca (presidente del Centro Studi Europa 2000) e storici militanti della destra milanese come Remo Casagrande e la contessa Elena Manzoni di Chiosca e Poggiolo (una delle promotrici della "maggioranza silenziosa").







http://www.google.it/#hl=it&sugexp=kjrmc&cp=8&gs_id=o&xhr=t&q=marine+le+pen&gs_sm=&gs_upl=&um=1&ie=UTF-8&tbo=u&tbm=nws&source=og&sa=N&tab=wn&bav=on.2,or.r_gc.r_pw.,cf.osb&fp=54a0eb6f4c98c0a8&biw=1024&bih=494

http://www.google.it/search?hl=it&sugexp=kjrmc&cp=8&gs_id=o&xhr=t&q=marine+le+pen&gs_sm=&gs_upl=&um=1&ie=UTF-8&sa=N&tab=nw&biw=1024&bih=494&cad=cbv&sei=iP2iTsCNIs7EtAbo1cnsAg

http://www.google.it/search?hl=it&sugexp=kjrmc&cp=8&gs_id=o&xhr=t&q=marine+le+pen&gs_sm=&gs_upl=&um=1&biw=1024&bih=494&ie=UTF-8&tbm=isch&source=og&sa=N&tab=wi

http://www.il-borghese.it/LibriBorghese/Controcorrente_LePen.html

http://it.euronews.net/2011/02/18/marine-le-pen-l-unione-europea-e-morta/

http://www.frontnational.com/ - www.marinelepen.com/

lunedì 17 ottobre 2011

Black bloc? La solita feccia rossa!





Milano, 17 settembre 2011

Visto che, nelle loro azioni di guerriglia urbana, si vestono di nero, i giornali buonisti e di sinistra continuano a chiamarli "black bloc" (blocco nero), nella subdola speranza di confondere l'opinione pubblica, ma gli oltre mille teppisti, italiani e stranieri, che, sabato, hanno devastato Roma sono, è bene ricordare a tutti, assolutamente rossi, ovvero tutti militanti della estrema sinistra anarco-insurrezionalista e vetero-comunista, frequentatori dei cosidetti "centri sociali". Sono stati quindi anarchici, autonomi e comunisti (la solita feccia rossa!) a mettere a ferro e fuoco Roma (città simbolo in quanto nostra capitale nazionale e centro mondiale della cristianità), devastando e saccheggiando decine di negozi (gli "anticapitalisti" hanno rubato anche una quarantina di Rolex da una gioielleria), distruggendo ed incendiando un centinaio di automobili, aggredendo le forze dell'ordine ma anche cittadini inermi, stracciando e bruciando bandiere tricolori, profanando chiese e simboli religiosi, decapitando un Crocefisso e spaccando una statua della Madonna di Lourdes, provocando danni per oltre un milione di euro. "Ci poteva scappare il morto" ha detto giustamente il Ministro Maroni ma cosa hanno fatto concretamente il Governo, il Ministero degli Interni, la Questura di Roma ed i nostri Servizi Segreti per evitare questa devastazione annunciata, da giorni, su tutti i siti internet della estrema sinistra? E cosa hanno fatto gli organizzatori della manifestazione, gli "indignados" della sinistra politica ufficiale, per respingere, isolare e bloccare i loro "compagni che sbagliano"? Attendiamo delle risposte precise e sopratutto credibili! Nel frattempo, esprimiamo la nostra piena solidarietà al popolo di Roma ed alle Forze dell'Ordine che, come al solito, hanno compiuto il loro dovere, vittime inermi di ordini superiori e di una politica imbelle. Gli uomini in divisa, i servitori dello stato che vengono insultati ed aggrediti, senza potersi veramente difendere, sono umiliati e frustrati da una classe politica che dedica una sala del Parlamento ad un bastardo terrorista come Carlo Giuliani! E questi "coraggiosi" figli di papà della buona borghesia che giocano a fare i Che Guevara metropolitani, sessantottini in ritardo, se la prendono con carabinieri e politziotti, figli del popolo, che non possono adeguatamente difendersi. Vorrei proprio vedere questi cani rossi, questi pendagli da forca, di fronte, per esempio, ai Carabineros del mitico Generale Pinochet, si, perchè proprio questo servirebbe, altro che analisi sociologiche e ramanzine, ci vorrebbe il "pungo di ferro": manganelli e fucili, bastonate e proiettili altezza uomo! E mentre bisognerebbe chiudere, sgomberare e radere al suolo tutti questi covi rossi di violenza, sovversione e terrorismo, a Milano, il sindaco comunista Giuliano Pisapia, vuole legalizzare, naturalmente a spese dei contribuneti milanesi, il Leonkavallo ed altre realtà che vivono, da sempre, nell'ìabusivismo e nella illegalità. Per concludere, la cosa che ci deve far riflettere e veramente indignare che questi "rossi black bloc" hanno fatto dimenticare le vere e profonde ragioni della manifestazione e della protesta che in gran parte mi sento di condividere. Sabato sera, gli unici a sorridere sotto i baffi, erano i banchieri! Ricordiamoci che la critica al mondialismo ed al sistema finanziario-bancario-assicurativo delle multinazionali che soffocano il capitalismo produttivo, le nazioni ed i popoli, è, da sempre, una sacrosanta battaglia della destra radicale, del fronte della tradizione fin da quando, Benito Mussolini parlava contro la plutocrazia giudaico-massonica... I rossi vestiti di nero, con la loro folle violenza organizzata (da chi?) ci fanno distogliere l'attenzione dai veri nemici, dai veri problemi, dalle vere cause di questa terribile crisi economica e sociale mondiale: sono utili idioti o servi sciocchi?

