domenica 10 marzo 2013

"Ripartire dall'Europa dei Popoli"...



Caro Direttore,

una Destra in Italia è ancora possibile! E’ da questa ferma convinzione che siamo chiamati a ripartire all'indomani di una tornata elettorale che, al di là delle singole pecche di quello o quell'altro, ha penalizzato tutti a vantaggio di un amorfo contenitore di protesta, mosso da poteri sui quali non tarderanno a calare numerose ombre, che noi abbiamo da sempre evidenziato. Dobbiamo leggere il presente: la necessità del cambiamento è oggi la principale richiesta proveniente da una società che è arrivata a guardare allo Stato come un'entità estranea alla vita di tutti i giorni, se non addirittura come un "nemico". E' proprio per questo che il mondo della Destra deve fare sempre più sue quelle battaglie di trasparenza, legalità e di merito che ci avevano caratterizzato - e premiato - già vent'anni fa, durante lo scandalo di "mani pulite": battaglie che hanno fatto scuola, tanto da indurre qualcuno, oggi, a riproporne gli slogan, come quell'"arrendetevi, siete circondati" che fu dei giovani del Fronte. E' da lì che bisogna ripartire, perché il momento storico odierno risulta analogo a quello di quella stagione politica, e analoghi risultano sentimenti sociali e situazione istituzionale. La Destra della terza repubblica dovrà proporsi come grande contenitore di tutte quelle istanze che non intendiamo accantonare, ma che anzi intendiamo riproporre in modo sempre più convinto, forti della consapevolezza che esse siano rappresentative del comune sentire di tanti italiani: dalla grande questione dei diritti - si pensi a quello alla casa di proprietà - alla preferenza nazionale, dal tema della sovranità a quello della volontà riformatrice delle istituzioni dello Stato. Necessario sarà anche fare nostra quella grande arma che è il referendum: ricreare un movimento nazionale sull'onda di una nuova stagione referendaria darebbe slancio e partecipazione a un nuovo progetto di Destra. Si pensi ai temi dell'Euro e più in generale dell'Unione Europea: battaglie che sono nostre, nonostante i recenti tentativi che in molti stanno facendo per appropriarsene. E proprio dall'Europa bisogna ripartire: noi sognatori dell'Europa dei popoli, formula che è necessario riproporre perché, anch'essa, sottrattaci da altre forze politiche. Un movimento privo di slancio europeo non ha futuro, perché è nell'Europa il domani della nostra terra ed è nell'Europa di oggi che dobbiamo condurre le nostre principali battaglie, a difesa del futuro dei nostri figli. Ricostruiamo l'Europa dalle macerie in cui è stata ridotta da burocrati, professori e speculatori, tutti collusi nell'intento di spogliare il vecchio continente della sua anima, a vantaggio di un'impostazione meramente amministrativa e finanziaria, lontana dai sentimenti dei popoli che per millenni hanno combattuto per la propria terra, e che oggi sono invece disillusi da una crisi che pare priva di uscite. Una crisi economica, quella odierna, che ha prodotto sì un'ondata di protesta probabilmente senza precedenti, ma dalla quale anche e soprattutto la nostra area politica è chiamata a dare risposte concrete, serie, che possano perdurare del tempo, al contrario della bolla della protesta fine a se stessa, destinata a scoppiare, e quindi ad esaurirsi, all'indomani della crisi: risposte che devono risultare capaci di intercettare con responsabilità un diffuso malcontento popolare, e per questo è necessaria anche una diversa impostazione delle classiche, ma ormai forse obsolete, strutture di partito. E' necessaria un'impostazione più snella: basta con atteggiamenti autoreferenziali, al nepotismo politico, torniamo movimento, sociale e popolare, torniamo tra la gente perché è solo lì che potremo rinascere, rilanciandoci anche come classe dirigente. Un rilancio che è però quanto mai necessario effettuare come comunità, e quindi accantonando le recriminazioni e i personalismi che da troppo tempo caratterizzano un’area politica come la nostra, che oggi è costretta a maturare definitivamente per evitare l’estinzione: dobbiamo guardare alle forze nazionali a noi più affini e lavorare insieme, guardando al futuro e non a un passato di sterili contrapposizioni. Dobbiamo lavorare per unificare la nostra area, perché se non saremo uniti non saremo mai credibili. Oggi chi votava MSI e poi AN ha votato Berlusconi oppure Grillo, solo perché riconoscono in loro una proposta di rottura con l'attuale sistema politico. Noi non siamo stati percepiti nello stesso senso, siamo rimasti in sordina a subire l'avanzata degli altri, impetuosa e costruita ad arte. Il nostro timore di essere visti come estremi ci ha portato a farci giudicare come noiosi, stanchi, fin troppo moderati. La gente, soprattutto nei momenti difficili come questi, preferisce sentire un leader politico che grida, che si incazza, che non usa mezzi termini per esprimersi. Dobbiamo smetterla di sentirci perseguitati dal nostro passato, perché esso è fatto di glorie e di lotte, di momenti indimenticabili, di uomini e donne che hanno fatto scuola a questa politica. Queste elezioni possono rappresentare un’opportunità anche in questo senso: una classe dirigente giovane e pulita, collaborativa e propositiva che possa garantire un futuro al nostro sogno, deve darsi da fare fin da subito per costruire un progetto credibile e attuale, che possa confrontarsi con le altre culture politiche del Paese forte della propria identità e di una base che sia motivata e valorizzata. Ripartire dai militanti, mettendo da parte le vecchie logiche da partito del ‘900 ed isolando gli arrivisti, quelli che vivono sullo scontro interno, quelli che identificano il nemico al nostro interno invece che all'esterno della nostra area. Aprirsi alla società civile per rappresentare quel riscatto in cui tutti possano riconoscersi, a prescindere dalla posizione sociale e dall’età anagrafica. Oltre i grandi proclami, ripartiamo dalla concretezza: rimbocchiamoci le maniche fin da subito, perché il nostro mondo esiste oggi più che mai. Ha solo bisogno di proposte e facce credibili. Noi abbiamo sulle nostre spalle un peso enorme, una eredità di cui andiamo fieri e di cui siamo l'ultima istanza, l'ultima speranza.Se dovessimo mollare ora si consegnerebbero alla storia le vite di tanti giovani, i sacrifici di tanti uomini che hanno lottato, ferite ancora aperte che attendono giustizia e verità.Io non me la sento di dire che quella è una pagina da voltare. E' un processo che ancora sa da fare.Allora cosa aspettiamo, rialziamoci di nuovo in piedi sopra le rovine e iniziamo a camminare verso quella meta ambita, senza lasciarci demoralizzare dagli eventi che, ahimè, ci sono sempre stati ostili.Nel nostro primo campo nazionale a Giuliano mai motto non fu così azzeccato: "Et Ventis Adversis", anche con i venti contrari, non a caso noi una nave contro le forze del mondo che ci vengono contro. Mai nessuna grande impresa non fu epica senza difficoltà, mai nessun eroe non fu tale senza aver combattuto contro i dogmi del suo presente, mai nessun uomo diventò santo senza compiere l'estremo sacrificio. Io ho trovato il coraggio di andare avanti, non per me, non per noi, non per chi verrà, ma perché non voglio che nei libri di storia, fra 20, 30, 40 anni si dica che la Destra italiana si concluse nel 2013, per le nostre colpe.

Gianni Musetti

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