lunedì 10 giugno 2013

Verso un Fronte Nazionale? La proposta di Adriano Tilgher...

La partita è iniziata.

Sabato 1 giugno, a Roma, è iniziato il percorso per la Costituente di un nuovo soggetto politico, che a me è sembrato giusto chiamare “Verso un Fronte Nazionale”: verso, perché è un percorso; Fronte perché è una chiamata di tutto il popolo italiano, affinché, compatto, si difenda dalle violenze, dai soprusi e dalle ingiustizie, che il potere usuraio vuole imporci con la complicità della cupola pd-pdl; nazionale, perché bisogna ridare un senso identitario all’Italia, affinché si torni a parlare di valori, di etica, di territorio, di cultura.
Deve essere una Costituente di base, che dia spazi a tutti e permetta ad ognuno di sentirsi costruttore di questo nuovo soggetto. Non ci sono né capi, né capetti; questi, se ci saranno, nasceranno sul campo dal riconoscimento degli altri, quando, dalla fase di preparazione e studio, passeremo alla fase di attuazione della battaglia politica. Quello che serve è una seria classe dirigente, che sappia diventare riferimento per il movimento ma, soprattutto, per l’Italia intera.
Nessuno vuole creare formazioni estreme o estremiste dello zero virgola qualcosa, ne esistono fin troppe sia a destra che a sinistra, e, inoltre, la vocazione estremista non ci appartiene, né appartiene al popolo italiano, di cui ci sentiamo parte integrante. Radicati nei nostri convincimenti, decisi nei nostri propositi di difesa degli interessi nazionali lo siamo sicuramente.
Nemmeno vogliamo riproporre un’indistinta raccolta di coloro che si autodefiniscono di destra, perché coloro, cui è stato dato il compito di rappresentare in sede politica la destra in questi anni, hanno governato per circa venti anni, dando pessima prova di sé, al punto da disgustare proprio il popolo cosiddetto di destra. Inoltre la destra, quella più significativa, quella che avrebbe dovuto rappresentare la difesa dalla sinistra, oggi è al governo proprio con quella sinistra, per tutelare gli interessi dei poteri forti, contro gli interessi degli Italiani.
Meno che mai, e per le stesse ragioni, vogliamo riproporre antistoriche ammucchiate di centrodestra, soprattutto oggi che centrodestra e centrosinistra sono appassionatamente concordi e solidali nel voler affossare, con il governo Letta/Alfano, le residue speranze di ripresa dell’Italia.
Noi dobbiamo costruire la casa comune di tutti gli Italiani, che, prescindendo dal loro passato politico, sappiano mettersi insieme per riappropriarsi delle chiavi di casa e ricostruire una Nazione: l’Italia, che dia un futuro alle nuove generazioni, che sappia capitalizzare in termini politici, economici e sociali lo straordinario patrimonio culturale che possiede, che comprenda l’enorme funzione sociale del lavoro contro le assurde prepotenze della finanza, che ponga l’uomo al centro delle sue attenzioni e tutele e che percepisca la necessità di un’Europa politica forte, che sappia difenderci dalle grandi potenze commerciali e finanziarie attualmente alla conquista del mondo.
Progetto grande, ambizioso, ma è l’unico che ci può sottrarre alla trappola in cui una classe politica imbelle e venduta ci ha portato; una grande forza di popolo, che ridimensioni la voracità del potere finanziario e neutralizzi i suoi strumenti più subdoli: banche, tasse, Equitalia, disoccupazione, burocrazia ed inefficienza pubblica, malasanità, sfascio della scuola, corruzione, concussione….
Non poniamo preclusioni nei confronti di chicchessia, tutti potranno aiutarci a costruire questo nuovo soggetto, purché accettino e rispondano ai paletti che ci stiamo dando: unico vero discrimine tra noi e coloro che vogliono servilmente continuare a seguire le antisociali strategie di chi ci vuole servi dei signori delle carte, siano esse di credito, monetarie o azionarie.
Tutte le formazioni, che si riconoscono nei paletti che rappresentano l’unico vero discrimine, devono avere il coraggio di adattare la loro natura ad una nuova concezione movimentista per contribuire, anche con la loro azione pienamente autonoma, alla costruzione di un’autentica rappresentanza istituzionale, che sia al servizio del popolo, ma anche dei movimenti che ne hanno facilitato l’elezione.
Ora è tempo di scendere in campo e costruire un avvenire per i giovani, un futuro per l’Italia.
Adriano Tilgher
Roma 07.06.2013
 