Roberto Jonghi Lavarini - Presidente del Comitato DESTRA PER MILANO

"Fascisti a Milano ed antifascisti su Marte"



giovedì 13 ottobre 2011

Intervento On. Alfredo Mantovano


Convegno Nuova Italia 23-25 09 11 – Pal. Congressi Eur Roma

intervento pronunciato da Alfredo Mantovano il 25.09.11

On. Alfredo Mantovano (PDL, ex AN), Sottosegretario del Governo Berlusconi,
esponente della "destra cristiana", dirigente di Alleanza Cattolica

Più d’uno di coloro che sono intervenuti in questa “tre giorni” di confronto e di dibattito ha esortato, e a ragione, a concentrare l’attenzione sulle pagine dei quotidiani – da qualche mese, ahimè, quelle collocate dopo la decima -, che trattano di questioni importanti e reali, dalla cui corretta impostazione politica dipende molto della vita quotidiana di ciascuno di noi: l’economia, la crescita, lo sviluppo, le questioni istituzionali. Io invece oso occuparmi proprio di ciò che compare nelle prime dieci pagine: non vorrei eludere un tema che, pur presentando aspetti di inammissibile invadenza nella vita privata, non va rimosso considerandolo semplice gossip. Il disagio derivante dalla lettura di quella parte dei quotidiani va affrontato senza trincerarsi in difesa e senza complessi di inferiorità.

La prendo larga, per giungere rapidamente al punto. Qualche tempo fa, partecipando a una tavola rotonda che aveva per tema il contrasto alla criminalità mafiosa, ho ascoltato la seguente tesi da parte di un docente universitario della mia città: “poiché la mafia ha una struttura familistica, la famiglia è in sé un fattore di rischio”. Ergo: uno degli strumenti per sconfiggere la mafia è incoraggiare forme di convivenza alternative a quella familiare, lavorando per destrutturare la famiglia tradizionale. Una posizione del genere, che proviene da chi insegna (!) in un luogo qualificato, è emblematica di come possa essere dipinta negativamente una delle ricchezze più significative, anche dal punto di vista economico, che ancora adesso anima il corpo sociale italiano.

Ma ci sono altri elementi della nostra identità e della nostra tradizione di cui, seguendo una impostazione ideologica simile a quella appena ricordata, come italiani dovremmo vergognarci:

· la centralità della donna all’interno della famiglia;

· la cura dell’anziano, che non ha eguali in altre Nazioni occidentali;

· un senso di solidarietà non astratto. Mentre parliamo, a qualche centinaio di chilometri da noi, a Lampedusa, ci sono medici (italiani) che prestano le primissime cure ai migranti irregolari che scendono ogni giorno dai barconi, e affrontano con generosità malattie che parevano essere scomparse. In tante aree a rischio (penso per tutte a Herat) altri italiani mostrano con coraggio quale è il senso autentico dell’aiuto portato a chi è in grave difficoltà,

· la propensione al dono;

· il culto dei Santi, che ha la dimensione laica del legame con il campanile: per il quale ci sentiamo parte più della comunità municipale che di quella provinciale o regionale;

· da ultimo – non ultimo per importanza – quel che rende l’Italia vessillare, realizzando ciò che Giovanni Paolo II definiva “l’eccezione italiana”: il fatto che da 2000 anni nel cuore dell’Italia ci sia la Sede del Vicario di Cristo. Questo sarebbe veramente il segno più evidente del sottosviluppo nel quale saremmo immersi!

Ma chi è che legge negativamente gli indici cui prima ho fatto riferimento (la famiglia, la cura dell’anziano, e così via)? Non è un partito nel senso proprio del termine. È un filone ideologico che più d’uno (penso per tutti ad Augusto Del Noce) ha mirabilmente descritto nell’essenza. È quel filone che, pur non essendo un partito, è stato denominato il “partito anti-italiano”. È il partito dei “migliori”, o comunque di coloro che si ritengono “i migliori”. Il “partito anti-italiano”:

· ha radici nella parte laicista del Risorgimento;

· attraversa il ‘900 con figure come Gobetti, come Gramsci, come i promotori del Partito d’Azione (una piccola formazione politica, che ha avuto una vita breve, ma ha esercitato una notevole egemonia nella Sinistra);

· ha come punti di riferimento mediatici quotidiani come la Repubblica, settimanali come l’Espresso e periodici come Micromega;

· può contare su punti di forza paraeversivi, come il movimento No Tav (che vuole impedire all’Italia di dotarsi di infrastrutture adeguate), e su punti di forza paraistituzionali: quella fascia della magistratura che pretende di sostituire sé stessa alle scelte della politica;

· spinge il suo pregiudizio ideologico al punto di fare il tifo perché le agenzie di rating parlino male dell’Italia, in modo che il Centrodestra vada a casa prima!



Il “partito anti-italiano” non ha soltanto una visione ideologica, ha anche una sua lettura della storia. L’Italia sarebbe un “paese sbagliato”:



· perché i popoli della Penisola hanno a suo tempo rifiutato la riforma luterana, a differenza di altre nazioni europee;

· perché nel 1799 invece di accogliere i francesi “liberatori” hanno animato le “insorgenze” ovunque, dalla Romagna alla Calabria;

· perché, soprattutto al Sud, non hanno mostrato – per usare un eufemismo – grande entusiasmo verso il Risorgimento;

· perché per lunghi anni hanno espresso un robusto consenso al Fascismo, come ha insegnato – fra gli altri – Renzo De Felice;

· perché nel Dopoguerra hanno impedito alla Sinistra di governare da sola;

· perché (e siamo ai giorni nostri) continuano – nonostante tutto – a manifestare affetto per la nostra tradizione; e anzi – attraverso le sue istituzioni – provano ad affermarla in Europa quando l’Europa cerca di mortificarci (si pensi alla questione del Crocifisso, ma non solo a essa).



* *



C’è un italiano che il “partito anti-italiano” odia profondamente, e che vuole togliersi davanti fin da quando si è affacciato sulla scena politica, 17 anni fa: quest’italiano si chiama Silvio Berlusconi. Convinciamoci, cari amici, che l’odio contro Berlusconi non comincia né si accentua con le escort e con le paginate di intercettazioni: la Sinistra lo ha odiato fin dal 1994, in quanto capo del Centrodestra! Mi rendo conto che, con quello che leggiamo da settimane, dire questo e fare le considerazioni che seguono rischia di essere patetico.