 
In occasione della riunione dell'1-6-2013 ,"Verso un Fronte Nazionale", abbiamo proposto ai presenti un decalogo, da discutere ed approvare in sede Costituente, che deve rappresentare i paletti entro cui si può far parte o meno del progetto e le linee di tendenza. Ovviamente è tutto soggetto a discussione e tutti coloro che intendono parecipare al progetto possono prenderne parte.
DECALOGO
Creare un movimento che riesca ad interpretare i bisogni e le esigenze dei tempi moderni ed al contempo coniughi diritti e doveri di una comunità, come quella italiana, progredita sul piano delle leggi, delle tradizioni e della cultura, ma incredibilmente degradata in merito ai valori etici ed umani, in netta decadenza economica e politica ed estremamente carente di classe dirigente preparata, impegnata e motivata, richiede un tipo d’uomo di riferimento che possa dare l’esempio.
Il popolo italiano nei secoli ha dimostrato una vasta capacità di adattamento ed ha saputo dare, oltre agli esempi singoli che ci hanno resi grandi nel mondo, anche grandi esempi come popolo, quando a guidarci c’erano classi dirigenti di valore, ma anche pessima immagine di se quando a guidare ci sono stati uomini di dubbia moralità ma di sicura incapacità, come purtroppo sta accadendo ai giorni nostri.
Per questo dobbiamo tornare a costruire una classe dirigente consapevole, preparata e che sappia diventare riferimento in questo momento di drammatico sbandamento.
Per tali motivi il movimento tutto deve darsi un’immagine che includa e non escluda, che sia rigida, con intelligenza, nei confronti dei propri aderenti e sappia coniugare la modernità con i valori ancestrali della nostra tradizione, e risvegli l’orgoglio di essere Italiani insieme all’umiltà di capire gli errori che ci hanno condotti all’attuale stato di degrado.
Per questi motivi la nostra comunità ha bisogno di un decalogo che determini i paletti entro i cui confini possiamo tornare a camminare insieme.
1.     Io credo nella centralità dell’Uomo e nelle sue capacità creative, nella libertà personale nel contesto equilibrato delle libertà comunitarie, nella supremazia della politica sull’economia, nella giustizia che sappia tener conto delle differenze e proprio per questo possa essere “uguale per tutti”, nel rispetto della diversità nell’unità di Destino, nell’Autorità come servizio e non come privilegio, nella Solidarietà come cemento della Comunità, nell’etica come principio ispiratore della condotta della persona e della comunità.
2.     Io mi pongo davanti alla realtà quotidiana, senza recidere il collegamento profondo con le mie radici e con la mia  storia, ma anche sempre rivolto in avanti, senza indulgere in alcun modo verso ciò che è passato o verso quello che poteva essere ma non è stato.
3.     Io voglio  una nuova identità politica animata da un forte senso di appartenenza, la costruzione di uno stato autenticamente sociale fuori dallo schema perverso del liberismo imperante, il rispetto dell’identità del vicino, sia esso singolo o comunità, e delle sue libertà positive, la riproposizione della funzione sociale del lavoro.
4.     I miei riferimenti culturali sono: l’attualismo di Giovanni Gentile, la visione di nazione e di Europa in Dante Alighieri, la difesa dei Valori di Julius Evola, l’antidogmatismo di Ugo Spirito, la concezione del lavoro di Filippo Corridoni, la valorizzazione del lavoro e la critica al liberalismo di Pierre Joseph Proudhon, la concezione della socialità nello stato di Beppe Niccolai, la visione dinamica ed universale della politica di Berto Ricci, l’ interpretazione della Repubblica e dell’Europa in Giuseppe Mazzini, la geopolitica di Carlo Terracciano, lo stile ed il comportamento in Niccolò Giani.
5.     Il razzismo, inteso come supremazia di un popolo o etnia su un altro, non mi appartiene e va condannato in tutte le sue manifestazioni. Ritengo che il popolo italiano non sia razzista soprattutto perché educato da millenni di storia al senso di accoglienza ed ospitalità Lo spirito di Roma e della romanità consentiva la convivenza di popoli, culti e tradizioni differenti. Solo la degradazione mercatistica imposta dal liberismo imperante sta creando grandi fenomeni migratori, che hanno realizzato una quasi irreversibile conflittualità tra i ceti più deboli, al limite del conflitto sociale e razziale, e la voluta esportazione del malessere tribale di alcune etnie sta neutralizzando le già sopite capacità politiche e culturali dell’Europa.
6.     Lo stile è per me il primo elemento di riconoscimento e rappresenta un fatto nuovo e per certi aspetti “rivoluzionario” nel panorama politico nazionale. La necessità di un classe politica di riferimento capace di imprimere, con il proprio esempio, una svolta  al degrado crescente in tutti i settori mi impone di assumere comportamenti ispirati ad un’etica sociale di cui, nei tempi moderni, si è perduto il senso.
7.     Considero la politica un importante fattore culturale per ridarle il suo originario valore e quindi riconciliare il rapporto tra la gente e la politica stessa. Ristabilire la supremazia della politica sull’economia significa uscire dagli schemi imposti dal liberismo  e poter finalmente costruire un reale stato sociale. Scegliere di vivere secondo le libertà positive vuol dire rispettare le leggi  e le libertà positive degli altri, siano essi singoli cittadini o popoli. Questo si chiama comunitarismo. Considerare la solidarietà un valore vuol dire aiutare realmente il prossimo, non con una carità pelosa priva di progettualità conclusiva, ma attuando tutte le formule che possano risolvere alla radice i problemi degli altri. Questo si chiama solidarismo.
8.     Nel rispetto delle dichiarazioni su esposte mi impegno a non abbandonarmi a critiche personali nei confronti di uomini ed ambienti della mia storia passata, a considerare ogni mia azione come coinvolgente una comunità più ampia che si fa movimento e di portare o rispondere ad eventuali accuse  nelle sedi deputate ed interne.
9.     Riconosco che accanto all’etica da reintrodurre nella politica e nella società c’è bisogno di un’estetica precisa che la rappresenti in modo nuovo e consono ai tempi, per cui mi impegno, nelle attività del movimento, a non usare simboli e linguaggi diversi da quelli del movimento stesso.
10. Credo nell’ autonomia come elemento essenziale di una nuova aggregazione dove tutti, nel rispetto di questo decalogo, aderiscono in modo autonomo con la propria storia ed il proprio percorso senza necessità di abiure o di pentimenti. Tutti, su un piano di adesione ad un progetto complessivo, saranno autonomi nella propria identità, autonomi sul piano territoriale in base alle peculiarità culturali locali. Tale autonomia territoriale parte dal campanile, per creare un nuovo e più intenso senso di appartenenza, ma lo trascende in un’unità nazionale per esigenze culturali e storiche e lo vivifica in una nuova patria europea per le necessità di difesa militare, economica e finanziaria e per le richieste di aiuto che arrivano dal terzo mondo cui solo il patrimonio culturale europeo, svincolato e autonomo dai legacci dell’alta finanza, può dare risposte adeguate. Autonomia quindi politica dagli schemi fallimentari imposti dai potentati economici, autonomia economica con economie adatte ai territori ed alla loro tradizione culturale, autonomia finanziaria con parametri di calcolo a dimensione umana, autonomia militare con un esercito che risponda ad autentiche esigenze difensive dei popoli europei, autonomia in politica estera che svincoli le scelte da interessi estranei all’interesse nazionale, autonomia culturale che consenta la libera circolazione delle idee ed il loro sviluppo nell’originalità e fuori dalle logiche del mercato, e quindi autonomia organizzativa anche all’interno del nostro movimento.
                                                                                                               Adriano Tilgher