Non so se è patetico. So che, se proviamo a prendere le distanze dal fango della quotidianità, è paradossalmente vero. È vero, cioè, che Silvio Berlusconi, l’uomo che ha introdotto Drive In nelle tv, l’uomo delle notti di Arcore e delle telefonate osé, proprio lui, è stata la persona che negli ultimi 17 anni ha bloccato il progetto di costruire la Seconda Repubblica su basi azioniste. È stato, cioè, l’uomo che si è opposto alla demolizione dei valori della tradizione nazionale.



Molti di voi ricordano quel bel film di qualche anno fa, “Sliding doors”. Visto che l’attacco è concentrato soprattutto sul piano etico, proviamo a immaginare – al netto di questioni istituzionali, o di carattere economico e finanziario – come sarebbero andate alcune vicende negli ultimi 18 anni se le porte della metro non si fossero aperte, se cioè non ci fosse stato Berlusconi. Non c’è bisogno di particolari sforzi di fantasia: quale Nazione ha in Europa caratteristiche analoghe a quelle dell’Italia? Se pensiamo, con qualche ragione, che sia la Spagna, facciamo scorrere le immagini dei trailer dei film di Felipe Gonzales e di Luis Zapatero … e poi pensiamo cosa sarebbe stato il nostro film se non fossero esistiti il Centrodestra e Berlusconi.



Lo dico avendo presenti gli italiani di buon senso, e in particolare i cattolici, dentro e fuori il PDL. A loro mi permetto di domandare: si deve o non si deve al Centrodestra guidato da Berlusconi …



· … se, a differenza di altre Nazioni europee, in Italia non vi è una legge sull’eutanasia, e anzi è prossima all’approvazione una equilibrata legge sulle dichiarazioni anticipate di trattamento? Una legge, la seconda, il cui ispiratore potrebbe essere monsier de la Palisse: colui che un’ora prima di morire era ancora vivo... e quindi era vietato ammazzarlo. È appena il caso di ricordare che la CEI ha a suo tempo pubblicamente riconosciuto gli sforzi del Governo, e quelli personali del Presidente del Consiglio, che nel febbraio 2009 è giunto alle soglie di un conflitto istituzionale pur di salvare la vita di Eluana Englaro;

· … se, a differenza di altre Nazioni europee, in Italia è stata fissata qualche regola sul fronte della biogenetica? Ci meravigliamo che, come è accaduto qualche giorno fa, una coppia abbia un bambino a 130 anni (72 lui, 58 lei), ma dobbiamo anche sapere che ciò accade perché i due sono andati all’estero: se mancassero quelle regole elementari, episodi del genere in Italia costituirebbero non l’eccezione ma l’ordinaria amministrazione;

· … se, a differenza di altre Nazioni europee, in Italia esiste una legislazione sulla droga equilibrata e avanzata, che coniuga il necessario rigore con l’altrettanto indispensabile recupero di chi lotta per uscire dalla dipendenza?

· … se, a differenza di altre Nazioni europee e a dispetto di quanto vorrebbe imporci l’Unione Europea, in Italia non esiste una legge antiomofobia? E questo non è un limite, ma un vanto per l’Italia! Una legge anti-omofobia determinerebbe una discriminazione al contrario: punire più gravemente un reato che ha come parte offesa una persona che manifesta la sua omosessualità rispetto a una qualsiasi altra persona equivale a introdurre nell’ordinamento il principio secondo il quale l’ostentazione dell’orientamento omosessuale costituisce un valore positivo, da tutelare in modo specifico e con maggiore decisione rispetto ad altri. E spero che alla fine di questo si renda conto anche qualche solerte ministra dell’attuale Governo, fra improvvide sponsorizzazioni di turismi gay e reiterati tentativi di modifiche legislative;

· … se, a differenza di altre Nazioni europee, in Italia vi è un effettivo rispetto per la libertà religiosa, qualunque sia la confessione di riferimento, senza tuttavia trascurare il legame indissolubile della nostra tradizione con i simboli del cattolicesimo, a cominciare dal Crocifisso? Per ben tre volte in importanti discorsi pubblici il Santo Padre ha lodato il Governo italiano (sempre quello guidato da Berlusconi) per la decisione di ricorrere alla Grande Camera della Corte europea dei diritti dell’uomo sulla presenza del Crocifisso nelle scuole; in altre circostanze il Papa ha ringraziato il Governo per l’impegno in favore dei cristiani vittime di persecuzioni in Pakistan, e altrove. Aggiungo che ha senso che il PDL stia a pieno titolo nel PPE se, come ha fatto l’Italia nell’UE, vi sta non in una posizione subordinata, ma al contrario nella convinzione che l’Europa, come l’Occidente, non esiste senza Roma. Anche questo è stato magistralmente ricordato da Benedetto XVI nel suo recente discorso al Parlamento tedesco, parlando di Gerusalemme, con la fede nel Dio unico, di Atene, con la filosofia dell’essere, e di Roma, col suo diritto, come delle fondamenta della civiltà, dell’Occidente e del continente europeo;

· … se, a differenza di altre Nazioni europee, che hanno nel proprio territorio presenze criminali preoccupanti ma posseggono meno strumenti di noi per affrontarle, in Italia negli ultimi tre anni e mezzo si è dato un contributo alla speranza di tante aree della Penisola – soprattutto, ma non soltanto, al Sud – con un contrasto effettivo all’aggressione mafiosa?



In tutte queste battaglie vinte (certo, vinte!, alla faccia del disfattismo e della depressione) il “partito anti italiano” è stato sempre schierato in modo militante dall’altra parte. Mentre è drammaticamente paradossale che quanto precede abbia visto come protagonista quell’incarnazione di tutti i mali e di tutti i vizi che risponde al nome di Silvio Berlusconi. Lungi da me tentare una impropria apologia del Capo del Governo. Il modello di statista (è stato più di uno statista) per me personalmente è l’ultimo Imperatore di Austria e Ungheria, Carlo d’Asburgo: è un modello – non a caso nel 2004 Giovanni Paolo II lo ha beatificato – perché nella sua figura si trovano insieme la grandezza di un Imperatore e la straordinaria coerenza della vita personale. Non voleva la guerra, ha fatto l’impossibile per evitarla, amava l’Italia e ha tentato di concludere con essa la pace, affrontando poi quell’esilio che doveva portarlo alla morte giovanissimo, pur di non tradire la missione che gli era stata affidata: tutto questo, e tanto altro, descrivono le sue doti alla guida dell’Impero. Al tempo stesso, è stato uomo, marito e padre esemplare.



Francamente non trovo oggi suoi epigoni, neanche in scala. Il panorama attuale offre all’attenzione una tragica scissione; sembra che la scelta debba essere fra chi ha probabilmente una vita personale coerente ma è stato promotore o complice di scelte politiche pessime, e chi invece ha operato decorose scelte politiche sul fronte di quelli che Benedetto XVI chiama i “principi non negoziabili” ma al tempo stesso ha una vita personale discutibile. Non trascuro il peso e l’esemplarietà di un comportamento sobrio per chi ha importanti incarichi istituzionali; non trascuro nemmeno quella robusta parte di responsabilità in capo a chi piazza cimici, si introduce nel privato e sbatte il mostro nelle prime pagine: sarebbe interessante vedere quanti di coloro che oggi fanno a gara nello scagliare la prima pietra continuerebbero a farlo se per mesi o anni fossero sottoposti a ininterrotte intercettazioni telefoniche o ambientali… Ma il giudizio alla fine va portato sui fatti concreti che qualificano un esecutivo e una maggioranza: le leggi e l’azione di governo. Se sono costretto a scegliere fra Romano Prodi, sulla cui condotta privata nessuno può dire nulla, ma che stava introducendo nell’ordinamento italiano i Dico e l’eutanasia, e Silvio Berlusconi, il cui comportamento è illustrato dai media in ogni dettaglio ma sotto il cui governo è accaduto quanto sopra descritto, io non ho il minimo dubbio!