1 commento:

  1. "Movimento NazionalDemocratico Socialista del Popolo Italiano"

    A. Tilgher, noi "NazionalDemo-Socialisti", siamo pronti a prendere in considerazione il tuo appello nelle seguenti circostanze:

    (..non siamo sicuramente un movimento politico notorio o alla ricerca di pubblica notorieta´, questo non ci interessa nella maniera piu´assoluta. Siamo "Soldati Politici" impegnati in una battaglia politica radicale, contro l´ordine Costituito ed il sistema che ha generato.
    Non crediamo nel sistema politico degenerato, ormai comunque privo di vero significato politico, come nella stessa terminologia che utilizza, vedi: Centro-Destra e Centro-Sinistra".
    Crediamo fermamente nella straordinaria opera ideale ed ideologica, che trascende il parlamentarismo subdolo e legato mani e piedi al "Vero Potere" internazionale, insita nell´idea d´opera e di intrapresa insita nella "Terza Via" .

    La Nostra lotta politica, e´accesa anche oltra confine, in Germania, tra i nostri connazionali migranti, i quali, altrimenti, verrebbero ricordati solo ed esclusivamente solo durante le competizioni elettorali, praticamente quando la casta vuole rinnovare se stessa.

    Se cio´che proponi e auspichi, caro "Segretario", e´una battaglia politica ad oltranza, fino al raggiungimento della "Ricostruzione dello Stato Nazionale del Lavoro", di una piu´che rinnovata Nazione, pronta a consegnare, in un prossimo futuro, il testimone alle future generazioni di Italiani, be noi allora siamo e/o saremo pronti.

    Mario G

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