E sarei grato alla Sinistra se la smettesse di considerarci minus habentes perché siamo convinti che il tratto poco sobrio del Presidente del Consiglio sia qualcosa di meno grave di una legge che permette di uccidere un disabile. Chiedo soprattutto alla Sinistra di evitare discorsi apparentemente suadenti, del tipo: ma proprio voi che siete di Destra, con la vostra tradizione e i principi cui vi ispirate, prendete voi l’iniziativa e staccate la spina! In questi tre giorni noi non ci siamo tirati indietro nel formulare proposte e nel chiedere maggiore decisione e forza nell’azione del governo. Ma la Sinistra non può rivolgerci questi inviti:

· sia perché nella più recente storia italiana ci sono due date che veramente poco simpatiche, in assoluto e per tutti noi; sono due date fra loro strettamente correlate: la prima è il 25 luglio e la seconda è l’8 settembre. E noi non lavoriamo né per una riedizione, con tutto quello che è diverso, del 25 luglio, né per una replica della tragedia dell’8 settembre!

· sia perché l’ultima cosa che ci si può domandare è di armarci di coltello e di recitare la parte di Bruto, magari anticipando – per essere tempestivi con alcune scadenze – il gesto dalle Idi di marzo alle Idi di ottobre. Può darsi che Bruto appartenga al Pantheon della Sinistra, certamente compare in quello della Sinistra comunista, ma non fa parte ad alcun titolo del Pantheon della nostra comunità!



* * *



Francamente non so quanto dureranno questo governo e questa maggioranza. So che, finché durano, dobbiamo essere consapevoli del lavoro positivamente svolto finora (che non è poco), e dobbiamo essere decisi a continuarlo fino all’ultimo minuto che ci è concesso, nel rispetto della tradizione del nostro popolo.



Perché così è giusto fare e, con l’aiuto di Dio, così abbiamo il dovere di fare.

mercoledì 12 ottobre 2011

Convegno a Milano: " 1945, PER IL BENE DELLA PATRIA"



Giovedì 13 ottobre 2011, con inizio alle ore 17

presso la Sala Nuovo Spazio Guicciardini, con accesso da via Macedonio Melloni, 3, MILANO

si svolgerà il Convegno

MILANO 1945: PER IL BENE DELLA PATRIA
Biggini, Bonfantini, Borsani, Pettinato, Silvestri: 5 italiani dimenticati

Promosso dall’Assessorato alla Cultura della Provincia di Milano e organizzato da «Testimoni della Storia», la sezione culturale dell’Associazione «Europa 2000», diretta dal giornalista e storico Luciano Garibaldi e dalla docente e scrittrice Rossana Mondoni, il convegno intende ricostruire e ricordare i nobili tentativi – in gran parte posti in atto a Milano - compiuti da alcune personalità di primo piano su entrambi i fronti della guerra civile che dilaniava l’Italia, per giungere ad una conclusione che non comportasse un inutile e crudele spargimento di sangue. Un omaggio, dunque, a coloro che, sia fascisti sia antifascisti, cercarono la pacificazione.

I relatori

- Carlo Alberto Biggini, fondatore e vicepresidente dell’Istituto Biggini di La Spezia, nipote del ministro, cui dedicherà il suo intervento;

- Ugo Finetti, storico ed esperto della Resistenza, autore di vari libri sull’argomento, che parlerà di Corrado Bonfantini;

- Benedetta Borsani, nipote della MOVM Carlo Borsani, e autrice di un libro a lui dedicato, che parlerà della figura del nonno;

- Luciano Garibaldi, giornalista e storico, direttore di “Testimoni della Storia” nonché moderatore del convegno, che parlerà di Carlo Silvestri;

- Rossana Mondoni, docente di storia e scrittrice, figlia di un deportato a Mauthausen, nonché vicedirettrice di “Testimoni della Storia”, che parlerà di Concetto Pettinato, il direttore de “La Stampa” estromesso dopo che, in un suo fondo, aveva criticato Mussolini e il governo.

La S.V. è invitata

comunicato stampa

QUELLI CHE NON VOLEVANO IL SANGUE DEI VINTI

Proseguendo nella sua opera di approfondimento sulle vicende storiche del Novecento, «Testimoni della Storia» ha organizzato un convegno che si terrà giovedì 13 ottobre, con inizio alle ore 17, allo Spazio Guicciardini di Milano (con accesso da via Macedonio Melloni 3). Il convegno, promosso dall’Assessorato alla Cultura della Provincia, avrà per titolo: «MILANO 1945: PER IL BENE DELLA PATRIA. Biggini, Bonfantini, Borsani, Pettinato, Silvestri: cinque italiani dimenticati». Saranno ricostruiti i nobili tentativi - in gran parte posti in atto a Milano - compiuti da alcune personalità di primo piano su entrambi i fronti della guerra civile che dilaniava l’Italia per giungere ad una conclusione che non comportasse un inutile e crudele spargimento di sangue. Un omaggio, dunque, a coloro che, sia fascisti sia antifascisti, cercarono la pacificazione.

I più importanti protagonisti di quei tentativi furono, da parte fascista, il Ministro dell’Educazione Nazionale Carlo Alberto Biggini, il Presidente dei Mutilati di Guerra MOVM Carlo Borsani e il direttore de «La Stampa» Concetto Pettinato; da parte antifascista, Carlo Silvestri (il celebre giornalista socialista che era stato il principale accusatore di Mussolini per il delitto Matteotti e aveva pagato con oltre dieci anni di carcere e di confino) e Corrado Bonfantini, alto esponente socialista, comandante delle Brigate Matteotti.

Le relazioni saranno svolte da Luciano Garibaldi, giornalista e storico, Ugo Finetti, storico e studioso della Resistenza, Rossana Mondoni, docente di storia e scrittrice, nonché da Carlo Alberto Biggini, fondatore e vicepresidente dell’Istituto Biggini di La Spezia, nipote del ministro, cui dedicherà il suo intervento, e da Benedetta Borsani, nipote della MOVM Carlo Borsani, e autrice di un libro a lui dedicato, che parlerà della figura del nonno.

Milano, 28 settembre 2011

martedì 11 ottobre 2011

XXVIII OTTOBRE 2011 a Milano



Associazione Nazionale Arditi d’Italia
Unione Nazionale Combattenti della Repubblica Sociale Italiana
Associazione Combattenti della Decima Flottiglia Mas

XXVIII OTTOBRE – MARCIA SU ROMA

GIOVEDI 27 OTTOBRE 2011 – ORE 20.00
Ristorante Marvi in Via Giampietrino 1 a Milano
(ang. Via Lambruschini, Zona Bovisa, Università-Triennale)

Tradizionale incontro conviviale dei Camerati milanesi:
rancio cameratesco, canti e brindisi, interventi degli ex Combattenti della RSI, saluto delle autorità presenti, libraria a cura dello Spazio Ritter di Milano (www.ritteredizioni.com).

Aderiscono: il Comitato Destra per Milano, la Federazione Provinciale della Fiamma Tricolore - Destra Sociale ed il Movimento Patria Sociale.

La quota di partecipazione è di 30,00 €. La Prenotazione è obbligatoria.
Adesioni ed informazioni: arditi.anai@libero.it – 3339754231

giovedì 6 ottobre 2011

L'ultima follia: cena AN-PDL a 150,00€ !!!



150,00 € per cenare con La Russa e Gasparri ??? Ebbene si, questa è la esorbitante quota ufficialmente richiesta per la cena "politico-congressuale" di sabato prossimo al Quark Hotel di Milano. Alla faccia della crisi economica e della destra sociale! Io di cene militanti ne ho organizzate decine, per il MSI ma anche per AN, ma a questa non ci andrei nemmeno gratis, nemmeno se i 150,00 € me li regalassero loro!

Ma, sopratutto, tutti questi soldi per chi e per fare che? Per comprare tessere e voti ai congressi del PDL? Legittimo (in questa bella "democrazia" così fan tutti...) ma queste spese allora le coprano coloro che, prima con AN e poi con il PDL, di politica e sottogoverno, hanno vissuto e bene, molto spesso senza avere meriti e consenso politico e, troppo spesso, senza nemmeno averne i requisiti e le capacità. Sono sicuro che i tanti, vari e troppi "Bozzetti, Gamba, Milone e Randazzo", con tutte le cariche e prebende che hanno immeritatamente avuto, penseranno loro a "riempire le casse" ed a fare almeno duecento iscritti ciascuno: con una classe dirigente così forte, radicata, disinteressata e riconoscente, i miei amici La Russa sono in una botte di ferro... Ognuno darà in proporzione a quello che ha ricevuto, mi sembra giusto ed io non ho ricevuto nulla...

La tragica verità è che, da troppi anni, la base militante della destra milanese e lombarda non è stata, non solo gratificata, ma nemmeno ascoltata o convocata per discutere di Politica. Tutte le più recenti scelte politiche (comprese le candidature e le nomine) sono state fatte dai vertici, senza mai consultare la base, per cooptazione, per correnti e clan, privilegiando parenti, amici e compaesani rispetto a vecchi militanti e dirigenti politici, più meritevoli e diversamente motivati. Ora che sono in crisi, per chi suonano il corno, appellandosi strumentalmente agli "antichi affetti", ai "valori della destra" ed alla "vecchia fiamma missina"? Si rivolgono alla base sana della destra italiana, ai pochi militanti disinteressati rimasti fedeli fino ad ora, che, però, oggi, dopo averlo preso, troppe volte, in "quel posto", non si fidano più dei loro sorici referenti (che hanno perso ogni credibilità politica) e non si faranno più "spremere come limoni" per "portare acqua a mulini altrui".

In Politica tutto è possibile, anche riconciliarsi e ripartire ma servono partecipazione, trasparenza, meritocrazia e rinnovamento, nuove fondamenta sicure, regole precise e trasparenti, motivazioni politiche ed ideali, "patti chiari per una amicizia lunga". Insomma, se i vertici del PDL, provenienti da AN (Alfredo Mantica è l'unico che conserva una sua autorevolezza e Massimo Corsaro rappresenta l'ultima speranza), vogliono tentare di riconciliarsi con il loro storico bacino di consenso, devono riprendere veramente a fare Politica, a discutere, a confrontarsi ed a rimettersi in gioco. Non vi è più nulla di scontato, non vi sono più automatismi ideologici! Militanti, iscritti e simpatizzanti sono maturati e si sono definitivamente affrancati dalla retorica missina-aennina ed oggi si sentono assolutamente liberi di fare Politica, senza vincoli e senza condizionamenti e, ai prossimi congressi, valuteranno, decideranno e voteranno autonomamente con la propria testa. In tanti ex AN (come Clemente, Di Martino e Tusa) sono già su altre posizioni, molti altri (anche tanti insospettabili larussiani che sicuramente parteciperanno alla cena di sabato...) si stanno incontrando e confrontando, in questi giorni, con Albertini, Formigoni e Podestà: finalmente, con la convocazione dei congressi, si è rimessa in moto la politica, anche all'interno del PDL ed al di fuori degli schemi.

Io sono certamente un "rompiballe" che non sta mai zitto ma, al di là di qualche piccolo rancore personale che umanamente può condizionarmi, sono, senza falsa modestia, persona politicamente preparata, obbiettiva e bene informata e, sopratutto, parlo a nome di una "maggioranza silenziosa" che la pensa come me e con me si confida e si sfoga, per questo tutti leggono con attenzione la mie email perchè rappresentanto la pancia ed il cuore della destra missina!

Roberto Jonghi Lavarini